Tra cronaca e fantasia, a Foggia la trilogia “Jihad. Il piano segreto”. L’autore Melchiorre: “Integrazione è una parola violenta”

Claudio Melchiorre veste i panni di Art Mc Loud, il suo alter ego nato a Coventry nel 1927. Ha passato la vita in Home Office occupandosi di contabilità e giovanissimo, ha partecipato alla guerra come Volontario dei servizi di assistenza sanitaria. Orgoglioso della storia dell’Impero britannico, ha sempre seguito la vita e le azioni di Lord Mountbatten, fino alla sua tragica morte.

Merchiorre e Mc Loud hanno presentato ieri con la Fidapa in Fondazione Monti Uniti a Foggia il romanzo primo della trilogia Jihad. Il piano segreto che si dipana tra cronaca e fantasia, con un affresco quanto mai penetrante sulla civiltà contemporanea e le sue debolezze. Il filo conduttore è una famiglia che si trova a combattere per l’Islam, cercando di portare la sua idea di salvezza in Europa, o Awrubba, su ordine di Al Baghdadi, il califfo in carica con questo nome dinastico. Attraverso la storia violenta e appassionata di Abdul, il romanzo racconta un occidente debole e presuntuoso che si dimostra arrendevole a causa dei suoi mille tic e crisi,di fronte alla semplice forza del jihad e della fede di un comandante accorto e carismatico. Non c’è un anno preciso di riferimento, ma la storia è collocata in un prossimo futuro e densa di previsioni e profezie.

La storia, come ha spiegato l’autore, racconta quello che potrebbe ancora riguardare l’Italia e l’Europa, in caso di attacco improvviso da parte di uno Stato Islamico che dovesse perdere i suoi caratteri fondanti per prendere quelli più generali di entità sovranazionale e comunitaria. “Sotto i colpi di un leader militare e morale che si sente subordinato al suo Califfo ed Allah, un esercito in perenne formazione riesce infine a conquistare un pezzo importante dell’Europa. Il racconto, man mano che si dispiega, spiazza il lettore che, senza questa struttura precisa e dinamica, non potrebbe mai ritenere possibile la fondazione di una Repubblica Islamica nel Vecchio Continente. Uomini e donne esperti di equilibri e dinamiche del mondo internazionale e militare, dialogheranno su questa storia possibile, parlando del romanzo che mancava per discutere sulle contraddizioni e le debolezze della cultura occidentale”.

A parlare con l’autore insieme a Rosa D’Onofrio, la presidente Fidapa e il moderatore Micky de Finis, la docente Ada Prisco, l’appassionato di letteratura Alfonso Graziano e l’ex senatore Orazio Montinaro, grande esperto di saggistica economica e di Medio Oriente. Dal buon selvaggio di Rosseau a Sottomissione fino a Marcuse, tante le citazioni colte nell’incontro. L’autore dal suo canto ha osservato che l’Occidente dovrebbe cambiare parole. “Integrazione è una parola violenta, è il caso di cominciare a mutarla con collaborazione, convivenza, rispetto. Chi integra chi?”.

Il romanzo offre molti spunti, come è stato illustrato ieri. Dal destino, contenitore di speranza e di senso per i terroristi ai tanti aspetti della salvezza. “I militari sono marionette, io non penso che la religione sia così centrale, nel romanzo la figura del Califfo primeggia, ma non ho mai creduto che il vero motore del terrorismo sia la religione, forse per le masse è così, è il loro collante. Per questo mi è molto piaciuta la figura di Fatima, le donne sono motore di cambiamento, perché essendo martoriate da quell’economia e da quel maschilismo possono essere chiave della trasformazione. Non ho amato Abdul, che apparentemente è un eroe, ma quando bisogna mostrare carattere piega la testa al potere”, ha detto Montinaro, che l’ha letto appassionatamente il libro.

Bella discussione e molte prospettive. Si attende il secondo volume a Foggia.

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