Quella “rivoluzione economica” sognata dagli imprenditori dopo il 4 marzo. Di Carlo: “Capitanata esca da isolamento”

Pino Di Carlo

Pochi imprenditori in questa campagna elettorale si sono sbilanciati sulle loro simpatie politiche. Eppure i temi economici dalla Flat Tax alla detassazione per 6 anni per chi assume giovani con contratti stabili, dalla abolizione dell’Irap alla Banca Pubblica degli Investimenti, fino al reddito di Cittadinanza e all’abolizione del tetto del contante, hanno dominato il dibattito pubblico, insieme agli studi di Carlo Cottarelli e Roberto Perotti, che hanno smontato alcune promesse troppo fantasiose.

La Coldiretti, come abbiamo raccontato, ha lanciato il patto del pomodoro con i suoi 5 punti, Confindustria ha incontrato alcuni candidati, prima e dopo i giorni nazionali in Veneto, ma sono mancati endorsement diretti.

Confartigianato ha ascoltato le proposte di alcune candidate all’uninominale Foggia Gargano. L’edile Pino Di Carlo, con diversificazioni nel settore turistico e viario, ha seguito con attenzione la campagna elettorale dentro e fuori l’organizzazione datoriale diretta da Nicola Di Franza. “La mia idea è che in questo momento politico stia emergendo la volontà di una rivoluzione economica. Il Paese chiede coraggio per cambiare lo status quo. Vedo da parte dei candidati una comunione di intenti, col Pd che ha una posizione più realista, che forse gli deriva dall’aver governato e gli altri schieramenti che osano di più”, spiega a l’Immediato.

“Non ho le competenze economiche per dire se ci sono le condizioni per varare la Flat Tax in Italia, di certo l’idea di abbassare le tasse è vincente, siamo arrivati ad un punto fisiologico di pressione fiscale non più sostenibile, che sfiora l’80% per le imprese: dovrebbe convenire pagare le tasse, ma oggi sappiamo che non è così, per la mancanza spesso di servizi”. Una aliquota al 23%, come si promette in un pezzo del centrodestra, lo vedrebbe entusiasta. “Magari riuscissimo ad averla, sarebbe un sogno”.

“In Confartigianato abbiamo ascoltato Michaela Di Donna, Marilena Di Padova e Lia Azzarone, non sono venuti i candidati pentastellati. Tutte e tre a loro modo sono state convincenti, ho notato da parte loro un atteggiamento responsabile, si erano preparate, conoscevano le nostre istanze, non hanno improvvisato. I contenuti del nostro mondo sono noti: serve un maggior coinvolgimento per il nostro territorio, sul tema degli investimenti infrastrutturali, per l’aeroporto, la seconda stazione, la strada veloce del Gargano. Bisogna trovarli i soldi, dobbiamo interrompere la spirale di isolamento che viviamo in Capitanata”.

Crede che l’assenza di grossi leader nazionali in Forza Italia e nel Pd in questa campagna elettorale possa essere un segnale della scarsa capacità attrattiva della classe dirigente locale e dell’isolamento appunto? La risposta è secca. “Non conosco le dinamiche interne ai partiti”. Si augura dunque le larghe intese? “No, mi auguro però che ci sia stabilità, il Paese ha bisogno di regole certe e il coraggio di attuare una piccola rivoluzione economica. Abbiamo chiesto una revisione della riforma della procedura fallimentare, occorre far rientrare nel mercato quelle imprese che erano fallite. Sono un patrimonio importante per creare occupazione e ridare possibilità agli imprenditori. Sento parlare di miliardi di investimenti pubblici, sarebbe importante capire come raggiungerli e realizzarli”.