La morte del feto causata dalle botte. Il dramma della minorenne Jesabel nel campo rom di Foggia

Segregata dal fidanzato minorenne e dalla famiglia di quest’ultimo. I sanitari degli Ospedali Riuniti constatarono morte del bambino

Dall’ordinanza del gip sui sei rom arrestati a Foggia per sfruttamento della prostituzione emerge la storia della minorenne Jesabel, nata nel 2001. Così giovane eppure al centro di numerosi casi di violenza che le sono costati anche la perdita di un bambino. Ma andiamo per gradi. “Nel settembre scorso – si legge nel documento firmato dal giudice Elena Carusillo – la minore Jesabel sporgeva denuncia nei confronti di Daniel Sardaru (anche lui minorenne, oggi ristretto nel carcere Fornelli di Bari, ndr), soggetto che la stessa aveva conosciuto a Milano e con il quale aveva intrattenuto una relazione sentimentale. La minore denunciava di essere stata condotta da Sardaru a Foggia, presso il campo nomadi dove lo stesso dimorava con la sua famiglia con la scusa di presentarle i suoi familiari. Contrariamente alle aspettative della minore, la stessa si ritrovava invece segregata da Sardaru e dalla famiglia di quest’ultimo all’interno di una baracca del campo nomadi dove gli stessi vivevano e, a seguito delle violenze e delle minacce adoperate da questi ultimi, veniva costretta a prostituirsi nonostante fosse incinta”.

L’apice della violenza risale a pochi mesi fa: “In data 4 settembre 2018 – scrive il gip – la minore veniva nuovamente aggredita con calci e pugni da Sardaru alla presenza degli altri indagati e, subito dopo, riusciva a scappare dal campo raggiungendo alcune roulotte occupate da italiani che richiedevano l’intervento dei sanitari, i quali le prestavano i primi soccorsi e la trasportavano presso gli Ospedali Riuniti di Foggia. In data 8 settembre 2018 in conseguenza dei forti dolori avvertiti al ventre dalla minore, la stessa veniva accompagnata di nuovo in ospedale dove i sanitari constatavano la morte del feto e le davano appuntamento al lunedì successivo per il ricovero. Tuttavia, a causa della persistenza di tali dolori, Jesabel veniva accompagnata presso l’ospedale di Barletta dove le veniva indotto il parto.

Ma non è tutto, come già accennato nel giorno degli arresti, una delle donne fermate dalla polizia, Mariana Raluca Iovanut, cognata di Daniel Sardaru non voleva che la minorenne partorisse, poi però, propose agli altri arrestati la possibilità di vendere il neonato ad un soggetto da lei conosciuto per la somma di 28.000 euro. In quei giorni Jesabel trovò sostegno da un cliente di nome Giovanni che andava spesso a trovarla, rinunciando alle prestazioni sessuali ma consegnandole ad ogni incontro 50 euro, di cui 40 euro poi girate dalla ragazzina ai suoi aguzzini. Questo non le impediva di subire calci e pugni per le cifre troppo esigue portate nella baraccopoli dopo l’attività di prostituzione. La vittima era spesso costretta a stare chiusa con un lucchetto in una baracca per punizione.

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