Commissione nazionale grano, da Bellanova nessuna promessa per Foggia. “Qui c’è ancora tanta ricchezza da poter produrre e distribuire”

Ho firmato un protocollo con Barilla per la valorizzazione del nostro grano, ho chiesto di fare uno sforzo acquistando 120mila tonnellata in più di grano italiano”, ha osservato Bellanova a chiusura del suo intervento.

Riparte il percorso della CUN (Commissione Unica Nazionale) sul grano, per il prezzo dei cereali, che si era già interrotto ai tempi del Ministero all’Agricoltura di Maurizio Martina. Quest’oggi in Camera di Commercio a Foggia, nel corso di un appuntamento sulla Blockchain, la Ministra Teresa Bellanova ha annunciato di aver indetto il tavolo, cui seguirà la raccolta delle deleghe, nei prossimi due mesi, perché, come ha spiegato, “ognuno deve avere dietro di sé una reale rappresentanza”. Nessuna promessa però per Foggia.

“Ci sarà un confronto tecnico, questa provincia sarà destinataria di quel che ritiene di dover meritare. Sono convinta che il Mezzogiorno e questa provincia che rappresenta il nostro patrimonio agricolo debbano poter dire la loro, perché Foggia ha ancora tanta ricchezza da poter produrre e distribuire. Il Sud, la nostra Puglia insieme alla Sicilia produceva uve per rendere forti i vini del nord, oggi non accade più come un tempo, ma abbiamo ancora poca trasformazione. Ho firmato un protocollo con Barilla per la valorizzazione del nostro grano, ho chiesto di fare uno sforzo acquistando 120mila tonnellata in più di grano italiano”, ha osservato Bellanova a chiusura del suo intervento.

Nel corso della mattinata il ricercatore Gerardo Volpone ha mostrato alcuni studi di Carrefour secondo i quali l’origine controllata e la tracciabilità dei prodotti determina un cambiamento di comportamento e di acquisto da parte dei consumatori, ma non li induce realmente a cambiare i propri stili di vita e di consumo. L’etichetta non è prioritaria nella scelta di cosa mettere nel carrello.

Tuttavia tutti i passaggi precedenti alla vendita portano più valore all’impresa e tra questi un valore aggiunto è rappresentato dalla Blockchain. Dalla platea di agricoltori coordinati da Natale Labia e da Filippo Schiavone attuale presidente camerale dopo le dimissioni di Fabio Porreca, sono arrivate le accuse sul costo della burocrazia, un imprenditore spende gran parte delle sue giornate negli uffici a compilare carte. Secondo Coldiretti occorre “legare ad un gettone dei valori sociali e ambientali agricoli”. Dal risparmio idrico all’uso di meno fertilizzanti per creare una filiera virtuosa, laddove invece oggi i vari anelli della fliera sono confliggenti, non collaborano.

Giorgio Mercuri di Fedagri è stato netto sulla sensoristica. “Molto del tempo per la certificazione può essere trasformato in blockchain. È male se ad imporla è la GDO, in quel caso diventa un costo puro. Noi della cooperazione siamo un anello fondamentale per attingere a fondi finanziari per distribuire i costi della tracciabilità. Siamo fortemente convinti che la blochchain sia un vantaggio per il made in Italy e cerchiamo di gestirla in questa fase”.

Dello stesso parere anche la presidente del Dare, la prof Milena Sinigaglia, che di recente è stata protagonista di un progetto analogo nel settore ittico. Col Dare, l’azienda pilota era la Cantina Due Palme insieme ad un altro progetto Blockchain nel settore oleario, che segue il prodotto dai campi alla shelf life sullo scaffale.

“Ognuno ha richiamato in causa i consumatori e come interagiscono. Il successo di una strategia non può che decretarla il mercato. Il settore agroalimentare è strategico. Dobbiamo stare attenti alla qualità, ma non incide solo questa. Sui mercati internazionali stiamo registrando molte difficoltà, con la certificazione sociale. In che condizioni il prodotto viene fatto? Gli sfruttamenti dei lavoratori inducono molti consumatori del Nord Europa non comprare i nostri prodotto”, ha specificato Giovanni D’Elia consumerista e consigliere camerale. La Puglia, che non ha ancora ratificato la Legge 6 del 2016 con l’albo delle aziende sostenibili, sulla sostenibilità e sulla sicurezza sociale si gioca il futuro. Ad oggi poche aziende possono dirsi a posto, e tra queste la Princes.

“L’agricoltura non è un settore del passato, ma del futuro. Innovazione, informazione e competizione. Ai ragazzi e alle ragazze non dobbiamo dire che l’agricoltura è un ritorno alla zappa, ma un futuro di competenze, alte specializzazioni e reddito dignitoso. La blockchain la inserisco nella etichettatura e nella tracciabilità, non dobbiamo solo sapere se la qualità del prodotto è alta, ma dobbiamo valorizzare e fare conoscere la qualità dei nostri prodotti. C’è bisogno di informazioni e il nostro alleato è il consumatore, che deve trovare i nostri strumenti credibili. La blockchain è uno degli strumenti, appunto, un punto che dobbiamo continuare ad approfondire e sensibilizzare. Se noi vogliamo affermare la competizione leale, dobbiamo puntare all’informazione che diamo ai consumatori. Se acquistiamo un prodotto e lo acquistiamo sempre sottocosto come facciamo a dare redditività agli agricoltori?”, si è chiesta Bellanova.

Per un politico, a suo avviso, è stato impossibile dire che i prodotti agroalimentari vanno remunerati il giusto. “Ma se non attrezziamo i consumatori essi non sapranno cosa si nasconde dietro allo sconto ripetuto, non riusciremo a dare un reddito dignitoso.  Lo strumento attraverso cui certifichiamo la qualità intrinseca è anche la blockchain.  Dietro quei risparmi, siccome non ci sono pasti gratis, c’è un costo.  Lavoro malpagato, pratiche non corrette per la salute o ci può essere la contraffazione e l’utilizzo di marchi made in Italy ma che nascondono prodotti di altri Paesi dove le nostre pratiche leali sono assenti.  Il consumatore è nostro alleato, se informato”. La Ministra ha anche lanciato “la sfida dei cibi sani”. Ogni euro investito in agricoltura si risparmia in salute e in medicine. “La sicurezza la possiamo garantire con la tracciabilità”.

Ammonta a 12 miliardi all’anno il valore di spreco alimentare. “Milioni di famiglie prendono 80 euro al mese e li consegnano nella spazzatura”. Secondo la politica brindisina, il settore agricolo deve essere parte della soluzione della crisi climatica, col recupero delle zone interne attraverso il ritorno della zootecnia, perché “le zone incolte non possono diventare boschi”. “Chi vuole restare in campagna deve poterlo fare”.

Infine ha avuto parole anche per il Crea, in piena ansia da piano di stabilizzazione. “Un centro di ricerca deve avere ricercatori, non essere zeppo di personale amministrativo, questa è la priorità. Se abbiamo dei ritardi è anche perché il pubblico si è seduto e ha pensato che l’agricoltura sia da relegare al passato”.

 

 



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