All’Unifg il ricordo di Giovanni Panunzio. Bonini: “La mafia foggiana mangia vivo chi si mette di traverso”

Oggi, nel giorno dell’anniversario del suo omicidio, l’associazione che porta il suo nome ha chiamato a raccolta un novero significativo di personalità di rilievo nazionale per ricordare la vittima

Giovanni Panunzio è un figlio di Foggia troppe volte dimenticato, un bellissimo esempio di questa terra generosa. Oggi, nel giorno dell’anniversario del suo omicidio, l’associazione “Giovanni Panunzio – Eguaglianza Legalità Diritti”, con il contributo decisivo di Giovanna Belluna Panunzio e Antonio Belluna e in collaborazione con l’Università di Foggia, ha chiamato a raccolta un novero significativo di personalità di rilievo nazionale per un incontro tenutosi nell’aula Magna del Dipartimento di Economia.

“La mafia a Foggia si sconfigge non solo con gli arresti, la repressione e le condanne penali, per quanto necessari, ma anche e soprattutto con la buona politica, con un tessuto sociale il più possibile sano, una virtuosa imprenditoria, con la lotta alla corruzione e all’illegalità diffusa, con la partecipazione attiva e consapevole dei cittadini, con l’ottimale funzionamento del sistema democratico e con i diritti, a cominciare dal diritto ad un lavoro dignitoso e ben remunerato”: il messaggio lanciato durante la mattinata.

A fare gli onori di casa il neo rettore Pierpaolo Limone; il prefetto e commissario nazionale per il Coordinamento delle Iniziative di Solidarietà per le Vittime dei reati di tipo mafioso, Raffaele Cannizzaro; la vicepresidente e il presidente dell’associazione organizzatrice, Giovanna Belluna Panunzio e Dimitri Cavallaro Lioi; la professoressa Ombretta Di Giovine, docente di diritto penale presso l’Università di Foggia. Sul palco anche Stefano Corsi, di recente impegnato proprio a Ostia dove ha ottenuto un riconoscimento per il monologo dedicato a Panunzio, da lui recitato e scritto da Marcello Strinati e Mario Aiezza, presidente di A.I.G.A. Foggia.

Ha fatto tappa a Foggia anche Carlo Bonini giornalista e autore di “Suburra” e “Ti mangio il cuore”, libro sulla mafia del Gargano. “Ti mangio il cuore è un’espressione che racconta molto bene la mafia foggiana – ha spiegato ai giovani presenti in sala -. Non c’è solo sopraffazione nei confronti del nemico ma c’è la voglia di cancellare ogni forma di vita. Le mafie mangiano vivi chi si mette loro di traverso. Con esse non si può convivere – ha aggiunto – e col tempo sono esplose con una violenza assurda. C’è un dato che mi ha fatto molta impressione: negli ultimi 30 anni il 90% delle vittime della mafia foggiana sono state sfigurate in volto dopo la morte così che la vittima non venga ricordata”.