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Home - Tutta la filiera del pomodoro in un’app: “Con il cellulare si potrà vedere la provenienza e l’eticità del prodotto”

Tutta la filiera del pomodoro in un’app: “Con il cellulare si potrà vedere la provenienza e l’eticità del prodotto”

Di Antonella Soccio
9 Maggio 2019
in Agricoltura
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Anche il pomodoro che può essere considerato lontano dalla tecnologia può rappresentare un elemento di innovazione. Ci ha pensato la Fondazione Felice Chirò, che ha presentato questa mattina in Camera di Commercio il progetto di blockchain agricola col “Pelato in rete”, che realizza lo scopo e concretizza la missione della valorizzazione culturale ed economica del territorio in campo agricolo.

Dieci i produttori che hanno aderito insieme all’azienda trasformatrice Assopaf: Agrifesta, Francesco Festa, Francesca Fazi, Donata Cotugno, Carlo Di Palma, Gerardo Domenico Di Palma, Giuseppina Frasca, Pietro Lamaesta, D’Addetta, Michelangelo Santoro.

Prima in Italia la Fondazione Chirò, come ha spiegato a l’Immediato il responsabile del progetto Federico Mobrici insieme al presidente Vincenzo Chirò, ha deciso di implementare la blockchain applicata al pomodoro pelato associando all’innovazione di prodotto l’eticità, la sicurezza e la legalità contro lo sfruttamento dei lavoratori nelle campagne.

Al centro dell’innovazione c’è la digitalizzazione del quaderno di campagna attraverso una App, per una tecnologia che migliora la vita. L’idea, come è stato illustrato, è ratificare per il consumatore finale e i vari livelli produttivi la provenienza e l’eticità della filiera produttiva, rendendo visibili ad ogni passo le regole. Con Pelato in rete l’agricoltore conferisce tutti i dati nel blockchain in modo poi da avere una certificazione globalgap grasp. Per poter far parte del progetto Pelato in rete bisogna avere dei requisiti e mantenerli fino alla fine della produzione, il progetto diventa quindi una sorta di presidio di legalità, nel quale la Fondazione assume il ruolo di organo comune che coordina la rete e svolge il ruolo di monitoraggio e dell’osservanza delle regole. “Innovazione e collaborazione sono due termini di un binomio, sono i fattori di una moltiplicazione. Il prodotto è quello della crescita in innovazione e competizione”, è il messaggio. Tutte le transazioni sono crittografate il dato è immutabile, ma allo stesso tempo non si tratta di un contratto legale ma di un oggetto informatico che raccoglie dati. Sapere quali sono le mani che hanno prodotto quel pomodoro è oggi fondamentale. La missione della Fondazione è la valorizzazione culturale ed economica del territorio in cui opera, per mezzo di attività di ricerca scientifica e tecnologica, con regole e norme etiche. Autonomia e decentralizzazione, Trasparenza, Sicurezza, Automazione, sono queste le parole d’ordine di pelato in rete. Perché creare il quaderno di campagna elettronico (QCE)? È presto detto, un quaderno di campagna elettronico razionalizza la lavorazione dei terreni agricoli, riduce i tempi complessivi del processo di produzione, riduce anche i costi di transizione e crea un database immutabile e imperituro. Tutto questo serve a rendere più efficiente la gestione del quaderno di campagna elettronico, a ridurre la possibilità di errori nella fase di inserimento dei dati e ottimizzare le lavorazioni in modalità «live». L’unico rammarico, ammesso da Mobrici, è l’assenza al momento delle grandi organizzazioni agricole e delle aziende di trasformazione del territorio e del Sud, che a fronte di prezzi minimi per la app, hanno risposto picche.

 

 

Tags: blockchaincaporalatoFoggiaFondazione Chiròpelato in rete
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