Pochi medici e Pronto soccorso di Foggia sovraffollato: “Servono sindaci manager per la sanità”

Salatto: “Io penso che un sindaco debba convocare la conferenza dei sindaci, non ne abbiamo una dal 2016. Abbiamo bisogno di un sindaco manager, che diventi leader del territorio e che metta insieme il territorio”

Cosa può fare un sindaco per migliorare la qualità della vita e il diritto alla salute dei cittadini e pretendere qualità delle cure? Da questa domanda, in piena campagna elettorale per le amministrative a Foggia, è partita l’associazione Polis capitanata da Stefania Venditti, che ieri ha proposto un dibattito sulla sanità,  con ospiti di peso del settore, come Dauno Morlino, medico di base; Potito Salatto, imprenditore della sanità e presidente dell’Aiop Puglia (l’associazione delle imprese private che operano nella sanità); Cristina Sponzilli, della direzione sanitaria dell’azienda ospedaliero universitaria “Ospedali Riuniti” di Foggia e Pino Romano, presidente della commissione Sanità presso il Consiglio regionale della Puglia. Con loro anche l’ingegnere Pippo Cavaliere, candidato sindaco del centrosinistra extralarge alle prossime elezioni comunali del capoluogo.

Dall’incremento degli spazi verdi alla gestione delle mense scolastiche, l’intervento d’introduzione della presidente Stefania Venditti è stato molto ampio e inclusivo di tutti i temi di una migliore sanità pubblica, che non sia solo ospedalizzazione e medicalizzazione, ma il dibattito per forza di cose si è spostato molto sulla sanità tout court e sulla qualità del Policlinici pugliesi.

Qual è il costo della coesione sociale? Questa una delle domande che ha posto all’uditorio il dottor Salatto, con efficace e consueta vis polemica. “La chiusura dei centri prelievo sul Gargano è stata una cosa grave, i cittadini di quel posto non si sono sentiti umiliati? Io penso che un sindaco debba convocare la conferenza dei sindaci, non ne abbiamo una dal 2016. Abbiamo bisogno di un sindaco manager, che diventi leader del territorio e che metta insieme il territorio, si faccia portavoce del noi. Bisogna motivare al lavoro tutti i dirigenti. Un sindaco può fare due cose: coordinare tutte le parti sociali e convocare la conferenza dei sindaci sulla sanità. C’è poi tutta la telemedicina di cui si potrebbe far carico. Siamo usciti dall’emergenza, è stato approvato il piano di riordino e sono in arrivo 57 milioni per la Puglia da riparto fondi 2019. Possiamo trovare qui dei soldi per lasciare che i nostri pazienti non vadano altrove a curarsi?”.

Il tema della mobilità passiva assai annoso in Puglia e al Sud si incrocia con altre due tendenze. La prima concerne l’accesso alla cure, solo le persone più abbienti riescono a curarsi, saltando le liste d’attesa. La seconda riguarda il deficit di medici di Emergenza Urgenza o di Anestesia o anche l’assenza di medici chirurghi, i concorsi a Foggia e in Puglia vanno spesso deserti: tra i pochi medici del Paese (il numero chiuso universitario ha prodotto una carenza di classe medica, ormai è acclarato) pochissimi scelgono di lavorare a Foggia, mentre il Pronto Soccorso degli OO.RR. conta 200 accessi al giorno, alcuni dei quali caratterizzati da episodi di violenza nei confronti degli operatori sanitari.

Dal suo canto il candidato sindaco Cavaliere ha preso l’impegno, se sarà eletto primo cittadino di Foggia, di convocare con continuità la conferenza dei sindaci e ha concentrato il suo intervento sugli ultimi. “Nella mia esperienza nel volontariato e in Fondazione ho conosciuto tante storie di famiglie che non avevano accesso alle cure e che si rivolgevano a noi per avere una speranza. Viviamo in un contesto politico nel quale vige la delegittimazione dell’altro. La Lega per esistere ha bisogno di creare un nemico. Foggia, se si escludono le iniziative meritevoli di alcune associazioni, non ha ancora un centro diurno comunale”, ha evidenziato.

Le liste d’attesa come si sa infiammano Pino Romano, che in aula in Consiglio Regionale è stato molto critico. Per curare una cataratta un pugliese che paga il ticket può attendere “1 anno e 20 mesi”, ha specificato. Se paga la prestazione, ha l’esame in pochi giorni. “Il sistema deve garantire delle priorità nelle prestazioni per i disabili, i malati di Sla. Abbiamo due presidi importantissimi: uno è il Vito Fazzi di Lecce e l’altro sono gli Ospedali Riuniti, siamo in una congiuntura importante, la maggior parte della classe medica è a ridosso della pensione, dobbiamo far sì che questo diventi una opportunità per Foggia, per attrarre giovani medici, solo così potremo cominciare a ragionare di mobilità passiva. La verità è che non facciamo concorsi, in questo dato c’è la maggiore differenza tra sanità pubblica e sanità privata, l’alta mobilità è quella medica, ma nel pubblico tutto ciò non accade”.

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