Puglia, ancora uno stop al Piano di sviluppo rurale. Di Gioia a Emiliano: “Anomalie senza precedenti verranno smascherate”

Ancora uno stop per il Psr. Il Consiglio di Stato ha bloccato i pagamenti dei contributi della misura 4.1 del Piano di sviluppo rurale per garantire le somme di chi è idoneo nella graduatoria della Regione Puglia. Palazzo Spada ha così accolto il ricorso di 13 imprese agricole che hanno partecipato ai finanziamenti per gli investimenti in redditività e competitività. Come noto, a Bari hanno dovuto fare un lavoro enorme per rivalutare le 652 domande (su 3200 pervenute) ritenute accoglibili e ora da Roma dicono che “il carattere solo parziale dell’istruttoria svolta dall’amministrazione in sede di riesame” non può bastare. Infatti, in assessorato avrebbero perso oltre un anno per rivedere tutte le domande, periodo impossibile da considerare vista la necessità ed urgenza di prendere una decisione in tempi rapidi per via dell’elevato rischio di perdere le risorse.

È di questi giorni l’aspra polemica tra il governatore Michele Emiliano e l’ex assessore all’agricoltura Leonardo Di Gioia, dimessosi per “divergenze di visione” proprio con il presidente. “Cerca capri espiatori per costruire immeritato consenso personale – ha scritto su Facebook il commercialista foggiano riferendosi all’ex magistrato -. Sempre impegnato ad apparire prestante sui social a celebrare le ricorrenze festive del giorno e sempre pronto a scaricare i collaboratori se utile per fini elettorali”. La miccia della polemica furono le dichiarazioni di un membro di Confagricoltura Puglia.

“Piuttosto che mistificare – ha scritto Di Gioia -, Emiliano spieghi che il Psr è gestito da una autorità indipendente e che è stato lui a sceglierla, contro la mia volontà, al solo fine di cacciare dalla Regione il dottor Pagliardini (Gabriele, oggi alla guida dell’Agea, ndr) reo a suo dire di aver votato per Dario Stefàno alle primarie del 2015. Emiliano spieghi che le soluzioni che ha proposto e fatto approvare dall’autorità di gestione attuale, nel mese di luglio, per le quali si è assistito alla celebrazione da parte di alcuni tecnici che hanno sempre praticato la piaggeria verso i potenti pro tempore, sono sorprendenti dal punto di vista amministrativo, e che alla prova del Consiglio di Stato o magari di qualche Procura (perché il vantaggio per gli uni è certamente uno svantaggio per altri), smaschereranno una vera anomalia senza precedenti ai sensi di tutte le leggi sugli appalti e la contrattualistica”.

L’attuale consigliere comunale di Foggia fa riferimento alla decisione di eliminare il controllo sulla “bancabilità” degli investimenti, e alla cancellazione del nuovo avviso pubblico da 35 milioni per la misura 6.1a. “Emiliano – ha concluso Di Gioia – spieghi perché esulta per atti che riammettono decine di aziende escluse ormai da due anni, aziende che potranno beneficiare di una sanatoria non prevista da alcuna norma, e, quel che più conta, e che nessuno dice, in danno di altre che hanno lavorato ed atteso secondo il bando e che oggi non avranno mai più ristoro”.