Stipendi d’oro, hotel di lusso e biancheria intima con i soldi di Sanitaservice: condannato Di Biase

Non finiscono i guai per l’ex manager della società in house. Sperperava denaro anche per cene ed investigatori privati. È giunta una severa bastonata dalla Corte dei Conti

Stangata ad Antonio Di Biase, ex amministratore unico di Sanitaservice. Per la Corte dei Conti dovrà risarcire l’ASL con 480mila euro. Di Biase, commercialista di Trinitapoli, per diversi anni ha percepito stipendi d’oro da Sanitaservice Foggia, sperperando circa 120mila euro in cene, hotel di lusso e persino biancheria intima femminile e servizi di un investigatore privato.

Il manager fu anche destinatario di due sequestri di beni: uno da parte del gip di Foggia, nell’ambito di un fascicolo per peculato, l’altro da 527mila euro su richiesta dell’allora vice-procuratore contabile Pierpaolo Grasso.

I FATTI

A novembre di un anno fa, la Guardia di Finanza diede esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo – finalizzato alla confisca per equivalente di 497.180,53 euro -, emesso dal gip di Foggia, nei confronti di Di Biase.

Il provvedimento cautelare richiesto dalla Procura scaturì dagli esiti di un’articolata attività di indagine in materia di reati contra la Pubblica Amministrazione, iniziata nel febbraio di quest’anno e che interessò il periodo compreso tra l’anno 2011 e i primi mesi del 2016. Gli accertamenti esperiti fecero emergere che l’amministratore unico della società, nella sua qualità di incaricato di pubblico servizio, quale legale rappresentante della stessa, distrasse somme di denaro per un totale di 497.180,53 euro, appropriandosene e utilizzandole per fini personali o comunque non riconducibili a quelli societari.

In particolare gli approfondimenti investigativi svolti determinarono l’emersione di gravi indizi di colpevolezza a carico di Di Biase, incaricato di pubblico servizio, in ordine all’indebita (ed illecita) percezione di compensi non dovuti, per oltre 150mila euro, nonché all’indebito ricorso a spese di rappresentanza e altri benefit (spese di carburante, assicurazioni, cene, pernottamenti in hotel di lusso, spese telefoniche, acquisto di beni personali quali biancheria intima per donna, gioielli e costumi da bagno), evidentemente non previsti dall’oggetto sociale della società e, quindi, in contrasto con le finalità istituzionali dell’Ente, a svantaggio dell’intera collettività. Le attività di indagine consentirono di acquisire un quadro di gravità indiziaria in ordine al reato di peculato.

Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come