“Io, i Beatles, Lucio Dalla e la Taverna del Gufo di Foggia”. Renzo Arbore show al Medimex

Incontri d’autore e Lezione di Rock al teatro del Fuoco in attesa dei concerti che animeranno la kermesse musicale

Incontri d’autore e Lezione di Rock nella prima giornata del Medimex Spring Edition a Foggia in attesa dei grandi concerti a Piazza Cavour di Renzo Arbore & Friends e Brian Ferry, nella sua unica data italiana. Sul palco del Teatro del Fuoco con Ernesto Assante prima e poi anche con Gino Castaldo, Ex Otago, lo stesso Renzo Arbore per un amarcord jazz e Klaus Voormann per la Beatles Night 1960-1969.

Cos’è il jazz? È “Good vibrations”, ha detto Arbore citando Benny Goodman e ripercorrendo la sua esperienza da presidente dell’Umbria Jazz. La mitica Taverna del Gufo e il Jazz College a Foggia con Arnaldo Santoro e Riccardo De Filippo, da poco scomparso, il più grande collezionista di dischi jazz, con una enciclopedia privata con tutte le incisioni, sono stati raccontati con grande passione sul palco.

Il ricordo non poteva non andare a Lucio Dalla, che è stato un grande protagonista delle notti jazz di Doc, il programma di Renzo Arbore in onda in due fortunate stagioni su RaiDue, a partire dal 2 novembre dell’87 in pomeridiana e poi fino al 17 giugno ’88 in versione serale e nel quale si esibirono i più grandi artisti della musica nazionale e internazionale, da James Brown e Dizzy Gillespie, Solomon Burke e Rufus Thomas, Chet Baker e i Manhattan Transfer a Joe Cocker. Doc, 400 puntate confinate negli archivi Rai. Col Gotha della musica al suo debutto e senza logiche promozionali.

“Una volta alla RCA a Roma, Lucio Dalla mi disse: buongiorno sono il figlio della signora Melotti. La signora Melotti era una modista bolognese che cercava di vendere i vestiti alle signore foggiane, a mia madre, alle mie zie. Sciorinava i vestiti all’ultimo grido della moda. Avevo 7 anni e la modista si presentò a casa con suo figlio di 3 anni. Mia madre mi disse: tieniti il bambino, fallo giocare. Quel bambino era Lucio Dalla”, è stato lo spassoso ricordo di un impagabile e più che mai brillante Renzo Arbore.

Cos’è lo swing? “Lo swing è una cosa intraducibile, ma senza non avrei saputo vivere”, ha concluso l’artista, dopo un’ora di omaggi, ricordi, in un flusso incontenibile di leggerezza e di arte. “Mamma mi piace il ritmo”. Sullo schermo alle spalle, le immagini di Lucio Dalla con Gegè Telesforo e dei tanti concerti straordinari di Arbore, dei suoi travestitismi con Roberto Benigni e la sua immensa creatività.

La lezione di rock è stata invece una lunga notte coi Beatles visti con gli occhi di Klaus Voormann, amico dei FabFour, convivente di George Harrison e musicista di George e John Lennon nelle loro carriere soliste. “Ogni volta che la loro musica viene riproposta vende. La magia e il fascino dei Beatles restano misteriosi, noi sappiamo che sono i mattoni costruttivi del rock. È il Big bang della cultura moderna, l’Inghilterra pre Beatles era conservatrice, loro rompono tutto senza rivoluzione ma con la gioia, immettevano l’idea che il futuro potesse essere giovane e migliore”, ha esordito Gino Castaldo.

Da ticket to ride, un suono che i critici impararono a chiamare psichedelico un decennio dopo, un pezzo che raccontava un mondo che si schiudeva davanti ad una nuova generazione all’album Revolver, nato anche dalla graphic novel di Klaus, descritta sul palco di Medimex in tutti i suoi particolari.

Da Strawberry Fields a Tomorrow Never Knows, le corde del piano legate all’albero e la musica deformata. “La copertina di Revolver era un ponte tra l’album che era molto avanti e il pubblico”, fu il parere del manager Brian Epstein.

Revolver era qualcosa che non si era mai sentito prima, una musica in studio, per la prima volta lo studio diventava un nuovo metastrumento. “Brian Epstein si chiedeva sarà accettato? La musica era difficile, solo dopo un po’ si cominciò a capire l’importanza di un pezzo come Tomorrow never knows”.

Netto su Imagine. “Lo capimmo al primo ascolto che era una canzone molto importante e che sarebbe stata un successo anche senza strumenti solo con John al piano, era una canzone intima. Non importa se nello studio hai i più grandi musicisti serve una persona che ha la scintilla. John l’aveva, è molto duro parlarne senza di lui”. (fonte bonculture.it)