“Ogni giorno metto a repentaglio la mia vita”, lo sfogo del medico foggiano. “Ma continueremo a curare madri e padri anziani”

Il responsabile del polo geriatrico del ‘Lastaria’ di Lucera, Massimo Zanasi, risponde così alle polemiche sul trasferimento di alcuni pazienti dalla Rsa San Raffaele al presidio pubblico

“Alcune madri e padri anziani della nostra provincia, che fa parte nella nostra Regione e quindi della nostra Nazione, hanno bisogno di essere ricoverati per continuare ad essere curati come fossero mia madre o mio padre o i vostri genitori. Faremo la nostra parte, non siamo eroi, facciamo semplicemente il nostro lavoro”. Il responsabile del polo geriatrico del ‘Lastaria’ di Lucera, Massimo Zanasi, risponde così alle polemiche sul trasferimento di alcuni pazienti dalla Rsa San Raffaele al presidio pubblico.

“Malgrado i vari articoli che ho letto sulla stampa nei giorni scorsi, inneggianti ai nuovi eroi (medici, infermieri ed altre figure sanitarie) che in prima linea provano a portare, tra le innumerevoli difficoltà del momento, aiuto e sollievo umano e professionale a chi ne ha bisogno, sono stato sempre alquanto diffidente chiedendomi come mai, gli aggressori minaccianti del giorno precedente, fossero stati cosi repentinamente ‘folgorati sulla strada di Damasco’ al punto da vederci non più come bersaglio, ma come Santi… – racconta -, non ne abbiamo bisogno. L’unico reparto esistente di lungodegenza dove può essere assicurata assistenza a questi pazienti nella nostra provincia è quello da me diretto.
I pazienti in questione (che non sono villeggianti ospiti di un albergo o parteciparti ad una costosa crociera) sono negativi per malattie infettive e sono stati controllati da personale sanitario specializzato prima del trasferimento ma, ripeto, hanno bisogno di cure protratte.
Cosa si sarebbe dovuto fare? Abbandonarli al loro destino? Aspettare prendessero altre malattie oltre quelle che hanno?”.

“Il senso di responsabilità – prosegue -, l’onestà professionale e la competenza ci induce a prenderci carico di tutti i cittadini, non di una parte.
Peraltro, se è vero come è vero, che ogni cittadino é potenzialmente infetto, non dovrei ricoverare più nessuno? Nemmeno i cittadini di Lucera che continuano a ricoverarsi quotidianamente? Il nostro Policlinico di cui il Plesso di Lucera fa parte insieme alla Asl ha il dovere di prendersi cura di tutti i cittadini (compresi gli extracomunitari) e ciò si deve fare e si farà sempre. A Lucera ho trovato una comunità solidale, attenta, presente e vigile. Ma la solidarietà non deve e non può essere solo economica(che pure è importante). Qualcuno ha però pensato che non avessimo ventilatori, se non in foto. Le stesse persone, a fronte della dotazione dei ventilatori, si sono chieste come mai il Lastaria fosse fuori dalla rete Covid (come in effetti è), quasi fossimo relegati al ruolo di appendice. Probabilmente le stesse persone oggi si chiedono se non stiamo contaminando la comunità con scelte, ripeto, sanitarie non alberghiere. Se qualcuno pensa che devo interpellare non so chi, prima di dare aiuto a chi ha bisogno per avere il via libera, si sbaglia di grosso. Non sono un santo ma un medico! Chi mi conosce professionalmente sa che non lascio mai nulla al caso e questa è l’unica certezza, e ricordo a tutti che, silenziosamente metto a repentaglio la mia vita tutti i giorni perché questo è il mio lavoro che devo e voglio fare. Siamo tutti in trincea, tutti sulla stessa barca e dobbiamo remare tutti nella stessa direzione”.

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