“A Foggia il miglior grano duro al mondo”, in Fiera riprende la battaglia per avere la CUN

Si accelera il dibattito sulla centralità del capoluogo. De Bonis (M5S): “Basta con le resistenze dell’industria…”

La candidatura di Foggia come sede della costituenda CUN (commissione unica nazionale) per il grano duro, presso la Camera di Commercio di Foggia, è stata al centro di un confronto svoltosi sabato mattina, a margine dell’inaugurazione della Fiera Internazionale dell’Agricoltura di Foggia, tra il presidente dell’Ente camerale, Fabio Porreca e l’assessore regionale all’Agricoltura, Leonardo Di Gioia.

La Cun non è ostile ad Italmopa

A comunicarlo lo stesso numero uno camerale, secondo cui il riconoscimento, oltre a rilanciare la storica vocazione della provincia di Foggia a granaio d’Italia, è il naturale coronamento di un importante lavoro svolto  in questi anni dalla Camera di Commercio di Foggia con la sua Commissione Prezzi. Un lavoro necessario per il nostro territorio che in una materia tanto delicata per il suo sviluppo economico vuole continuare ad avere chiarezza, condivisione e partecipazione sulla determinazione dei prezzi.

“Nel corso dell’incontro è emersa anche con chiarezza che la eventuale creazione della CUN non è uno strumento ostile al sistema delle imprese di trasformazione, ma un soggetto fondamentale di mediazione tra esigenze differenti che possono trovare nell’organismo nazionale i giusti contrappesi. Partendo dall’assunto che comunque il valore della produzione della materia prima deve trovare un adeguato riconoscimento e non essere marginale rispetto ai prodotti finiti o essere di fatto annullato da logiche non legate al reale andamento del mercato. Anzi, da questo punto di vista, la CUN può rappresentare un importante strumento di trasparenza nelle dinamiche di mercato. Sicuramente anche il nuovo organismo, però, dovrà trovare nella metodologia per la sua composizione forme idonee a dare rappresentanza a tutte le componenti della filiera e ai diversi territori di produzione”, ha riferito in una nota Porreca.

L’impegno di GranoSalus

Oggi in una edizione della Fiera Internazionale dell’Agricoltura ormai ai minimi storici, in piena transizione e sostenuta solo dall’intervento pubblico della Regione Puglia, all’interno di un quartiere fieristico ancora nel limbo sul suo destino, sebbene destinatario di finanziamenti per 28 milioni di euro, 12 dei quali indirizzati alla realizzazione del parcheggio e del ripristino di quello che un tempo era l’ingresso monumentale su Corso del Mezzogiorno, in un convegno dal titolo “Grano, regolamentare una risorsa strategica”, i parlamentari pentastellati Giorgio Lovecchio e Saverio De Bonis insieme ai rappresentanti dell’associazione GranoSalus hanno ripreso il tema della Cun che per primi hanno lanciato nel dibattito pubblico ben due anni fa.

“Il grano duro dovrebbe essere la nostra priorità, non possiamo perdere ulteriori simboli del nostro territorio e della Fiera. Abbiamo il miglior grano duro al mondo, ci dobbiamo battere per avere la CUN a Foggia”, è stato il commento di Lovecchio.

“Quando avevamo pronosticato che lo strumento della Cun avrebbe aiutato a dare una mano al Mezzogiorno agricolo e alla Capitanata e a tutte le aziende agricole del Sud eravamo dei profeti a cui nessuno voleva dare sufficiente credito, oggi la Cun ha una legge istitutiva ed un decreto attuativo per cui si tratta di convincere le resistenze dell’industria e anche di alcune organizzazioni di categoria che fanno finta di voler sostenere questa operazione. Dobbiamo convincerli, perché questa è una strada obbligata: la trasparenza dei mercati agricoli è un processo avviato che non si può più fermare”, ha spiegato a l’Immediato il senatore lucano del M5S De Bonis, che ha proposto di rilanciare la Fiera foggiana sul tema del cibo “Salus”.

Granosalus è stata la prima associazione italiana a smascherare gli illeciti sui prezzi del grano duro portando la CUN a Foggia quale unico strumento per contrastarli. Come si sa anche altri territori reclamano la commissione unica dei prezzi, in particolare l’Emilia. Ma la sede della CUN a Bologna condizionerebbero inevitabilmente il concetto di qualità del grano duro che andrebbe ad assumere una valenza prettamente industriale a discapito della salute dei consumatori, secondo molti attivisti. Importante anche la battaglia contro il grano estero e il glifosate.

“La situazione del glifosate è molto strana – continua De Bonis – c’è un divieto in Italia, non è possibile usarlo in pre raccolta, ma si continua a non analizzare la merce che arriva dall’estero e alcuni principali marchi hanno già dichiarato di voler rinunciare ad importazioni da aree dove si fa uso di questa sostanza, ma lo stato di fatto è che nei porti italiani non c’è nessun controllo. Noi proveremo attraverso azioni di sindacato ispettivo a sollecitare il Ministero della Sanità affinché nei porti di Bari e Manfredonia dove affluisce la maggior parte di grano straniero ci sia un controllo serrato e che soprattutto ci siano dei laboratori accreditati che possano certificare la presenza o l’assenza di questa sostanza: noi ci siamo sostituiti al controllo di qualità tossicologica all’Ente pubblico per le paste in Italia. Abbiamo aperto un solco profondo a tutela della salute dei consumatori. Proveremo ad insistere, abbiamo anche azionato anche dei ricorsi presso il Tribunale di primo grado a Bruxelles per impugnare le autorizzazioni che la Ue ha dato per altri cinque anni a questa sostanza, che in realtà nasconde forti interessi commerciali. La Bayern che acquisisce Monsanto è un’operazione di carattere commerciale, per cui la stessa Germania deve chiarezza: questa sostanza ha invaso la nostra alimentazione, perché è presente nella birra, nel pane, nella pasta, nelle pizze. Molti test fatti sulle donne in gravidanza hanno rilevato la presenza di questa temibile sostanza, bisogna che dopo il protagonismo dal basso dell’associazione GranoSalus ha portato avanti le istituzioni prendano in seria considerazione il problema”.

C’è una filiera virtuosa in Puglia o in Lucania? Che ne pensa di Granoro e delle altre ditte che citano il Senatore Cappelli? De Bonis è tranchant. “Le filiere italiane per il 90% sono delle filiere anticompetitive perché fissano dei prezzi minimi e massimi vietati dall’Unione europea, andrebbero ridiscusse. Se ci sono delle filiere virtuose sul Grano Cappelli, non so dirlo. L’esperienza che abbiamo avuto come GranoSalus, che nei prossimi giorni renderemo pubblica, è proprio secondo la quale nei principali marchi con la dicitura di paste a base di grano Senatore Cappelli dalle analisi molecolari di Senatore Cappelli c’è ben poco. È un brand civetta, che serve per attirare l’attenzione dei consumatori, ma in realtà il tema del Cappelli è spinoso, dobbiamo cercare di far luce sulla trasparenza delle filiere”.