“Ecco come ci proteggiamo al Riuniti, finché non manca il respiro”. Lo sfogo del medico: “Fuori c’è troppa gente in giro, così non sopravviveremo”

Il lungo post di Daniela Marasco, dirigente medico del Policlinico, nel quale racconta la difficoltà di proteggersi con sistemi di sicurezza idonei in corsia

“Questa volta non pubblicherò un’immagine che gratifichi la mia vanità. Stavolta presenterò una foto orrenda, che celebra la negazione del concetto di bellezza femminile, di grazia, di armonia”. Inizia il lungo sfogo di un medico del Policlinico “Riuniti” di Foggia.

“Sotto queste visiere, la percezione visiva è francamente alterata, tutto appare offuscato, e si compie uno sforzo immane a leggere e scrivere. Per eccesso di zelo, indosso anche gli occhiali protettivi che mi ha donato mia sorella, e le cuffie per i capelli, e due camici sterili, guanti (immancabilmente di almeno due taglie più grandi) e copricalzari; mascherine Ffp2 acquistate in farmacia, e sopra una chirurgica, finché non mi manca il respiro. Non lavoro in area Covid, ma l’esperienza ci ha insegnato che purtroppo un tampone rinofaringeo può positivizzarsi al terzo, al quarto tentativo, oppure mai, seppure in presenza della malattia; sicché ci si copre con quanto si ha, si fa del proprio meglio per proteggere se stessi e le persone che si hanno a cuore. E si sopporta la tortura”.

“Adesso spero comprendiate cosa intendo per ‘dissonanza cognitiva’ – prosegue -. È il concetto per cui, nei fumetti di Walt Disney, Paperino è a tavola con Qui, Quo, Qua, ed insieme banchettano col pollo arrosto. Ebbene, io stessa sperimento una simile contraddizione, che gli altri non possono comprendere, ogni volta che, abbandonata questa scomoda armatura artigianale, esco dall’ospedale e mi guardo intorno, ritrovando un mondo quasi normale”.

“Persone che conversano a volto scoperto, camminando le une accanto alle altre, decine di automobili, ragazzi che giocano in strada, supermercati affollati di gente impaziente, che freme al pensiero di archiviare il caso e riappropriarsi della propria vita. Io capisco tutto, perché sono stanca come e più di voi. Ma non sopravviveremo se l’irruenza ci condizionerà al punto da farci trascurare la prudenza e il buon senso. Questa foto serve a dimostrarvi come viviamo in ospedale – conclude -. Non trovate che qualcosa non vada? Ritenete ancora giusto e irrinunciabile tornare adesso alla vita di prima? Riflettiamo”.

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