Investimenti per 21 milioni e record di motori prodotti, l’eredità di Marchionne sulla Fiat di Foggia

Nel 2013, un anno dopo la visita del manager, lo stabilimento foggiano raggiunse grandi traguardi e una capacità produttiva annua di 400.000 alberi motore

Anche nello stabilimento di Foggia in zona industriale località Incoronata, che fa parte all’interno del gruppo FCA della divisione della CNH Industrial con produzioni per la FPT Industrial, si è appreso con molto sgomento delle condizioni di salute di Sergio Marchionne. Era risaputo che il presidente sarebbe andato via alla fine del 2018, ma nessuno, nemmeno a Foggia, si aspettava che tutto sarebbe accaduto in così breve tempo. Il Consiglio ha affidato la presidenza della Società che produce veicoli industriali e commerciali a Suzanne Heywood.

Nel 2013, un anno dopo la visita del manager svizzero a Foggia datata primavera 2012, lo stabilimento foggiano raggiunse un grande traguardo con 6milioni di motori prodotti e una capacità produttiva annua di 325.000 motori e 400.000 alberi motore. Oggi molti ricordano quei giorni quando Marchionne, già fuori dai riti di Confindustria da cui la Fiat era uscita con lo scisma, fece un giro tra i dipendenti in Zona Asi, parlando con molti di loro.

“L’ho conosciuto nel 2012, in occasione di una sua visita in stabilimento a Foggia – rammenta a l’Immediato Lino Del Carmine della Fiom -. Mi colpì il suo sincero interesse verso tutto ciò che gli veniva raccontato. Così pure l’attenzione ai saluti individuali che andava raccogliendo dalle persone di Foggia, tanto dagli operai quanto dai manager che lo accompagnavano nel plant tour. Un uomo valido, un professionista severo e determinato, con una  visione del sistema azienda innovativo e snello. Merita un grazie da parte degli investitori. Marchionne è ‘l’uomo della transizione’. Non certo l’uomo del passato, ma nemmeno l’uomo del futuro. Ha trascinato la Fiat fuori dal Novecento (e dal fondo di un baratro), ma non l’ha consegnata a un’identità certa e stabile. Ad un ‘modello’ nuovo e sicuro. Soprattutto ha portato la Fiat fuori dall’Italia dopo aver cancellato i diritti dei suoi operai, per questo gli sono grati gli investitori, ha fatto bene il suo lavoro di rappresentante di quegli interessi, cosa che non hanno fatto i sindacati verso il mondo operaio”.

Lo stabilimento foggiano non ha vissuto i contraccolpi delle altri sedi in cui sono prodotte le automobili. Solo qualche mese va c’è stata la conferma della ridefinizione della vocazione produttiva di FCA con la realizzazione del piano finanziario, basata sul presupposto di produrre auto a sempre maggiore redditività, dando maggior rilevanza ai segmenti superiori degli “utility vehicles” soprattutto dei marchi Jeep, Alfa Romeo e Maserati.

A Melfi con la cessazione della produzione della Punto, nonostante l’annuncio della partenza di motorizzazioni ibride e di potenziali nuove produzioni, fino alla fine dell’anno vi sarà un contratto di solidarietà. Il rischio del settore progettativo italiano, che è storicamente vocato ai segmenti medio piccoli resta alto, ma l’obiettivo oggi è trasformare gradualmente il segmento con l’elettrico. Per i modelli prodotti a Melfi si attende una risposta già a fine agosto.

A Foggia, però, la produzione di motori per veicoli industriali leggeri, non ha subito scossoni, come conferma Marcellino Miroballo della Uilm Uil. “La ex Sofim oggi CNH non ha avuto effetti diretti dalle politiche industriali di Marchionne. Certo tutti abbiamo vissuto in questi 14 anni con la sua guida un rilancio dello stabilimento. È passato anche per Foggia, dedicando al nostro sito 2 giornate di lavoro intense. Ha sempre avuto come prassi quella di vivere lo stabilimento e di lavorare. Oggi il nostro stabilimento sta vivendo un record produttivo, non avremo grossi impatti per le dismissioni previste da qui al 2022. Il nostro segmento è forte e noi non lavoriamo solo per Fiat, ma produciamo anche motori per il Giappone. I nostri motori vengono spediti per il Ducato che si produce in Val di Sangro e per il Daily di Suzzara, ma ne inviamo anche per la Mitsubishi varcando i confini americani. Non so se potremo avere dei benefici anche dalla eventuale joint venture con la Hyundai. Siamo passati dai 2 o 3 clienti agli attuali 12 clienti per i nostri motori”.

Miroballo è schietto: “Marchionne è stato una figura importante, ha risanato e rilanciato il gruppo, con operazioni che gli hanno permesso di consolidare l’azienda con solidità economica e finanziaria. Il suo successo più grande è stato l’acquisizione di Chrysler, entrando nel mercato americano e conquistando gli States ha realizzato il sogno di Gianni Agnelli. In minima parte questi cambiamenti hanno sfiorato anche Foggia, perché adesso stiamo collaborando con Paesi diversi, abbiamo allargato i nostri clienti”.

Più di 300mila motori sono la capacità produttiva foggiana odierna, contro i 220mila dell’era pre-Marchionne. “Nell’insieme la politica di questi anni anche per Foggia è stata positiva”. Marchionne era anche odiato nello stabilimento? “Non era odiato, lui diceva le cose come stanno. Quando venne a Foggia ha girato col suo staff per il sito, ha seguito un certo percorso, chiacchierando e dialogando con i dipendenti. Da noi il fenomeno Fiom è stato molto più ridotto che altrove, perché la Fiom è sempre stata minoritaria a Foggia. Dopo l’accordo di Pomigliano è fuori, alcuni dipendenti sono rimasti senza tessera, non abbiamo lavoratori che dalla Fiom si sono iscritti alla Uilm. Certo alcuni risultati arrivati e conseguiti possono servire alla Fiom per ravvedersi soprattutto di quelle azioni svolte strumentalmente”.

Un ex sindacalizzato Fiom è sincero. “La Fiom non esiste più dentro il gruppo, perché non è firmataria del nuovo contratto, quindi non ha rappresentanza all’interno degli stabilimenti. Ogni ex tesserato Fiom ha fatto una propria scelta. Io l’ho fatta in funzione di un mio rapporto di amicizia, pur non condividendo le politiche della sua organizzazione sindacale”.

Ad avvantaggiarsene è stata soprattutto la Fim Cisl, che a Foggia con la segretaria Milly Campodipietro può dirsi soddisfatta. “I cambiamenti di Sergio Marchionne sono stati tanti anche per Foggia. Oggi il trend dello stabilimento è positivo, negli anni si sono avute 200+150 stabilizzazioni e altre 73 ne avremo a fine agosto. Con 21 milioni di investimenti già annunciati, che nel mese di agosto saranno messi a frutto. Con l’ultima stabilizzazione supereremo le 1800 unità. Noi abbiamo lavorato affinché questo trend positivo si realizzasse, con professionalità, sapevamo che avremmo ottenuto dei successi con i motori che produciamo. Il nostro più record risale ormai a 2 anni fa. Quando venne a Foggia, Marchionne parlò con le maestranze, ma ha colloquiato anche con i dipendenti. Per noi quello di Marchionne è un ricordo positivo, lui faceva il manager e ha fatto certamente delle scelte impopolari, che a primo acchito hanno provocato degli scontri. Ma alla fine possiamo dire che è andato tutto per il meglio: l’azienda è rimasta in Italia, abbiamo garantito il posto di lavoro. Solo Termini Imerese è stata chiusa. Succedere a Machionne non sarà facile per nessuno, ma credo che le tre persone scelte siano nel solco della continuità. Per il settore delle automobili la sfida sarà quello dell’elettrico, mentre noi ci stiamo già attrezzando alle novità e ai nuovi motori”.

Qual è stato il momento più complicato della lotta al radicalismo apportata da Marchionne? “Come ogni cosa i cambiamenti fanno sempre paura, non è stato facile quando ci siamo visti osteggiati dentro il sindacato dall’altra sigla. La Fiom ha sottoscritto il contratto nazionale, c’è una ritrovata e serena unità, ma nell’azienda i rapporti sono ancora difficili.  Essendo venuti meno, li abbiamo rappresentati un po’ tutti noi, noi abbiamo accettato la sfida. Al di fuori della Fiat i rapporti ce li abbiamo comunque. Oggi quella fase difficile è alle spalle, forse si capirà di aver sbagliato. I diritti passano per la conservazione del posto di lavoro senza di quello, non c’è nessun diritto”.





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