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Home - All’Italia non piace più il grano del Canada, importazioni in picchiata (-29%). “Ora la CUN a Foggia”

All’Italia non piace più il grano del Canada, importazioni in picchiata (-29%). “Ora la CUN a Foggia”

Di Redazione
16 Maggio 2018
in Agricoltura
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Caduta in picchiata delle importazioni di grano duro dal Canada nel gennaio 2018, dopo il crollo del 29% registrato nel 2017. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat, dai quali emerge che il Paese nordamericano, dopo molti anni di totale egemonia sui mercati, ha drasticamente perso il ruolo di leader dei Paesi esportatori di grano in Italia. Si tratta degli effetti del generale riposizionamento dell’industria pastaia che ha ridotto la dipendenza dal Canada, finora principale fornitore di grano duro dell’Italia per un quantitativo che nel 2017 è stato pari a 720milioni di chili a fronte di 4,3 miliardi di chili prodotti in Italia.

“Lo strumento dei contratti di filiera deve divenire infallibile arma per riportare in trasparenza i passaggi dal grano alla pasta, supportati oggi dall’etichettatura dell’origine obbligatoria del grano per la pasta. Finalmente è possibile sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con l’erbicida glifosato, secondo modalità vietate in Italia, come denunciato più volte dalla Coldiretti”, sottolinea il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele.

Il crollo delle importazioni di grano canadese è, infatti, dovuta anche alla ‘guerra del grano’ di Coldiretti che ha portato all’etichettatura dell’origine obbligatoria che permette di conoscere l’origine del grano impiegato nella pasta e mette fine all’inganno dei prodotti importati, spacciati per nazionali, in una situazione in cui un pacco di pasta su sei era fatto con grano straniero, senza che questo fosse fino ad ora indicato in etichetta.

“L’Italia, che è leader europeo nella trasparenza e nella qualità, deve farsi carico di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie, a partire da una profonda revisione delle norme sul codice doganale nel settore agroalimentare che prevede paradossalmente che sia chiamata farina italiana quella ottenuta dal grano straniero macinato in Italia”, aggiunge il  direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti. Fare pasta con grano 100% italiano si può come ampiamente testimoniato dalla rapida proliferazione di marchi che garantiscono l’origine italiana del grano impiegato al 100%. Corsetti ricorda che si tratta di “un percorso iniziato nei primi anni della crisi sotto la spinta dell’iniziativa del progetto di Fdai (Firmato dagli agricoltori italiani) che si è esteso ad alcune etichette della grande distribuzione e a noti pastifici italiani”.

Coldiretti Puglia chiede ancora il 100% dei controlli sul grano importato, la moratoria bancaria ed interventi finanziari per le imprese cerealicole, l’attivazione immediata della CUN nazionale cerealicola con base logistica a Foggia, il granaio d’Italia, e sostegni pubblici solo alle imprese che lavorano grano italiana.

Il crollo dell’import dal Canada è una risposta alla domanda dei consumatori che chiedono in misura crescente la garanzia di italianità della pasta acquistata come dimostra la rapida proliferazione di marchi e linee che garantiscono l’origine nazionale al 100% del grano impiegato, da Ghigi a De Sortis, da Jolly Sgambaro a Granoro, da Armando a Felicetti, da Alce Nero a Rummo, da FdAI – Firmato dagli agricoltori italiani fino a “Voiello” che fa capo al Gruppo Barilla, e a Divella che in questi anni ha avviato un percorso di filiera in Puglia con grano 100% italiano frutto della ricerca SIS, società leader nel settore sementiero. In questo contesto è stato siglato in Italia il più grande accordo sul grano biologico mai realizzato al mondo per quantitativi e superfici coinvolte tra Coldiretti, Consorzi agrari d’Italia, Fdai (Firmato dagli agricoltori italiani) e il Gruppo Casillo che prevede la fornitura di 300 milioni di chili di grano duro biologico destinato alla pasta e 300 milioni di chili di grano tenero all’anno per la panificazione. L’intesa – conclude la Coldiretti – ha una durata di tre anni con la possibilità di una proroga per altri due, per un totale di 5 anni.

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Tags: CanadaFoggiaGranoimportazionipastaPuglia
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