“I clan mafiosi stanno distruggendo reputazione Gargano”. L’affondo di Silvis: “Mancano pene certe, Perna entrava e usciva dal carcere”

L’ex questore di Foggia interviene dopo l’uccisione del giovane boss di Vieste. Duro attacco al governo: “Pensa solo all’immigrazione” e al sistema giustizia, “si decida come modificare il codice penale”

Nella sua consueta rubrica de Il Fatto Quotidiano, l’ex questore di Foggia, Piernicola Silvis è tornato sull’omicidio di mafia di Girolamo Perna, morto ammazzato a Vieste la sera del 26 aprile. 

“Il Gargano è uno dei maggiori centri balneari italiani, più o meno il sesto in classifica – ha scritto Silvis -, con oltre due milioni di turisti che d’estate lo prendono d’assalto. Dovrebbe essere perciò famoso solo per le zuppe di pesce, le coste da urlo e le cittadine suggestive con i negozietti. E invece i clan mafiosi – perché di questo, e solo di questo, si tratta – ne stanno distruggendo la reputazione, trasformandolo da simbolo di libertà estiva in una location da thriller cinematografico. Il sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti è giustamente sconfortato: sente la situazione sfuggirgli di mano ed è necessario correre ai ripari per evitare il crollo turistico della zona in favore di un Salento più difficile da raggiungere, ma dove la Sacra Corona Unita è di fatto sparita. Omar Trotta è stato ucciso alle tre del pomeriggio di luglio di due anni fa in un ristorante al centro di una Vieste strapiena di turisti, roba da Chicago degli anni 30. Quale turista presente in zona vi tornerebbe?”

Silvis ha ricordato che solo la morte degli innocenti fratelli Luciani, nell’agosto del 2017, ha reso necessario l’arrivo dei rinforzi nelle forze dell’ordine e la creazione di nuovi uffici come il Reparto prevenzione crimine e i Cacciatori di Puglia. Ma occorre fare molto di più. Anche il barbaro omicidio a Cagnano del povero maresciallo Vincenzo Di Gennaro è sintomatico: non è un omicidio di mafia ma, come dice il procuratore di Foggia Ludovico Vaccaro, è figlio di una mentalità illegale di disprezzo delle istituzioni”.

Poi un attacco al governo: “Nessuna parola (e una promessa concreta) dai ministri Matteo Salvini e Luigi Di Maio o dal presidente Giuseppe Conte, anch’egli garganico. Evidentemente tutti i problemi del Paese e gli sforzi della politica si riducono al contrasto di un’immigrazione che ormai da due anni è scesa ai minimi storici, oltre che a dire alla gente che se vede un’ombra in casa gli può sparare impunemente come nel Far West (cosa peraltro non vera). O a organizzare spot penosi tipo trailer di film hollywoodiani per la cattura di latitanti in Sudamerica.

Nel Paese i problemi della sicurezza sono altri – ha evidenziato l’ex questore -. Si chiamano mafie, corruzione, evasione fiscale. La mafia è dimenticata, e intanto i clan sottraggono 100 miliardi di euro all’anno alle casse dello Stato”.

Infine un affondo sugli annosi problemi della giustizia italiana: “Non dimentichiamo che negli ultimi anni Perna è entrato e uscito dalla galera in continuazione, un ulteriore segnale – come se ne servissero ancora – che il Parlamento, anziché perdere tempo in dibattiti su tematiche come quelle sul congresso di Verona sulla famiglia o in diatribe partitiche su sottosegretari da allontanare o meno dal governo (presidente Conte, per favore, si faccia sentire!), farebbe bene a studiare i motivi per cui boss e delinquenti conclamati non riescono, in molti casi, a stare in galera per più di un anno di fila.

Una volta capito il “perché” (c’è una serie di norme che lo consentono), poi si decida come modificare il codice penale e quello di procedura penale in modo da garantire pene certe e la permanenza in galera di chi è pericoloso. Forse è troppo complicato per la politica attuale impegnarsi in qualcosa che non sia uno spot?”



In questo articolo: