“Lupi, cinghiali e cormorani portano distruzione”. Aumentati del 20% gli indennizzi agli agricoltori per i danni da fauna selvatica

Coldiretti Foggia: “Importante sarà l’attività di gestione dell’attività preventiva con l’Ente Parco e con le amministrazioni comunali, elemento discriminante per il calcolo degli indennizzi”

Dopo l’approvazione definitiva in Consiglio regionale della Legge che indennizza i danni fauna selvatica, spiragli positivi sono stati annunciati dal Parco Nazionale del Gargano, riferisce Coldiretti Foggia. “Il nostro pressing per trovare soluzioni all’annoso problema della fauna selvatica che danneggia agricoltori e allevatori di Capitanata, grazie all’intervento del Prefetto che ringraziamo, sta portando i primi risultati. Nel corso dell’incontro odierno da noi richiesto, il management del Parco ha annunciato che riconoscerà il 20% in più sugli indennizzi per i danni da fauna selvatica, aumento autorizzato dal Ministero dell’Ambiente, oltre al riconoscimento delle spese per il pagamento del certificato sanitario e dello smaltimento delle carcasse”, riferisce Giuseppe De Filippo, presidente di Coldiretti Foggia, al termine dell’incontro, a cui hanno partecipato i sindaci dell’area del Gargano e i rappresentati regionali e della ASL. Importante sarà l’attività di gestione dell’attività preventiva con l’Ente Parco e con le amministrazioni comunali, dice Coldiretti Foggia, elemento discriminante per il calcolo degli indennizzi.

I danni provocati dalla fauna selvatica alle aziende agricole, agli allevamenti zootecnici e alle imprese che praticano l’acquacoltura rappresentano spesso la voce negativa più importante nei bilanci aziendali – denuncia Coldiretti Foggia – e rischiano di compromettere la presenza e la sussistenza delle imprese agricole sia nelle aree più interne, dove le alternative occupazionali sono praticamente inesistenti e le aziende agricole svolgono un ruolo di presidio territoriale, sia nelle aree di pianura, dove l’attività agro-pastorale e l’acquacoltura sono una voce rilevante del PIL provinciale.

“Il Comune di Vieste, tra l’altro, intende avviare una ‘buona pratica’ replicabile – aggiunge il presidente De Filippo – prevedendo di usare una parte delle entrate dell’amministrazione dalla concessione dei terreni del demanio civico comunale per l’esercizio dell’attività pascoliva, il cosiddetto Fida pascolo, per risarcire parte dei danni causati dalla fauna selvatica”.

È necessario, inoltre, snellire e semplificare le procedure amministrative per ottenere il risarcimento dei danni causati dalla fauna selvatica alle aziende ricadenti nel Parco Nazionale del Gargano – aggiunge Coldiretti Foggia – utilizzando parametri più aggiornati e abbattendo i tempi di attesa per il risarcimento, migliorare i controlli statistici sul numero degli esemplari.

“La provincia di Foggia è diventata l’isola felice per la fauna selvatica. I lupi ibridi o cani inselvatichiti, che negli ultimi anni sono cresciuti a dismisura, impattando negativamente sugli allevamenti ovini, bovini soprattutto nel periodo dell’alpeggio e le tradizionali misure di protezione – ricorda il presidente De Filippo – si rivelano spesso inefficaci anche in considerazione delle vaste aree destinate al pascolo brado estivo. I cinghiali, ormai numerosissimi in tutte le aree, presenti persino a ridosso dei centri abitati, portano distruzione in tutte le colture agrarie, soprattutto legumi e ortaggi, ma anche nei campi seminati. Si tratta di esemplari particolarmente resistenti e di grossa taglia che praticamente non registrano un antagonista naturale, in quanto anche il lupo preferisce attaccare vitelli o agnelli. Gli storni non sono più una specie migratoria, sono diventati stanziali e trovano ricovero in capannoni abbandonati, nei lidi durante la stagione invernale e negli uliveti – conclude De Filippo – soprattutto durante e dopo la nidificazione, arrecando danni ingentissimi agli uliveti e ai seminativi, perché si cibano di olive e di semi, e agli ortaggi perché sporcano di guano le produzioni, abbattendone il valore commerciale. I cormorani, infine, sono i “nemici” indiscussi degli impianti di acquacoltura che devono, tra l’altro, difendersi dai predatori acquatici come i tonni che penetrano nelle recinzioni”.