Servizi agli studenti, ricerca e welfare modello Luxottica. L’idea di università di Limone

Direttore del dipartimento di Studi umanistici, a 44 anni potrebbe diventare il più giovane rettore d’Italia. Rispetto ai predecessori avrebbe un approccio “smart”, potenzialmente capace di far uscire fuori il mondo accademico da meccanismi farraginosi

“Vorrei che l’Università di Foggia fosse riconosciuta a livello nazionale per la qualità dei servizi agli studenti e aperta al territorio”. Pierpaolo Limone, docente 44enne e direttore del dipartimento di Studi umanistici, è l’ultimo arrivato tra le candidature allo scranno da rettore dell’Unifg, dopo Lorenzo Lo Muzio (Medicina) e Agostino Sevi (Agraria). Negli ultimi tempi il suo nome circola in maniera insistente per il dopo Ricci. 

Salentino di nascita e foggiano di adozione – si è trasferito da tempo con la famiglia in città –, negli anni ha provato a dare una svolta all’ateneo soprattutto nella digitalizzazione, con la creazione della piattaforma EduOpen per l’insegnamento online. Figlio d’arte – il papà è stato rettore a Lecce –, in 15 anni si è ritagliato un percorso accademico tale da giocarsi una partita cruciale per i prossimi sei anni dell’ateneo di Capitanata.

Con lui, ci sarebbe una vera e propria rivoluzione copernicana in via Gramsci. Non solo per questioni prettamente anagrafiche (sarebbe uno dei più giovani, se non il più giovane, rettore d’Italia), ma perché rispetto ai predecessori avrebbe un approccio “smart”, potenzialmente capace di far uscire fuori il mondo accademico da meccanismi farraginosi. “Il nostro ateneo ha raggiunto ottimi risultati, ora dobbiamo puntare all’eccellenza – commenta Limone -. Le leve principali saranno quelle dell’innovazione, del potenziamento, della ricerca e della differenziazione dell’offerta didattica. Dovremo essere reattivi perché rappresentare una piccola università del Mezzogiorno è sicuramente un’impresa ardua, ma con l’interscambio costante con il territorio potremo potenziare una realtà che non ha nulla da invidiare a università delle stesse dimensioni. Il rapporto con gli stakeholder locali sarà determinante, ed in questo senso proponiamo un cambiamento radicale di paradigma: non attenderemo sollecitazioni, saremo noi a calarci nei settori vitali dell’economia”.

Anche la differenziazione dell’offerta sarà un obiettivo. “Potrà esserci l’opportunità di ampliare i corsi esistenti, sull’esempio di Lingue, percorso che partirà l’anno prossimo ed avrà ripercussioni notevoli sulle possibilità di successo dei nostri studenti nel mondo del lavoro – continua –, a maggior ragione in Capitanata, dove molte aziende hanno avviato percorsi di internazionalizzazione”. Un capitolo a parte sarà dedicato al personale, “finora non adeguatamente ricompensato nel riconoscimento delle competenze ed in quello economico”. “La tecnostruttura ha sofferto negli ultimi anni – chiosa -, dovrà esser data una risposta. Inoltre l’Unifg dovrà dotarsi di un sistema di welfare d’avanguardia, che guardi alle esigenze delle donne, con la realizzazione di asili nido, e con forme di assistenza allargata, dalla sanità all’istruzione”.

“Se verrò eletto sarò il rettore di tutti – conclude -, certo c’è una maggiore affinità di visione con Sevi – per la convergenza programmatica -, ma non si può prescindere dall’area medica di Lo Muzio. Tutte le candidature sono di ottima caratura scientifica. Ora però va superato il vecchio retaggio di un modello di università che non esiste più, quello dell’autoreferenzialità e dei piccoli regni di potere. L’ateneo dovrà essere aperto al territorio attraverso una imponente operazione di servizio, che dovrà per forza di cose mettere da parte la personalizzazione nella figura del rettore”. Ma guai a parlare di “rottamazione”. “Preferisco il concetto di leadership partecipativa”, conclude.