Housing sociale Foggia, Emiliano mette in guardia i privati. “Ci dicano se sono ancora interessati, gli accordi non sono bot”

Alcuni imprenditori foggiani col sostegno e la consulenza di docenti universitari stanno tentando di far tornare in auge la Stu, la società di trasformazione urbana

L’Ance Foggia aveva sollecitato l’assessore all’Urbanistica della Regione Puglia Alfonso Pisicchio a chiudere l’iter dell’Housing Sociale, si attendeva la ratifica in Giunta regionale, ma oggi il presidente Michele Emiliano ha avuto parole molto chiare a l’Immediato sulla questione, anche alla luce del coinvolgimento sulla materia dell’emergenza abitativa nelle varie trasmissioni televisive nazionali e in particolare a Pomeriggio5 con le signore Teresa e Giulia, che oggi al cantiere di Via Confalonieri, ha citato.

L’edilizia popolare non si fa stanziando i fondi, si fa con l’intelligenza di costruire programmi edilizi che possibilmente si autofinanzino. Io per esempio, da sindaco a Bari, ho fatto un Piano casa da 3000 alloggi, non ci ho messo un soldo né come Comune né l’Arca Bari. Abbiamo operato permutando i suoli e costruendo con i privati intese che hanno consentito la costruzione di moltissimi alloggi popolari anche in quartieri dove ci sono vari modelli di edilizia economica e popolare, che non sono solo le case popolari. Con questo sistema siamo riusciti a costruire un quartiere da 15.000 abitanti. Certo è dura costruire questi quartieri, ci sono stati tanti momenti di difficoltà e ce ne sono ancora, ma bisogna accendere la fantasia anche perché oggi purtroppo i Governi nazionali non stanziano soldi per le case popolari e per altro mi risulta che a Foggia ci siano tantissimi accordi di programma che hanno come sfondo l’edilizia di Housing sociale”.

Sono al tavolo della sua Giunta? “Li stiamo guardando uno per uno – ha replicato Emiliano – per vedere innanzitutto se sono realizzabili, perché alcuni sono così vecchi che non sappiamo neanche se le imprese abbiano ancora la forza di realizzarli, perché significa che il privato finanzia la realizzazione di case popolari sulla base di accordi edilizi su suoli pubblici. Con l’housing sociale, meccanismo che si basa su accordi tra privato e pubblico per costruire su aree di proprietà pubblica, il pubblico non spende soldi, ma consentendo ai privati di urbanizzare e migliorare la qualità di vita soprattutto nelle periferie. Normalmente questo schema non costa dei soldi né alla Regione né al Comune.  Dobbiamo verificare quindi la bontà di questa miriade di accordi di programma della città di Foggia, ma soprattutto dobbiamo verificare se i privati sono ancora disponibili a finanziare questi accordi di programma. Se i privati non sono più disponibili e pretendono di incassare gli accordi di programma come se fossero dei bot, così non funziona. Devono essere realizzati rapidamente in modo da costruire per l’interesse generale. È un lavoro che stiamo facendo e che seguo personalmente”.

Dal suo canto il sindaco Landella sul cantiere accanto ad Emiliano ha risollecitato l’approvazione dell’Housing, garantendo patti stringenti che vincoleranno i privati alla realizzazione degli immobili entro 3 anni. Il tutto fortemente connesso a polizze fideiussorie reali. 800 alloggi è questo il numero che ancora balla attorno ai 19 piani.

Intanto non mancano idee bizzarre che stanno attraversando alcuni players del mattone, con grosse volumetrie già approvate negli anni in estrema periferia, ma che oggi non hanno alcuna possibilità di essere realizzate e per la crisi endemica dell’edilizia e per lo stop al consumo di suolo sentito come una necessita impellente per la città di Foggia. Alcuni imprenditori foggiani col sostegno e la consulenza di docenti universitari stanno tentando di far tornare in auge la Stu, la società di trasformazione urbana, per agire nei quartieri settecenteschi per una loro rigenerazione urbana.

Lo strumento urbanistico è al momento inesistente, ma l’idea da parte di molti, soprattutto tra coloro che detengono quote di Prousst, sarebbe quella di congelare le volumetrie approvate in periferia e di traslarle nel centro cittadino per operare una riqualificazione dei vecchi quartieri, proponendo una permuta ai titolari dei vecchi bassi.