Mafia, 71 pagine contro lo scioglimento del Comune di Manfredonia. Ex amministratori presentano ricorso

L’ex sindaco: “La nostra è una città sicuramente ‘vittima’ delle lotte interne della criminalità organizzata. Ma mai, e ribadisco mai, è stata riscontrata una interferenza mafiosa nell’attività amministrativa”

Ieri, mercoledì 8 gennaio, gli avvocati Marco Giustiniani e Antonello Frasca, incaricati dagli ex amministratori: Angelo Riccardi, Salvatore Zingariello, Dorella Zammarano, Giuseppe La Torre, Antonio Prencipe, Antonio Conoscitore, Antonella Della Patria, Giovanni Ognissanti, Valentino Salvatore, Angelo Salvemini, Lucia Trigiani, hanno notificato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero dell’Interno e alla Prefettura di Foggia, il ricorso presso il TAR Lazio per l’annullamento del decreto del Presidente della Repubblica che lo scorso 22 ottobre ha disposto lo scioglimento del Consiglio Comunale di Manfredonia per infiltrazioni mafiose.

“La nostra è una città sicuramente ‘vittima’ delle lotte interne della criminalità organizzata da almeno un trentennio – dice Riccardi -. Ma mai, e ribadisco mai, è stato riscontrato da parte degli ex amministratori comunali, alcun tipo di interferenza mafiosa nell’attività amministrativa. Al contrario, nei nove anni in cui sono stato sindaco ogni singola azione mia e di chi ha amministrato al mio fianco è stata improntata al rispetto della legalità e della trasparenza e, anzi, in numerosissime occasioni siamo stati proprio noi a chiedere aiuto allo Stato con una sua presenza tangibile.
Nel ricorso, di ben 71 pagine, redatto con l’aiuto degli avvocati Marco Giustiniani e Antonello Frasca, è stata contestata punto per punto la relazione di scioglimento, e smontata, con atti e documenti, una ricostruzione con evidenti inesattezze. Al di là di ciò che sarà l’esito, che auspico positivo, quello di ieri è stato un momento importante non solo per me, ma per l’intera città: contestare lo scioglimento stabilisce una netta linea di demarcazione tra ciò che si vuole far intendere di Manfredonia e ciò che è realmente, tra quello che è stata e quello che sarà”.

Poi aggiunge: “È evidente che allo stato attuale Manfredonia è una città sofferente, poiché lo scioglimento per mafia è un marchio indegno, che si aggiunge alla già provata situazione non florida dal punto di vista economico. Ma sapremo rialzarci, e potremo farlo solo se abbandoniamo una volta per tutte i personalismi per far posto alla voglia di ricostruire. In questa battaglia contro ciò che ritengo sia stata un’ingiustizia nei confronti di tutta la città, la speranza è che saremo uniti, affinché dal momento difficile che sta attraversando Manfredonia possa nascere la consapevolezza di una città pronta a combattere per il proprio futuro e a riprendersi con le unghie e con i denti la propria dignità calpestata. Un abbraccio a tutti, indistintamente”. (In alto, il prefetto Grassi e il commissario Piscitelli; a destra, Angelo Riccardi; sotto, Zingariello tra Tucci e Caterino, questi ultimi due citati nella relazione antimafia per la loro appartenenza al clan dei montanari)



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