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Home - “L’isola che c’è”, un anno dopo: a Foggia è nata una nuova comunità educante. Aiutati ragazzi e genitori, ecco i risultati

“L’isola che c’è”, un anno dopo: a Foggia è nata una nuova comunità educante. Aiutati ragazzi e genitori, ecco i risultati

Di Redazione
18 Luglio 2019
in Cultura&Società
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È stata un successo. La giornata dedicata al primo anno del progetto “L’isola che c’è” ha visto la partecipazione di numerose famiglie che hanno riempito la sala di Parcocittà.A far registrare la propria presenza Aldo Ligustro, delegato dell’Impresa Sociale “Con i Bambini”, Rita Amatore, presidente dell’associazione capofila “L’Aquilone” e tutti i partner che hanno dato vita al progetto. Il partenariato, frutto di importanti sinergie pubblico-privato, è infatti ampio: Comune di Foggia, Asl, Polo Bibliomuseale “Magna Capitana”, l’associazione culturale Piccola Compagnia Impertinente, Arte Fa. Re, le associazioni di volontariato Sani Stili Di Vita e Capitanata Futura, l’associazione di promozione sociale Il Girasole. E ancora Coop Alleanza 3.0. , le cooperative sociali Medtraining e Ortovolante, la Fondazione Apulia Felix onlus, l’Istituto Catalano Moscati di Foggia, il Dipartimento degli Studi Umanistici dell’Università di Foggia e Sistemi Energetici S.r.l. Tra i presenti all’evento, la direttrice del Polo Bibliomuseale Gabriella Berardi e una folta rappresentanza dell’Istituto Catalano-Moscati, diretto da Antonella Lo Surdo, tra cui l’insegnante Francesca Raimondi e altre docenti e mamme di alunni che frequentano la scuola.

Insomma una grande festa allo spegnimento della prima candelina di un percorso che ha come mission principale il contrasto della povertà educativa e la creazione di una comunità educante. Più che un convegno, un vero e proprio racconto delle attività svolte in questo primo step. Il progetto infatti, finanziato dall’impresa sociale “Con i Bambini”, prevede una durata di tre anni. “Come in tutte le cose è importante capire cosa ha funzionato e cosa no, proprio perché alla fine di questo percorso sarà necessario raggiungere un cambiamento delle abitudini di vita dei bambini, dei loro comportamenti e finanche degli stili alimentari – ha esordito la presidente dell’Associazione capofila del progetto L’Aquilone, Rita Amatore – ecco perché la valutazione gioca un ruolo fondamentale”.  Ne L’Isola che c’è nulla è stato lasciato al caso: come in ogni grande squadra, ogni partner ha giocato un ruolo preciso e fondamentale per raggiungere l’obiettivo.

“Abbiamo creato delle relazioni tra le varie associazioni che devono proiettarsi anche oltre questo partenariato – ha poi aggiunto Amatore – cosa già riuscita in parte perché oltre alla Catalano-Moscati (già partner), abbiamo introdotto altre due realtà scolastiche importanti come gli Istituti San Giuseppe e Foscolo-Gabelli di Foggia. Lavoriamo anche con scuole materne pubbliche e private che insistono su quartieri complicati come quello di Borgo Croci e Candelaro”. L’isola ha lo scopo di fornire le stesse opportunità a tutti i bambini di età 0/6 anni, creando relazioni tra genitori e figli. È questo il concept del progetto: le sue attività mirano all’instaurazione di rapporti tra i piccoli e le loro famiglie. “Nella nostra società mancano le relazioni – ha poi concluso Amatore – è da qui che partiamo e da cui sono partite le attività. Relazioni poi unite al libro e al gioco. Secondo gli ultimi dati sociologici i bambini si stanno disabituando al gioco ormai abbandonato precocemente. Stesso vale per gli adulti. Il progetto è una goccia nell’oceano ma è altresì indispensabile”.

I risultati. Minuziosi i dati raccolti grazie ad uno scrupoloso monitoraggio interno previsto dall’Impresa Sociale “Con i Bambini” ed eseguito dall’associazione capofila “L’Aquilone” di pari passo ad una valutazione d’impatto portata avanti dalla docente Antonia Chiara Scardicchio, del Dipartimento degli Studi Umanistici dell’Università di Foggia. “Un sistema complesso che si è mosso su due binari, uno interno ed uno esterno al progetto – ha spiegato la pedagogista Simona Padalino, che si è occupata soprattutto degli aspetti quantitativi del progetto –  il piano attività si è contraddistinto in due strade: la prima che offre una serie di servizi dal punto di vista assistenziale alle famiglie che, per vari motivi, vengono tagliate fuori da quelli offerti dal territorio. La seconda, invece, offre una serie di attività che vanno a colmare quel gap che riguarda il rapporto tra il sistema scolastico ed extrascolastico”.

In molti casi, la gratuità delle attività ha permesso a molte famiglie di poter usufruire di supporti specialistici che diversamente sarebbero risultati economicamente onerosi.  La comunicazione ha visto la presenza di un Ufficio stampa e l’attivazione di un blog. Fiore all’occhiello la pagina facebook de L’isola che nel giro di un anno ha raggiunto oltre mille contatti facendo registrare per ogni singolo post inserito, circa 500 visualizzazioni.

Dalla sua partenza il progetto ha coinvolto ben 235 famiglie, 20 docenti e 32 operatori. Sono invece intervenuti 20 pediatri. Attività, laboratori, presentazioni, corsi ed incontri si sono diramati dalle sale di Parcocittà a decine di strutture limitrofe tra cui scuole, associazioni, asili e quartieri. “Per quel che ne concerne la parte formativa nel mese di novembre si sono svolti incontri con la docente Scardicchio e tutto il partenariato – ha poi aggiunto Padalino – un approccio democratico e partecipativo che ha saputo socializzare gli indicatori ed i metri di valutazione. Un lavoro in costante crescita ed evoluzione”. I risultati parlano chiaro: L’Isola che c’è è un progetto vincente destinato a crescere nel tempo. Un’arma strategica capace di fare squadra. D’altronde solo le relazioni possono cambiare le sorti della nostra comunità.

Tags: FoggiaL’Isola che c’èParcocittà
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