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Home - Associazioni contro lo sgombero dei ghetti foggiani. “Così non serve, mancano alternative razionali”

Associazioni contro lo sgombero dei ghetti foggiani. “Così non serve, mancano alternative razionali”

Di Redazione
28 Novembre 2019
in Cronaca
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“L’assenza di alternative perpetua lo stato di sfruttamento, le istituzioni ripetono gli stessi errori”. Lo fa sapere attraverso una nota, la “Rete di Prossimità della Capitanata”, costituita dalle associazioni Africa United, AIIMS, ANOLF Puglia, coop. soc. Arcobaleno, ASGI, Caritas Borgo Mezzanone, Fai Cgil Foggia, Idorenin, Intersos, coop. soc. Iris, coop. so c. Oasi 2, Solidaunia.
La Rete di Prossimità esprime preoccupazione per le prossime azioni di sgombero nell’insediamento informale di Borgo Mezzanone, “che apprendiamo solo a mezzo stampa in seguito al vertice prefettizio tenutosi a Foggia il 26 novembre. Come già espresso in occasione dello sgombero di luglio scorso, ribadiamo che le azioni di sgombero senza alternative razionali, condivise e consolidate, aggravano la condizione delle persone esponendoli ulteriormente a situazioni di marginalità sociale, discriminazione, sfruttamento e precarietà, ancor più durante la stagione invernale, aumentando l’esposizione a fattori di rischio per la propria sicurezza ed incolumità. Il 23 novembre Elvis Bakendaka ed Emmanuel Elimhingbel sono morti intossicati per le esalazioni di monossido di carbonio nel casolare dove vivevano, aggiungendosi alla lunga lista di cittadini stranieri morti per cercare di ripararsi dal freddo”.
Secondo le associazioni della Rete “queste azioni non incidono in alcun modo sulla presenza dei ghetti ed anzi, rafforzano la catena dello sfruttamento, acuiscono le debolezze strutturali di questo territorio, aumentano la condizione di fragilità sociale delle persone e i rischi connessi. Inoltre, come già avvenuto nelle azioni delle Autorità di febbraio, marzo, aprile e luglio, tali operazioni non hanno previsto alcun piano di tutela
puntuale per le persone che versano in condizioni di vulnerabilità in tale insediamento.
Da diversi decenni, sul territorio della provincia di Foggia vivono, ormai stabilmente, alcune migliaia di uomini e donne, principalmente negli insediamenti informali diffusi in tutta la provincia o nei casolari abbandonati. Le soluzioni finora attuate dalle istituzioni, sono risultate del tutto inefficaci perché estemporanee, rispondenti ad una logica emergenziale e prive di qualunque soluzione alternativa di lungo termine.
Per tali ragioni ci opponiamo ad operazioni che agiscono semplicemente sulla rimozione degli aspetti più visibili dello sfruttamento agricolo – continuano – e invece non agiscono sulle cause che attengono l’intero sistema produttivo. A mezzo stampa apprendiamo di un piano prefettizio di accoglienza diffusa nella Provincia di Foggia, ma ribadiamo che qualsiasi azione di smantellamento degli insediamenti deve essere preceduta, con ampie tempistiche, dalla presenza consolidata di alternative qualitative e quantitative, rispettose dei bisogni della popolazione interessata, e con un confronto attivo con questa.
Le istituzioni preposte si sono mostrate poco disponibili alla costruzione di percorsi partecipati sia con l’associazionismo che con le comunità migranti, poco attente ai bisogni e alle problematiche del territorio, nonostante il coordinamento scrivente abbia chiaramente espresso perplessità e dubbi sulla concreta efficacia del piano di smantellamento così come pensato e messo in atto.
Pur nella consapevolezza dell’insostenibilità delle condizioni di vita all’interno degli insediamenti informali e nei casolari abbandonati, ribadiamo una ferma opposizione all’estemporaneità di azioni di sgombero che non tengono assolutamente conto dei diritti delle persone e dei lavoratori, non agiscono sulle cause del fenomeno e anzi ne aggravano la condizione”.
A tal proposito la Rete di Prossimità ha elaborato un documento di proposte di intervento multilivello e multidisciplinari che è stato pubblicato il 5 settembre, e personalmente consegnato al direttore del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione, Michele di Bari, ed al sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano ed integrale della Santa sede, Fabio Baggio. Il documento cui hanno aderito 14 realtà attive nel territorio, è stato anche inviato al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, con la richiesta di incontro.
Tags: FoggiaGhettoIntersosMigranti
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