Mafia a Foggia, sindaco in Consiglio: “Ho timore a prendere per mano il figlio di un pregiudicato”

Leo Di Gioia: “Davanti ai seggi c’erano persone facilmente individuabili dalle forze dell’ordine. Molti consiglieri si sono accompagnati a loro senza alcun tipo di timore”

“Da che parte stiamo?”. È stata questa la domanda a cui hanno risposto i consiglieri comunali di Foggia di maggioranza e opposizione e il sindaco Franco Landella, licenziando alla fine un documento di 19 punti, molti dei quali sovrapponibili a quelli della mozione del Partito democratico.

In aula anche il Magnifico Rettore Pierpaolo Limone che ha ricordato l’appuntamento col Ministro Lamorgese e che ha elencato i numeri dei due corsi di laurea attivati sul tema della criminalità, che godono dell’apprezzamento degli studenti, che vi si sono iscritti in massa.

Dal 5 gennaio, giorno della riunione domenicale dei capigruppo, è trascorso molto tempo e alcuni eletti lo hanno rimarcato. “In questi 40 giorni è successo di tutto, è mancato quello spunto che da questa maggioranza tutti si sarebbero aspettati”, ha denunciato il leader dell’opposizione Pippo Cavaliere, ex candidato sindaco del centrosinistra extralarge.

Ma è da Leo Di Gioia, eletto ed ex assessore regionale all’Agricoltura che è arrivato l’attacco più duro al centrodestra. “Questo consiglio è tardivo e nasce più dalle polemiche che non da un atto emotivo vero. Le manifestazioni sono una esibizione di una presenza. Questa città vive con sonnolenza il fenomeno della criminalità, si partecipa solo alle manifestazioni per assurgere ad un ruolo, quasi da professionisti dell’antimafia, ma quello che manca è un passaggio culturale, l’idea che dalle piccole cose possano attecchire comportamenti diversi. Parlo anche delle cattive frequentazioni che si continuano a mantenere anche tra i politici, quelle persone andrebbero isolate. Non è esente questo consiglio da questi atteggiamenti. Le elezioni sono state una evidenzia plastica. Davanti ai seggi c’erano persone facilmente individuabili dalle forze dell’ordine. Molti consiglieri si sono accompagnati a loro senza alcun tipo di timore. E invece i politici dovrebbero essere solidi, forti. Non dobbiamo comprometterci con quelli che possono darci consensi significativi. La politica dovrebbe andar al di là del consenso, altrimenti questo è un consiglio comunale che è più una seduta psicologica di autocommiserazione. C’è tutto il tema degli appalti: uniformiamo i criteri di nomina dei componenti. Ciascuno di noi si assume le responsabilità personali dei suoi comportamenti”. E direttamente al sindaco ha rilevato: “Tu non sei il sintetizzatore degli interventi dell’aula, tu dovresti dire quello che puoi fare, non viceversa, mi sarebbe piaciuto capire se chiudevamo la partita della stazione unica appaltante. Possiamo limitarci al rapporto di Iaccarino con il Prefetto o i convegni? Siccome non è questo che può riempire i cuori e le intelligenze, ti consiglio di dare atto a piccole cose, sindaco”.

Dalla maggioranza è arrivato pure l’appello di Consalvo Di Pasqua a immaginare subito delle misure ad hoc per il centro storico. “Se fallisce sarebbe l’unico centro storico in Italia a non produrre ricchezza e bellezza”.

Il sindaco ha avuto parole molte notte. Ha più volte lamentato la presenza di un clima di sospetto e di calunnia nei suoi riguardi. E sulle sue presunte frequentazioni ha avuto il coraggio di esprimere concetti anche molto impopolari.

“Ai Servizi sociali è normale che vengano a bussare persone con cognomi scomodi, non sarebbe il nostro un assessorato consono al suo ruolo se non accogliesse anche chi deve essere recuperato e integrato. Sono fiero di essere nato nel quartiere di San Ciro, nell’oratorio, dove incontravamo tutti. Incontravamo il figlio del notaio, il figlio dell’imprenditore, del macellaio, dell’artigiano e anche il figlio di chi perseguiva strade non corrette. Oggi in un territorio che è un grosso paesone, non vi nascondo che ho delle difficoltà e che violento anche la mia fede cattolica, che mi porterebbe ad ascoltare tutti e i più bisognosi, per cercarli sulla retta via. Ho timore da sindaco di prendere per mano un ragazzo che appartiene ad una famiglia poco raccomandabile e a telefonare ad un amico imprenditore per chiedergli una mano, un sostegno per il ragazzo per non farlo scivolare nella stessa strada del padre. Ho paura, ho timore in questo clima di ombre e sospetti. Come facciamo a reintegrare certi soggetti dinanzi a questo alone di perbenismo? C’è chi invece di aiutare gli svantaggiati preferisce fare affari con chi ha eroso e saccheggiato la città. Gettiamo giù la maschera”, ha urlato ricevendo gli applausi del pubblico.

“I nostri concittadini quando ci sono atti di vandalismo in centro girano la faccia dall’altra parte, dobbiamo guardare le cose bisogna avere il coraggio di denunciare e di metterci la faccia. Noi abbiamo avuto il coraggio di costituirci parte civile nei processi di mafia, per la prima volta. Senza che nessuno lanci sospetti. Quando alla Sua, Cantone l’ha già bocciata. Foggia è bella nonostante i problemi. E al consigliere Di Gioia chiedo: ma quanto ha inciso il flop del PSR sulla mancata sicurezza nelle campagne? Quanti giovani non hanno potuto investire nelle proprie terre per i rallentamenti del tuo assessorato? Prima di parlare uno si deve guardare allo specchio”, ha concluso, asfaltando l’avversario politico.





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