Foggia, avanza l’incubo usura. Clan tentano di infiltrarsi nell’economia legale. “Si avvicinano e prospettano possibilità”

Cavaliere della Buon Samaritano: “Finora abbiamo dato inizio all’attività di microcredito e abbiamo ascoltato una ventina persone. Si tratta di foggiani e foggiane che facevano lavoretti saltuari e che per due mesi non hanno avuto più entrate”

“L’usura è il solo reato cresciuto durante la pandemia. La garanzia che chiede non è il denaro e nemmeno la proprietà, ma la vita stessa. Le richieste di aiuto di aziende e commercianti sono aumentate del 100 per cento”. È la sintesi che lo stesso Roberto Saviano fa su twitter del suo lungo articolo su Repubblica, che ha dedicato un focus al pericolo di infiltrazioni criminali nell’economia legale con l’emergenza sociale ed economica causata dal Covid-19. Nel lungo approfondimento nazionale si racconta anche il caso di un ristoratore foggiano, cui sono stati offerti 20mila euro, ma che grazie ad un contatto con don Marcello Cozzi della Fondazione Antiusura lucana “Interesse uomo” è riuscito a denunciare i suoi strozzini.

A Foggia la Fondazione Antiusura Buon Samaritano ha cominciato da alcune settimane gli ascolti per l’erogazione di microcredito, una attività resa possibile da un finanziamento regionale del valore di 150mila euro. Da tempo il presidente, l’ingegner Pippo Cavaliere pone l’accento sul rischio che la comunità cittadina sta correndo: la possibilità che l’usura galoppi è più che reale.

Saviano parla di un’usura familiare, antichissima, e di una usura d’impresa. È questa seconda categoria quella più insidiosa perché punta a sostituirsi al commercio e all’imprenditoria sani. Ed è presente anche a Foggia.

Riferendomi all’appello di Papa Francesco è noto ormai che sull’emergenza Coronavirus si allunga l’onda dell’usura, gruppi criminali tenteranno di riciclare i profitti di illeciti che hanno accantonato per entrare nell’economia legale – rileva l’ingegner Cavaliere a l’Immediato -. Da qualche contatto informale di questi mesi ho avuto alcune sensazioni. C’è in atto una duplice strategia da parte della criminalità. Da un lato, essa mira a costruire per sé un consenso sociale. Qualcuno mi ha raccontato che gli erano stati offerti dei beni di prima necessitò, dei viveri, delle derrate alimentari, gratuitamente. Lo si fa per consenso sociale, per creare una rete di persone che potrebbero essere utili in un secondo tempo. L’altra strategia è più sofisticata. In questo momento consapevoli che lo Stato non è in grado di rispettare i tempi per i crediti, i gruppi criminali e mafiosi si propongono come alternativa allo Stato. Se lo Stato promette e non dà, come loro sostengono, loro promettono metodi molto più veloci e semplici. La loro è una strategia, perché sono anche disposti a dare denaro a tasso zero o interessi minimi, perché sono convinti che quella è una attività che non potrà riprendersi. È questo il sistema più semplice per introdursi nel sistema dell’economica legale”.

Ci sono stati dei contatti che il presidente ha avuto con alcuni privati e alcuni commercianti della città. Alcuni gli hanno ammesso di avere avuto la possibilità di avere prestiti immediati.

“Si avvicinano e ti prospettano delle possibilità, con sistemi più semplici”.

Secondo Cavaliere oggi non si può avere contezza del reale fenomeno economico e sociale, che interesserà l’Italia e il Mezzogiorno. “Molte famiglie sono riuscite ad andare avanti, il problema si porrà tra un mese e due mesi, quando gruzzoletto di risparmi non c’è più e le persone non lavorano o non guadagnano. È allora che il problema estrinsecherà con la sua drammaticità. Le persone non riusciranno a pagare i canoni di locazione, non potranno affrontare spese minime”.

Cosa dovrà fare allora una ente come la Fondazione Buon Samaritano? “Noi non possiamo che continuare sulla strada che stavamo percorrendo, dovremo favorire e fornire delle garanzie maggiori, oggi garantiamo prestiti per il 50-60% probabilmente tra qualche mese questa garanzia sarà insufficiente. È un sacrificio che noi fondazioni dovremo fare”.

Il presidente non ritiene che dovranno esserci selezioni più rigide o un protocollo di priorità.

Selezionare l’utenza è molto molto difficile, finora abbiamo dato inizio all’attività di microcredito e abbiamo ascoltato una ventina persone. Si tratta di foggiani e foggiane che facevano lavoretti saltuari e che per due mesi non hanno avuto più entrate. Ci sono anche persone che sono state messe in cassa integrazione, ma la cassa non è ancora arrivata, dovrebbe arrivare agli inizi di giugno. C’è chi non riesce a pagare più la rata di mutuo, le spese mediche. Molti hanno congelato il mutuo, noi li abbiamo anche aiutati con le pratiche, una decina di famiglie si sono rivolte a noi. Ma tanti laddove hai uno stipendio di 1200 euro e non entra più nulla, non riescono a soddisfare i fabbisogni minimi, le spese vitali. Chiedono aiuto per pagare le bollette, ma anche per il cibo, anche spese per mangiare. Abbiamo potuto verificare che in molti casi c’era la difficoltà di assicurare l’acquisto degli alimenti. Non si può fare una selezione perché ci siamo ritrovati dinanzi a situazioni una più disperata dell’altra, il livello di disperazione è troppo elevato”.

Uno dei cardini cattolici delle Fondazioni antiusura è il concetto di restituzione del prestito, fondato sulla presenza di un lavoro più o meno stabile, ma comunque documentato, ma oggi è lo stesso lavoro ad essere a rischio. Come garantire la restituzione del capitale avuto in prestito?

“Oggi viene meno il presupposto fondamentale, tante persone potrebbero presentarsi senza lavoro, senza alcuna garanzia di restituzione: devi credere nelle persone, nella ripresa, riattivare un certo circuito in cui possano rientrare in bonis. C’è la consapevolezza che nei prossimi mesi sarà tragica, col microcredito la restituzione della prima rata slitta dopo sei mesi dall’erogazione”.

2mila euro, prestiti a tasso zero. Si comincia a pagare tra 6 mesi, con una rata minima di 37 euro, per 5 anni.

“Più di questo non si può fare. Almeno per le Fondazioni come la nostra”. Non è escluso che nei prossimi mesi le Fondazioni siano chiamate ad elargire somme a fondo perduto, ma dovrà essere lo Stato a deciderlo.

“La vera emergenza economica scoppierà tra qualche mese”, conclude con preoccupazione Pippo Cavaliere.





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