Si accende il confronto sul prezzo del pomodoro da industria nel bacino Centro-Sud Italia. Ieri, 20 maggio, all’Hotel Holiday di Foggia, si è svolto l’incontro tra ANICAV – l’Associazione Nazionale Industriali Conservieri – e le Organizzazioni di Produttori del comparto agricolo per avviare la trattativa sulla definizione del prezzo medio di riferimento per la campagna di trasformazione 2026.
Al tavolo erano presenti, per la componente industriale, il presidente Marco Serafini, i vicepresidenti Torrente e Sica e il rappresentante del Comitato Territoriale D’Acunzi, mentre per il settore agricolo hanno partecipato quasi tutte le Organizzazioni di Produttori del bacino Centro-Meridionale.
Le difficoltà del comparto
Durante l’incontro è stata analizzata la situazione economica e geopolitica che sta attraversando la filiera del pomodoro trasformato, con particolare attenzione all’aumento degli investimenti nel bacino del Centro-Nord e alle criticità legate alla disponibilità irrigua in Capitanata.
Uno dei temi principali riguarda infatti la tardiva disponibilità d’acqua negli invasi del Consorzio di Bonifica di Capitanata, elemento che rischia di incidere pesantemente sulla produzione agricola del territorio foggiano.
La proposta dell’industria
ANICAV ha avanzato una proposta economica pari a 135 euro a tonnellata per il pomodoro tondo e 140 euro a tonnellata per il pomodoro lungo, valori sui quali andrebbero successivamente applicate le griglie qualitative previste dai contratti di filiera.
Una proposta che però non convince la componente agricola.
La richiesta degli agricoltori
Le Organizzazioni di Produttori del bacino Centro-Sud, in maniera unanime, hanno giudicato insufficienti le cifre proposte dall’industria, soprattutto alla luce dell’aumento dei costi di produzione registrato negli ultimi mesi.
Nel mirino degli agricoltori finiscono soprattutto i rincari di fertilizzanti, prodotti antiparassitari e gasolio agricolo.
Per questo motivo, il Comitato del Bacino Centromeridionale del Pomodoro ritiene indispensabile fissare il prezzo medio di riferimento a 150 euro a tonnellata per il pomodoro tondo e 160 euro a tonnellata per il pomodoro lungo.
Secondo il comparto agricolo, questi valori rappresentano “la soglia minima necessaria” per garantire la sostenibilità economica delle aziende e la continuità produttiva dell’intera filiera del Mezzogiorno.
“Pomodoro lungo diverso dal tondo”
Il Comitato critica inoltre ANICAV per la tendenza ad avvicinare economicamente il valore del pomodoro tondo a quello del pomodoro lungo.
Secondo la componente agricola, il pomodoro lungo possiede caratteristiche varietali differenti e una destinazione culinaria e industriale specifica che ne determinano un valore di mercato superiore.
La disponibilità al dialogo
Nonostante le distanze economiche ancora presenti, le Organizzazioni di Produttori ribadiscono la volontà di proseguire il confronto con la parte industriale.
L’obiettivo dichiarato è arrivare a un accordo “equilibrato e rispettoso del lavoro agricolo”, capace di salvaguardare il futuro della filiera del pomodoro da industria nel Centro-Sud Italia.












