Ragazzina ucraina paralizzata durante vacanza sul Gargano torna a sorridere: “Curata da medici straordinari”

“Si trattava di una patologia rara, la mielite – spiegano i familiari -. Ci hanno spiegato che, essendo il suo sistema immunitario molto debole, l’infezione alla gola si è trasferita al midollo”

Gli ultimi giorni di scuola e il sogno di una vacanza in Puglia. Non poteva essere certo una banale tonsillite a fermare i piani di Sofia, ragazzina ucraina di 14 anni, che già aveva preparato tutto per raggiungere la zia, Alina, a Marina di Lesina.

I medici, dopo un trattamento farmacologico, le avevano dato l’ok per partire assieme alla sorella. Ma già durante il viaggio, qualcosa è andato storto. Appena arrivata, a luglio scorso, Sofia comincia ad avere febbre alta e mal di gola. Alina chiama il medico di famiglia che la sottopone ad un trattamento con la penicillina.

La situazione migliora, e la ragazzina riprende la sua vacanza sul Gargano. Dopo alcuni giorni di mare, il nuovo crollo fisico. “Aveva dolore ai muscoli – racconta la zia -, pensavamo, dopo un consulto con il medico, si trattasse della stanchezza delle giornate trascorse sulla spiaggia. Il dottore le ha fatto due siringhe di Voltaren e Muscoril e, ancora una volta, la situazione sembrava essere migliorata”.

Così non era. Il giorno successivo, di notte, la ragazzina si alza per andare in bagno e il suo corpo si blocca. Uno shock improvviso che spiazza tutti, perché Sofia non aveva mai sofferto di patologie particolari. Rimane paralizzata. La vita è, d’improvviso, si sconvolge. La chiamata al 118 e il turbinio tra gli ospedali. Prima a Casa Sollievo della Sofferenza, in Pediatria. Poi, per la gravità del caso, il trasferimento al Policlinico di Bari.

“Si trattava di una patologia rara, la mielite – spiegano i familiari -. Ci hanno spiegato che, essendo il suo sistema immunitario molto debole, l’infezione alla gola si è trasferita al midollo”. Le tribolazioni in corsia terminano dopo qualche tempo, con la “cura giusta”. Ma resta l’impossibilità di rialzarsi dalla carrozzina.

“Siamo andati al centro di San Giovanni Rotondo, Gli Angeli di Padre Pio – continua la zia -, qui abbiamo trovato davvero degli operatori straordinari. Hanno preso a cuore la situazione e, per fortuna, siamo riusciti a completare il ciclo di 60 giorni di trattamento con il massimo delle tecnologie e dell’amore. In Ucraina – aggiunge -, non avremmo mai potuto curare la nostra Sofia, perché il sistema prevede costi insostenibili per la famiglia e, probabilmente, in quanto non avrebbero mai individuato e curato la malattia”. Oggi Sofia è stata dimessa. Il biglietto aereo di ritorno è già pronto. Agli Angeli le hanno organizzato una festa per salutarla. Un pezzo di cuore resterà per sempre qui, tra le emozioni indescrivibili condivise con chi l’ha sostenuta, giorno per giorno, nella rinascita. Fino al giorno in cui è finalmente pronta per tornare a casa. Sulle proprie gambe.