A Foggia “il patto del pomodoro”. 5 proposte di Coldiretti: “Togliere il ‘segreto’ ai prodotti”

Aveva cominciato Silvio Berlusconi col patto del parmigiano in Coldiretti nazionale lo scorso 14 febbraio e ora le varie diramazioni territoriali dell’organizzazione agricola stanno facendo altrettanto con i diversi candidati al Parlamento. La neve non ha fermato il presidente Giuseppe De Filippo, il direttore Marino Pilati, Michele Letizia e tutti gli altri dirigenti e dipendenti della Coldiretti, che questa mattina hanno incontrato gli azzurri Michaela Di Donna, candidata all’uninominale camerale Foggia Gargano e Raffaele Di Mauro, al numero due del listino plurinominale.

Venerdì scorso era stata la volta del centrosinistra con Michele Bordo, Lia Azzarone e Massimo Russo e il prossimo venerdì saranno accolti i candidati pentastellati. Coldiretti, dopo una fase di grande sostegno e apertura al Governo Renzi con un proprio ministro d’area, Maurizio Martina, (si ricorderanno le bandiere issate al Giordano per la manifestazione pro Sì al referendum costituzionale), sente la necessità, ammette il presidente a l’Immediato, di ritrovare una sua “neutralità” sui temi. Il mondo agricolo è vasto e variegato e ha sensibilità differenti. “Una organizzazione sindacale non può essere troppo schierata, dal nazionale non ci sarà stavolta una linea ufficiale”, è la nuova consapevolezza. Non il patto del parmigiano, ma quello del pomodoro è stato firmato questa mattina.

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È importante dire che sono 5 proposte a costo zero, che non richiedono particolari coperture finanziarie. Uno dei punti più qualificanti è togliere il segreto alle importazioni. Il secondo è l’etichettatura per tutti i prodotti alimentari”, ha spiegato De Filippo alla nostra testata web.
Al numero tre del patto c’è la creazione di un Ministero dell’Alimentazione che riunisca l’agricoltura e le materie ministeriali del cibo. Al punto quattro la sburocratizzazione perché “un imprenditore agricolo passa 50 giorni dei 250 di lavoro negli uffici per bollare carte e pratiche”. E al numero cinque, l’eterno tema della sicurezza nelle campagne.

“Non si riesce ancora a percepire quanto la sicurezza negata sia un blocco allo sviluppo. Non abbiamo imprese e imprenditori che passano più tempo a custodire i loro beni che a pensare a nuovi investimenti. La condizione di mancata sicurezza è un forte freno allo sviluppo economico di questo territorio, dovrebbe essere la priorità di ogni politico”, ha aggiunto.
Ai candidati in questi giorni De Filippo sta chiedendo un impegno noto: una più incisiva presenza sulla legge sui reati ambientali, per chi Coldiretti ha chiesto il parere del giudice Caselli, uno stop deciso al “cibo falso” e alle sofisticazioni, un lavoro di sistema sugli animali selvatici che invadono i campi, dalle lepri ai cinghiali, una adesione alla contrarietà agli accordi Ceta e la Diga di Piano dei Limiti. “Ci garantirebbe acqua potabile per un anno, 300 milioni non mi sembrano tanti”, è stato il commento del presidente, che ha anche introdotto il tema del “controllo dell’immigrazione”. “Abbiamo scelto la distintività, abbiamo deciso di governare il processo del caporalato, anche rischiando di essere impopolari”.

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