Piazza piena a San Marco in Lamis per i riti del Venerdì Santo. Con i cittadini anche il sindaco in barba alle restrizioni

Oltre 200 persone in strada per le celebrazioni pasquali, nonostante i divieti. Il parroco ringrazia le forze dell’ordine “che hanno tollerato, questa sera”. Ira e stupore sui social network

Oltre 200 persone in strada a San Marco in Lamis per le celebrazioni del Venerdì Santo, come se nulla fosse. Le restrizioni, previste per prevenire il contagio da coronavirus, non sono state evidentemente rispettate nel primo comune di Capitanata in cui è stato registrato un focolaio, ad inizio marzo. Lo dimostrano foto e video inviati a l’Immediato dai lettori.

Sul sagrato della chiesa, insieme ai religiosi, anche il primo cittadino Michele Merla e il consigliere regionale Napoleone Cera, salutati calorosamente dal parroco che ha anche ringraziato chi ha deciso di collegarsi da Foggia e da altri comuni, e le forze dell’ordine “che hanno tollerato, questa sera”. A istituzioni religiose e civili di San Marco in Lamis, però, non deve essere sembrata sufficiente la possibilità di celebrare “a distanza” con le nuove tecnologie, come si sta facendo altrove. Ecco allora il messaggio ai presenti, le preghiere e l’abbraccio “virtuale”.

Una decisione che ha scatenato ira e stupore nei cittadini sammarchesi rimasti a casa, i cui commenti stanno impazzando sui social.

Le celebrazioni pasquali non rientrano, infatti, tra i motivi di comprovata necessità che, lo ricordiamo, sono esigenze lavorative, emergenze legate alla salute e ad acquisti di beni primari.

Stupisce ancora di più la presenza del primo cittadino Merla che, di fatto, si dissocia così dagli appelli dei suoi colleghi sindaci che, quotidianamente, esortano i propri concittadini a restare a casa.

A San Marco in Lamis, si ricorda, fu autorizzato il funerale di un anziano prima del risultato del tampone, positivo. All’ultimo saluto in chiesa all’uomo, a inizio marzo, parteciparono centinaia di persone, creando il sospetto che potesse verificarsi un vero e proprio focolaio. Numerosi furono i casi positivi registrati dopo pochi giorni.

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