Campagna olearia, Maria D’Aloia è la signora delle olive dell’Alto Tavoliere

La raccolta del 2018 sarà un’annata particolare per l’olio. Discreta, non delle migliori in termini di quantità, per via della cattiva allegagione al momento della fioritura e della mosca che ancora attacca

Sono in pieno lavoro alla ADAR (agricoltori dauni riuniti), la cooperativa storica di Torremaggiore, che raggruppa dai 150 ai 200 soci, produttori di oliva Peranzana. Presidente della coop di soci conferitori e signora delle olive dell’Alto Tavoliere è Maria D’Aloia, una appassionata imprenditrice, assaggiatrice d’olio e profonda conoscitrice di ogni fase dell’olivicoltura. Nella Adar, come spiega a l’Immediato, si raccolgono le olive, si selezionano con un controllo accurato di qualità, laddove è necessario si defogliano, e poi vengono inviate in tutti i maggiori frantoi italiani.

La campagna del 2018 per olive ed olio sarà un’annata particolare. Discreta, non delle migliori in termini di quantità, per via della cattiva allegagione al momento della fioritura, quando le condizioni climatiche hanno provocato una caduta dei fiori dagli alberi. L’aborto dei fiori viene calcolato con un -40% circa di prodotto. Le piante dove l’allegagione è stata debole sono molto leggere. Ma ad una minore quantità di olive sugli alberi non sempre corrisponde una migliore qualità del frutto. Lo spiega nel dettaglio la signora D’Aloia: “L’olio di qualità dipende più dal raccolto, servono olive piuttosto verdi, che vanno molite subito e dovrebbero essere raccolte senza abbacchiatori. Serve che vengano lavorate a basse temperature, il frutto è importante, ma anche il processo molitorio. Se non è piovuto abbastanza, l’oliva è secca, come sarà quest’anno.  È vero che dà una maggiore resa, però la pasta dell’oliva avrà un sapore non equilibrato, l’olio ottenuto da olive secche sa più di legno. Nell’oliva l’acqua fa qualità, poi dipende molto dalla procedura della semi lavorazione. Quest’anno avremo un -20% di produzione rispetto all’anno scorso”.

La coop Adar gestisce circa 25mila quintali l’anno, che vengono lavorati e spediti. A spaventare molto gli olivicoltori in questi giorni è la mosca olearia. Alcuni insetti hanno già effettuato il loro attacco in agosto in alcuni campi di olive leccine, che maturano prima. La mosca punge la drupa dell’oliva e depone l’uovo, che poi diventa larva e mangia dall’interno del frutto.

“Ci sono arrivate delle partite di leccina, molto rovinate, perché il processo di maturazione per quella varietà comincia prima. Sulla peranzana invece la mosca attacca più tardi, perché ad agosto la drupa è ancora dura. Adesso in campagna c’è tanta mosca, il caldo umido non aiuta, per questo l’annata è ancora a rischio. Sarà una campagna molto incerta fino alla fine”, osserva preoccupata D’Aloia.

La Adar commercializza olive in tutta Italia. “Fornisco aziende in tutto il Paese, la nostra oliva è apprezzata da tutti, per la particolare caratteristica e per il suo sapore. Ha una resa più bassa, la peranzana è un’oliva che ha una resa inferiore, ma ha qualità straordinaria. Ci hanno provato in varie persone a fare dei consorzi e valorizzarla a livello nazionale, ma non sono riusciti a farsi conoscere”.

Tra i circa 200 soci, ci sono piccolissimi produttori e anche agricoltori più grossi. La media è di 6 ettari di oliveto a testa. “Qui da noi a Torremaggiore tutti fanno l’olio in casa, anch’io ho selezionato le migliori olive peranzane bio per il mio olio verde smeraldo, ma l’olivicoltura resta una fonte di reddito, gli oliveti vengono coltivati con attenzione, potati, ci mettono tanta cura”.

Da 5 anni almeno il prezzo delle olive sale, c’è una nuova consapevolezza tra i consumatori e tra gli agricoltori, anche se nella Gdo continuano ad imperversare oli di dubbia qualità sugli scaffali. 60 euro al quintale il prezzo medio odierno di una buona partita d’olive. Ma la tendenza è al rialzo, se la mosca dovesse avere la meglio. “Devi pagare il prodotto, ma bisogna stare anche nei numeri- rileva la presidente- il prezzo delle olive non lo facciamo noi, è un incontro tra la domanda e l’offerta, sono 5 anni che il produttore ha le olive ben pagate, ma bisogna stare attenti a non far svalutare troppo il lavoro dei frantoi. Ci sono ancora purtroppo oli di bassa qualità, non tutti capiscono l’olio extravergine, l’olio che profuma di erbaceo,  di carciofo, bisogna farci il palato. Per molti, non abituati alla qualità, l’amaro piccante è un difetto invece che un pregio. Col giusto prezzo dobbiamo cercare di premiare i frantoi che lavorano bene. L’oliva non può diventare un bene di lusso”.