L’Antiusura sposa in pieno la strigliata di Grassi agli imprenditori. “Occorre rivoluzione per risvegliare coscienze sopite”

Fondazione Buon Samaritano: “Ciò che più preoccupa non è il fragore assordante delle bombe, ma il silenzio di quei cittadini che decidono di non dare il loro contributo ad una giusta causa”

La Fondazione antiusura Buon Samaritano esprime il più sentito apprezzamento e piena condivisione per l’appello che il prefetto di Foggia, Raffaele Grassi ha rivolto al mondo imprenditoriale ed ai cittadini in genere, in un incontro programmato dal lontano mese di giugno. “La lotta alla criminalità, comune ed organizzata, non può essere affrontata dallo Stato in solitudine, non perché questo non abbia le capacità e le competenze adeguate per farlo, ma perché è una battaglia che deve necessariamente coinvolgere anche i cittadini e soprattutto le vittime dei reati – dichiarano dalla Fbs –. Oltre all’azione repressiva da parte delle forze dell’ordine e della magistratura, occorre portare avanti una vera e propria rivoluzione culturale che conduca al risveglio delle coscienze sopite”.

E ancora: “La storia e le esperienze del passato ci hanno insegnato che la forza della criminalità coincide con la nostra debolezza, con la rassegnazione dei cittadini ad accettare uno stato di cose come se questo fosse immutabile, immodificabile. Dice don Ciotti che la peggiore corruzione è quella delle nostre coscienze, quando in noi si concretizza la consapevolezza che non stiamo facendo ciò che invece dovremmo fare, eppure ci comportiamo come fa lo struzzo, mettendo la testa sotto la sabbia e facendo finta di non vedere e non sapere.

In tale contesto ciò che più preoccupa non è il fragore assordante delle bombe, ma il silenzio di quei cittadini che decidono di non dare il loro contributo ad una giusta causa. Così facendo pregiudichiamo in modo irreversibile il futuro dei nostri figli e delle prossime generazioni, precludendo qualsiasi ipotesi di sviluppo economico, sociale e culturale della nostra terra. Questa è la grande responsabilità che ci accolliamo”, concludono dalla fondazione antiusura.





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