Durum Days, tutte le filiere locali e i falsi miti da sfatare. L’esempio positivo di ConCer che ci ha creduto per prima

Seconda giornata di lavori in Camera di Commercio a Foggia tutta centrata sulla componente proteica del grano duro. Intervista a De Vita del Crea

Seconda giornata di lavori dei Durum Days in Camera di Commercio a Foggia tutta centrata sulla componente proteica del grano duro e sulle filiere, con interventi mirati di studiosi e ricercatori da diversi paesi europei ed internazionali. La produzione mondiale è in aumento (38,5 milioni di tonnellate, +3,2%) per il grano duro, trainata dal forte recupero produttivo dei due grandi paesi produttori del Nord-America, Canada e Stati Uniti, che insieme al Messico esportano oltre i ¾ del frumento duro. In Canada l’aumento produttivo stimato è del 15%, cifra che raddoppia negli Stati Uniti, in cui si prevede un incremento pari ad un + 38% delle semine. In Europa è previsto un calo produttivo del -5,5%, ma nel complesso in tutta l’area del Mediterraneo si prefigura un buon andamento colturale, grazie all’apporto produttivo del nord Africa, in leggera crescita (+1,9%) rispetto allo scorso anno.

Le proteine sono sempre più un fattore di qualità ricercato dal mercato. Tuttavia esistono non poche dicerie sulla loro eccessiva importanza attribuita dai pastai negli ultimi anni. Molti hanno stigmatizzato alcuni marchi come il Deser Durum prodotto nel deserto tra Arizona e California che spunta prezzi superiori a 50 dollari per l’alto tenore in proteine care agli industriali, utili a determinare la qualità basata sulla velocizzazione dei processi industriali di pastificazione. C’è chi associa l’aumento delle proteine con l’accrescersi della sensibilità al glutine o della celiachia. Tutta falsa informazione secondo il direttore del Crea di Foggia Pasquale De Vita. Un maggior numero di proteine non certifica certo la maggiore presenza di elementi tossici nel glutine. “Quello dell’intolleranza e della celiachia legati al contenuto proteico è una classica fake news- spiega il professore a l’Immediato- che non ha nessun supporto scientifico. Gran parte delle caratteristiche della pasta dipendono dalle caratteristiche tecnologiche della semola. Quella delle proteine non è una moda, al consumatore italiano medio piace la pasta al dente e per avere la pasta al dente servono proteine e qualità delle proteine”.

Le filiere locali

Il 10% del mercato attuale è rappresentato dai contratti di filiera. Ma quali sono i più importanti? De Vita elenca tutti quelli del territorio. “Al momento il contratto di filiera più diffuso che interessa una maggior quantità di superficie e un maggior numero di aziende sono i contratti Barilla-Voiello, in diverse aree italiane e nel Sud Italia, segue per importanza per numero di agricoltori coinvolti ed ettari di coltivazione Grano Armando, una filiera che nasce attorno al pastificio Baronìa di Avellino, che ha avuto un successo importante. I dati che abbiamo noi al Crea ci indicano una buona attenzione da parte del consumatore, non solo in Italia ma anche all’estero. Registriamo un interesse particolare da parte del cliente finale al 100% italiano. Poi c’è Granoro-Dedicato che è una filiera un po’ più piccola, ma che si radica esclusivamente nella provincia di Foggia e nel Tavoliere delle Puglie. Quello che contraddistingue Dedicato è che tutti gli attori della filiera sono sul territorio pugliese. Negli ultimi anni tutti i principali pastifici hanno avviato degli accordi di filiera, vale per La Molisana e per Divella, che era presente e ha avviato una interessante collaborazione con il mondo della produzione primaria”.

Che ne pensa della nuova strategia del Gruppo Casillo di Corato, uno dei più grandi trader di grano e semole al mondo, di radicarsi al territorio con contratti di filiera di larga scala con la Asp Zaccagnino e la Cooperativa di Borgo Libertà a Cerignola? “Ne pensiamo bene, ogni volta che c’è una collaborazione tra il mondo della trasformazione e il mondo dei produttori va bene, è questo il modo in cui sarà organizzata nel prossimo futuro la filiera grano-pasta. Gli agricoltori prima di coltivare devono sapere a chi vendere”. Al Crea sperimentate 30 varietà, qual è la migliore? “La qualità migliore non esiste, ne esistono tante, occorre diversificare a seconda della destinazione d’uso. L’offerta si sta frazionando, perché il consumatore richiede prodotti diversi, per questo anche il panorama varietale si sta adeguando alle nuove esigenze”.

Appunti critici

Tutti entusiasti per i Durum Days, tuttavia è emersa più di una criticità e non solo per Italmopa nettamente contro la Cun. “La giornata di ieri come al solito è stata bellissima, ma gli argomenti personalmente li ho visti carenti. Non si è parlato del futuro – ha osservato il presidente provinciale della Cia Michele Ferrandino alla nostra testata web – non ci hanno mostrato le varietà estere e il perché queste contengono così tante proteine. Abbiamo poi capito che abbiamo troppe varietà, ben 192, mentre all’estero massimo ne hanno 7. L’asticella per la concessione per le varietà si deve alzare. 30 sperimentate è un numero esorbitante. Secondo problema: l’aggregazione. Dobbiamo creare un centro di stoccaggio, qui ce ne sono migliaia, ma poco organizzati, dovremmo costituire un polo o un distretto per coinvolgerei produttori”.

Cia a differenza di altre organizzazioni agricole, in particolar modo Coldiretti, non ha ancora targato nessuna filiera. “Non targhiamo nessuno finora sono tutti giochini. Come Cia siamo ancora in trattativa con La Molisana. Avevamo proposto una filiera aperta senza dover partire da 13.50 in su di proteine, ma ai pastifici la cosa non va giù, perché ovviamente mirano ad avere bassi valori per dire comprare il grano come grano commerciale e pagarlo al prezzo di mercato anziché a quello di filiera. La bravura dell’agricoltore nel grano è limitata dipende dal terreno. Con la cooperativa Beccarini da 20 anni abbiamo un rapporto col mulino di Parma, applichiamo la filiera a 12,5 di proteine, ma non tutto il grano può essere uniforme”.

Giovani latifondisti

Michele Caione

Rappresenta la giovane generazione dei Caione, Michele Caione, il quale è soddisfatto di essere in una famiglia che per prima ha creduto nella filiera legandosi a Barilla-Voiello. La O.P.CON.CER. è una organizzazione di produttori di grano duro di circa 500 produttori su un’area di circa 30mila ettari. Si chiama SoIACE il progetto con 25 partner di ricerca in 14 diversi paesi europei, supportati da Horizon 2020, al quale ha partecipato anche la Concer dei Caione, che coltiva tenero, duro, leguminose e patate. “La rotazione con ceci per uso alimentare sta andando bene, oggi la superficie provinciale è raddoppiata, dai 7mila ettari ai 14mila. Siamo 500 soci tra aziende e cooperative, ma soltanto una parte, l’80 per cento, va alla Barilla. Lavoriamo con tutti i principali players cerealicoli. Tutti oggi si stanno organizzando, stanno creando contratti di filiera, anche grazie agli incentivi del ministero”.

Voiello-Barilla paga dai 24 ai 28 euro a quintale. Ma quanti soci riescono a rispettare il disciplinare? “Dipende dall’organizzazione non è semplice fare qualità, ma noi forniamo un servizio agronomico, il Granoduro.net, che tutti possono seguire”.



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