La ripresa turistica a Vieste post Covid. Notarangelo del Gattarella: “Potrebbe essere una opportunità contro la massificazione”

“Tutti siamo chiamati in causa, non soltanto il Governo ma anche le amministrazioni comunali. Oggi aprire con tutte queste restrizioni, pensare solo ai costi con la tassazione comunale, non conviene”

Striscia quotidiana ieri di Aldo Ragni co-coordinatore di Italia Viva con Rosa Cicolella con i players del turismo garganico. Quali sono gli effetti della pandemia sul territorio costiero del Gargano?
L’imprenditore e politico ne ha discusso con Gino Notarangelo dirigente di Federalberghi provinciale, patron del family resort Gattarella, una delle strutture più prestigiose della Montagna Sacra. In questi mesi l’attività del Gattarella è già frenetica, il resort è anche una sala di ricevimenti per matrimoni.

“In questo momento mia moglie che negli ultimi 5 anni ha seguito il segmento wedding sta analizzando le questioni, molti matrimoni di aprile e maggio sono stati spostati per il periodo di ottobre. Stiamo dando spiegazioni tecniche e burocratiche, dalle promesse alle pubblicazioni, che vanno risistemate. Stiamo aiutando i nostri clienti. L’attività lavorativa è in attesa. Si è stoppato tutto. Noi fortunatamente abbiamo avuto la fortuna che lavorando soprattutto col mercato italiano abbiamo avuto meno disdette. Gli italiani avendo il polso della situazione sono più fiduciosi in una ripresa estiva. Già a gennaio avevamo fatto delle prove di smart working, ora in forma ridotta abbiamo continuato a mantenere le attività, a cominciare dalla manutenzione delle strutture. Il Gattarella deve essere sempre pronto, domani quando ci sarà la ripresa, dovremo farci trovare preparati”.

Il domani inquieta, nessuno di noi sa cosa accadrà alla ripresa sia sul quando sia sul come, ha detto Ragni. Le restrizioni si rallenteranno, ma quando la clientela tornerà in vacanza, troverà un’accoglienza diversa? Cosa cambierà nelle sale colazioni, sotto gli ombrelloni, nelle animazioni? Il distanziamento come sarà? Le strutture ricettive come si stanno organizzando per dare la percezione di sicurezza ai loro ospiti?

“La ripresa sarà data dal buon senso, oggi la priorità è salvaguardare la propria esistenza – ha risposto Notarangelo – dovremo seguire il principio del buon padre di famiglia. Anch’io sto cambiando le mie abitudini di vita, mi sono ritrovato con alcuni negozianti che non avevano i dispositivi e non sono più tornato. Ci stiamo abituando a distribuire i nostri acquisti. L’OMS sta già diffondendo dei piccoli manuali, per il nostro territorio sarà una grande opportunità. Noi siamo figli della massificazione e dello sfruttamento del territorio, oggi possiamo ridurre la pressione umana sul territorio, possiamo creare delle distanze: metteremo meno persone negli stessi luoghi. Non sarà più possibile mettere 300 persone in una sala ristorante, ma ne potremo mettere forse solo 100. Quindi migliorerà il servizio. Fino a quando non ci sarà il vaccino, non potremo fare più le stesse attività di prima. Le grandi animazioni non ci potranno più essere, torneremo alle cose più vere, più semplici. Andare a fare il bagno a mare sarà la cosa più bella, se non ci sarà l’animazione in acqua pace”.

Niente sale da ballo e divertissment. “Non sarà andare a discapito dei servizi, le consegne a domicilio sono state molto utilizzate, anzi forse erano sottodimensionate rispetto alla domanda, siamo una popolazione esigente rispetto al servizio, ma non siamo andati di pari passo. Oggi abbiamo la possibilità di invertire: meno persone con più servizi. Il nostro territorio ha una grande opportunità da giocarsi. Bisognerà riorganizzarsi dalla parte dei servizi. Lavorare di più e meglio”.

E lo sfasamento costi/ricavi? In tanti hanno commentato in tal senso la diretta. E anche Ragni ha fatto questa domanda a Notarangelo. “Rimanere aperti sarà molto difficile, se ci fermiamo alle regole per contenere il contagio sono molto complicate da realizzare. Mettere in relazione costi e ricavi sarà complesso. Il Governo se ne rende conto, ma la risposta di sempre è che non ci sono i soldi. L’Italia ha dissipato la sua ricchezza con un debito pubblico al 130% è difficile. Il Mes sarebbe un ulteriore aggravamento della situazione economica, ci vorrebbe un nuovo piano Marshall, con un’iniezione di denaro forte. Spero si torni ad un’Europa con tutte le nazioni obiettivo 1. Lasciamo oggi indebitare le aziende. Tutti siamo chiamati in causa, non soltanto il Governo ma anche le amministrazioni comunali. Oggi aprire con tutte queste restrizioni, pensare solo ai costi con la tassazione comunale, non conviene. I nostri collaboratori avranno la copertura? Noi abbiamo una grande funzione sociale, ma non dimentichiamoci che siamo in tanti in difficoltà, perché non veniamo da annate floride. Lo scorso anno è stato buono, ma abbiamo i debiti del passato”.





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