Tablet agli operatori e ponti internet, Asl Foggia prova svolta digitale. “Ma mancano 150 medici”

L’Azienda sanitaria della Capitanata ha presentato progetti per 44 milioni di euro a valere sui fondi Fesr

“Ci sono le risorse, ma non riusciamo a coprire il fabbisogno di 150 medici nelle discipline più a rischio, a cominciare dall’ortopedia e dalla psichiatria”. Il direttore generale dell’Asl di Foggia, Vito Piazzolla, sta puntando tutto sulla digitalizzazione e l’umanizzazione delle cure per raggiungere i luoghi più remoti di una provincia estesa e orograficamente complessa come la Capitanata. Ma continuano a pesare le difficoltà nel reclutamento del personale. Se a questo si aggiunge, come riferito durante la conferenza di servizi di oggi, che “nei prossimi 4-5 anni andranno in pensione circa 200 medici di medicina generale”, ci si rende conto di quale sia lo scenario.

La telemedicina e i collegamenti via internet (dalle Tremiti il dottor Marino ha spiegato il progetto assistenziale ‘Diomedee’ in diretta grazie al ‘ponte’ messo a punto nei mesi scorsi) sono soltanto alcuni dei percorsi avviati per cercare di ridurre il gap nelle aree deboli, come il Gargano e i Monti Dauni. L’altro fronte è il servizio di Assistenza domiciliare integrata, con l’appalto recentemente affidato: “Svilupperemo approcci diversi anche nella riabilitazione, dovremo andare a trovare i pazienti a casa – ha chiosato Piazzolla -, non solo per gli esami diagnostici. Abbiamo finalmente aggiudicato la gara per l’Adi, ho già detto di preparare un protocollo operativo che a dettaglierà tutti i livelli, anche se quasi tutto è già presente nel capitolato. Avremo un servizio completamente digitalizzato, con operatori dotati di tablet: ci sarà la possibilità di avere e trasmettere tutti i dati necessari in tempo reale”.

Approcci che verranno sistematicamente implementati nella gestione delle cartelle cliniche e nel servizio di emergenza-urgenza. Qui va sottolineata ora la difficoltà di internalizzare le postazioni che non sono gestite da Sanitaservice, prima ed unica società in house ad aver ‘anticipato’ le recenti linee guida regionali messe a punto dalla Giunta guidata da Michele Emiliano. Difatti, per 100 infermieri servirebbero circa 3 milioni di euro: cifra al momento non disponibile. Per Michele Del Gaudio, referente dell’ordine professionale, il problema sarebbe più esteso, visto che “in provincia di Foggia ci sono molti professionisti disoccupati: bisognerebbe trovare le risorse per dare una risposta alle loro competenze e alla necessità nelle strutture sanitarie”.

La sanità privata, presente con l’ad di Universo Salure Paolo Telesforo e Potito Salatto, patron dell’omonimo gruppo e presidente regionale Aiop, ha elogiato l’operato del manager barlettano. Con i predecessori non c’era quasi mai stato buon feeling. Ora, invece, sembra che il quadro sia completamente mutato. Persino alcuni sindaci, all’inizio restii con il management, cominciano a valutare positivamente il tour della Mammomobile, il camper per la prevenzione che sta avendo sempre più sollecitazioni per una maggiore presenza sui territori.

Quanto alle risorse, ieri Regione è stato fatto il punto sui fondi Fesr. Dalla relazione illustrativa è emerso che le risorse sono destinate essenzialmente all’assistenza territoriale, per la riconversione delle strutture e la dotazione tecnologica. Dopo aver completato la prima fase negoziale, la struttura tecnica sta procedendo al completamento della seconda che dovrà chiudersi entro il 19 dicembre per l’individuazione degli interventi ammissibili a finanziamento. Stando alle richieste formulate dalla singole aziende sanitarie, i progetti presentanti prevedono un impegno di spesa che va oltre le risorse disponibili, ma, come spiegato dal direttore del Dipartimento Promozione della salute, la strategia è quella di dare priorità agli interventi già finanziati e attendere poi la riallocazione di fondi rinvenienti da altri assessorati. Inoltre si sta valutando anche l’ipotesi di fare ricorso a Cassa depositi e prestiti per stipulare mutui che coprano la parte non coperta dai finanziamenti.

La spesa complessiva è di 404 milioni di euro, ma al momento le somme impegnate ammontano a 223 milioni di euro per la prima fase negoziale e circa 116 per la seconda, che rappresentano l’85 per cento del totale. Restano 24 milioni accantonati nel fondo di riserva e altri 40 milioni per i quali è necessario il cofinanziamento.
Successivamente sono stati elencati i progetti presentati dalle singole aziende sanitarie locali – ad eccezione di quella di Lecce – con la relativa quantificazione della spesa: 57 milioni per gli interventi in corso finanziati per la ASL di Bari e altri 25 progetti previsti per la seconda fase, 47 milioni in totale per la Bat, 84 milioni per Brindisi, dei quali 60 ammessi e finanziati, 40 milioni per la prima fase negoziale della Asl di Taranto, 44 milioni il totale per la Asl di Foggia.