Di Biase tira fuori la fattura su slip e reggiseni: “Acquisti per disabili”. La risposta dell’ex manager a Procura e Finanza

Così replica all’operazione di sequestro di quasi 500mila euro, poi annuncia: “Vi terrò informati su tutte le ‘spese pazze’ o considerate ‘non pertinenti’ dagli organi inquirenti”

Non si è fatta attendere la risposta di Antonio Di Biase, ex amministratore di Sanitaservice, dopo il sequestro disposto dalla Procura per quasi 500mila euro. In una mail inviata alla nostra testata, Di Biase ha allegato un documento con la lista degli acquisti, effettuati da Calzedonia a Manfredonia, di costumi, slip, parei, reggiseni e teli da mare.

Con l’insolito utilizzo della terza persona, ecco cosa scrive: “Questa è la fattura che ha fatto dire alla Guardia di Finanza, alla Procura della Corte dei Conti, alla Procura e al Gip presso il Tribunale di Foggia che Di Biase – nel 2013 – con i soldi pubblici, acquistava ‘biancheria intima femminile’“.

“La verità – continua – è invece che la fattura riguarda l’acquisto di costumi da bagno anche femminili (il cui prezzo è separatamente indicato per ‘slip’ e ‘reggiseno’). I costumi da bagno, assieme a telo mare e pareo, furono acquistati e dati ad alcuni dipendenti della Sanitaservice incaricati di prestare la loro opera per consentire ad una quindicina fra bambine, bambini, ragazze e ragazzi disabili assistiti dalla ASL di Foggia, di frequentare la colonia marina presso il lido”.

Poi conclude: “Vi terrò informati su tutte le ‘spese pazze’ o considerate ‘non pertinenti’ dagli organi inquirenti”.

In realtà, oltre alle 475,90 euro indicate nella fattura, per gli inquirenti l’ex manager, durante il periodo 2011-2016, avrebbe distratto somme di denaro di assoluto rilievo. Si parla di un totale di 497.180,53 euro, soldi utilizzati per fini personali o comunque non riconducibili a quelli societari.

Nella mail inviata a l’Immediato, l’ex manager non fa alcun cenno – ad esempio – all’indebita (ed illecita) percezione di compensi non dovuti per oltre 150mila euro, né tantomeno cita l’indebito ricorso a spese di rappresentanza e altri benefit tra i quali spese di carburante, assicurazioni, cene, pernottamenti in hotel di lusso, spese telefoniche e acquisto di gioielli, tutte azioni non previste dall’oggetto sociale della società e, quindi, in contrasto con le finalità istituzionali dell’Ente.

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