Fanghi sospetti tra Siponto e Zapponeta. Intanto Bioecoagrim torna in Ager, ma Tutolo darà battaglia

Decine di montagne di compost-ammendante su un campo da poco trebbiato in località Beccarini. Alcuni prelievi sversati in altre zone sono al vaglio dell’Arpa Puglia

Sempre più di frequente nei campi di Capitanata i viaggiatori, i residenti e i turisti che si spostano verso le spiagge della Riviera Sud e verso il Gargano si imbattono in terreni con grossi cumuli neri. È in aumento il fenomeno dello spargimento di fanghi in agricoltura.

In zona Beccarini tra Siponto e Zapponeta, area già colpita dall’inchiesta In Daunia venenum, in un territorio fertilissimo e ricco di coltivazioni e a pochi chilometri dalla zona umida protetta dell’Oasi Lago Salso, si possono osservare decine di montagne di compost-ammendante su un campo da poco trebbiato. Sulle stoppie nei giorni scorsi a circa 2 km dalla strada del mare che collega Manfredonia a Margherita di Savoia sono stati sversati dei fanghi.

Altri ne erano stati depositati nelle scorse settimane da grossi camion in altre zone, nei pressi di Amendola e di Borgo Mezzanone. Dei campioni con prelievi di fanghi con quella provenienza, il cui contenuto ai tecnici e ad alcuni agricoltori della zona è subito apparso sospetto per la forte puzza di tritovagliato assai lontana dal semplice compost di buona qualità, sono stati spediti per essere analizzati da una divisione di Arpa Puglia, agenzia molto scossa da numerose inchieste e presunte corruttele dei suoi dirigenti.

Lo sversamento è di pochi giorni fa

Lo smaltimento di ammendante compostato verde e il suo sversamento nei terreni devono seguire particolari iter previsti dalla legge. Chi controlla questo traffico? La Asl? L’Arpa? I Carabinieri-Forestale? La legislazione in materia è ferrea, ma sono altrettanto ferrei i controlli? È questo che si chiedono diversi cittadini che anche in agro di Foggia sulla Statale 16 all’ingresso della città capoluogo, prima di imboccare Via San Severo, hanno più volte segnalato una forte puzza che arriva da alcuni impianti di una nota azienda agricola del territorio.

Più di un ettaro in zona Beccarini con cumuli di ammendante

Intanto giovedì 19 luglio alle 16, sempre a proposito di puzze di monnezza, è stata convocata a Bari in Ager una riunione. Alcuni piccoli comuni del Subappennino e dell’Alto Tavoliere che consegnano la loro frazione umida alla famiglia Montagano all’ex Bioecoagrim, oggi Maia Rigenera in Contrada Ripatetta a Lucera, hanno fatto istanza all’agenzia presieduta dal commissario straordinario Gianfranco Grandaliano per chiedere la riapertura dell’impianto, che per le prescrizioni Aia della Provincia, deve rimanere chiuso da luglio all’8 settembre, per via delle forti e nauseabonde emissioni odorigere che per anni hanno appestato le comunità di Foggia e Lucera.

Castelnuovo Della Daunia e altri pagano oggi 60 euro a tonnellata in più. Da 120 euro a 180 euro per trasportare la loro frazione umida al nord, a Torino.

“I Comuni hanno sollevato il problema, in realtà bisogna capire qual è il loro grado di difficoltà – fanno sapere da Bari a l’Immediato -. Dalla Regione ad oggi non è assolutamente prevista nessuna ordinanza di riapertura, il problema non l’abbiamo sollevato noi. Ci sarà anche il presidente della Provincia, perché la competenza per rivedere le prescrizioni è la loro. Valuteremo tutte le alternative”.

Il sindaco di Lucera, Antonio Tutolo però è pronto a fare le barricate contro la possibile riapertura. Quella di domani sarà la terza riunione sul tema a cui partecipa.

Sono 2 anni ormai che i fenomeni odorigeri si sono di gran lunga ridotti. Sono più rari e di brevissima durata. Le estati dove quotidianamente venivamo ammorbati e contaminati per serate intere sono un ricordo. E non è un caso chiaramente. La mia posizione è chiara. Non è che possiamo dirci sempre le stesse cose in Regione. Trovino altri impianti dove far smaltire la frazione umida a questi Comuni, le comunità lucerina e foggiana non possono essere nuovamente colpite. Né possiamo tornare indietro, ci sono precise prescrizioni per quell’impianto”, spiega alla nostra testata web, annunciando anche azioni legali eclatanti se Michele Emiliano e Gianfranco Grandaliano dovessero assecondare le richieste.





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