“Multibusiness mafioso tra camorra barese, mafia foggiana e SCU”. La Dia non ha dubbi: “Mentalità criminale più moderna e specializzata”

Le tre organizzazioni, pur riconoscendosi come autonome, specie nel controllo militare del territorio, sembrano proiettate alla realizzazione di una sinergica struttura affaristica

“Il ritratto della criminalità organizzata pugliese, così come emerge dalle più importanti indagini concluse durante il primo semestre 2018, propone un modello che, in generale, sembra accelerare il processo evolutivo di omologazione ai modelli e alle condotte delle storiche organizzazioni mafiose italiane, in particolare camorra e ’ndrangheta, nelle quali – come ampiamente testimoniato dagli esiti giudiziari dell’operazione “Pandora” – essa affonda le proprie radici, replicando la tradizione del familismo mafioso ed i suggestivi ed arcaici riti di affiliazione“. Lo scrivono i magistrati della Direzione investigativa antimafia che nelle scorse hanno rilasciato l’ultimo report sulla mafia in Italia. Nella relazione al Parlamento, ampio spazio viene dato all’evoluzione della criminalità in Puglia.

“Pandora”, indagine durata 12 anni che disarticolò nel giugno 2018 i clan Mercante-Diomede e Capriati a Bariha avuto il merito, tra l’altro, “di fornire – si legge – un’analitica descrizione della natura delle associazioni criminali pugliesi, facendo emergere, come novità assoluta, l’esistenza di collegamenti tra diversi gruppi criminali della provincia di Bari, nonchè tra questi e le consorterie operanti nel resto della regione. Ciò, nonostante permanga, di fondo, quella frammentarietà strutturale da sempre peculiare delle consorterie delinquenziali locali”.

Secondo l’Antimafia, sarebbe “in atto un avvicinamento tra camorra barese, mafia foggiana e Sacra Corona Unita, al punto che, in alcuni casi, la cerimonia di affiliazione di sodali baresi è stata celebrata alla presenza di un rappresentante della SCU. Una circostanza che assume, anche sul piano simbolico, un valore non trascurabile”.

La struttura multibusiness

Stando a quanto scritto nella relazione, “le tre organizzazioni mafiose pugliesi, pur riconoscendosi come autonome, specie nel controllo militare del territorio, sembrano proiettate, sotto l’egida delle famiglie dominanti, alla realizzazione di una sinergica struttura multibusiness, con una mentalità criminale più moderna e “specializzata”, che consente loro di spaziare nei vari ambiti dell’illecito (come quello delle scommesse illegali online) e di affermare una tendenza espansionistica verso i settori in crescita dei mercati legali. In tale prospettiva, le associazioni criminali si dimostrano capaci di attuare efficaci strategie d’infiltrazione nell’indotto economico-finanziario gestito dagli enti locali, in particolare nel settore dei rifiuti”.

Questa mafia degli affari, proiettata verso obiettivi di medio-lungo termine, “utilizza – è scritto ancora – il potere di assoggettamento per condizionare non solo gli Enti locali, ma anche il tessuto imprenditoriale. In tali ambiti, la corruzione diventa il grimaldello per permeare la Pubblica Amministrazione”.

E continuano: “Lo spaccato analitico in argomento emerge anche dalle interdittive antimafia, emesse nel semestre dalle Prefetture-UTG pugliesi e lucane ex articoli 91 e 100 del Decreto Legislativo n. 159/2011494, che confermano l’inserimento delle organizzazioni criminali nei rapporti economici tra Pubblica Amministrazione e privati. Ad essere, in via preventiva, considerate non affidabili per infiltrazioni mafiose sono risultate, nel semestre, società attive nei settori merceologici dell’edilizia, del mercato ittico, commercio di legname, pastorizia, servizi funebri, raccolta e trasporto nettezza urbana, servizi di assistenza per richiedenti asilo e per soggetti vulnerabili, gestione impianti sportivi ed altro”.

Nel periodo in esame, peraltro, si è assistito allo scioglimento di 3 amministrazioni comunali pugliesi per infiltrazioni mafiose, ai sensi dell’art. 143 TUOEL: Mattinata (FG), sciolto con DPR del 19 marzo 2018, Surbo (LE), sciolto con DPR dell’11 maggio 2018, Sogliano Cavour (LE), sciolto con DPR del 29 giugno 2018.

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