300mila tonnellate di rifiuti seppellite con tecnica “sandwich”. “Vicino a terreni coltivati”

di MICHELE CIRULLI

Terreni inquinati e da bonificare. Sotto le distese di verde, proprio di fianco a campi coltivati e da cui nascono prodotti da commercializzare, sono stati depositati rifiuti solidi urbani. Le 147 pagine della relazione tecnica del consulente Pasquale Scapicchio, incaricato dai pm Giuseppe Gatti e Renato Nitti nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria Black Land, è stata esibita la settimana scorsa nell’ultima udienza del filone foggiano. Circa 300 mila tonnellate di rifiuti nel sottosuolo interrati con la tecnica del “sandwich”, ricalcando un modello già noto e largamente utilizzato dai clan dei Casalesi, come già spiegato dal collaboratore di giustizia Carmine Schiavone prima di morire.

Grandi buchi, alcuni dei quali superano anche i 12 metri di profondità, e poi strati di rifiuti coperti da terra. E poi ancora rifiuti e terra fino a raggiungere la superficie. Mentre il filone barese dell’inchiesta è giunto in Cassazione, dove sono state confermate le due assoluzioni e le restanti condanne a carico di 7 persone, il filone foggiano – nel quale figurano le aziende accusate di aver guadagnato ingiustamente ingenti somme di denaro dal mancato trattamento dell’immondizia sversata illegalmente-  continua pericolosamente a correre sul filo della prescrizione, anche se si è registrata una leggera accelerata con un calendario straordinario di udienze.

Resta però lo scottante tema delle bonifiche, il vero grande interrogativo di una inchiesta che nel 2014 fece scalpore toccando in maniera più sostanziosa le città di Cerignola, Ordona, Apricena. “L’interramento di rifiuti nei siti in oggetto di indagine è stato effettuato in zone che non avrebbero dovuto e potuto essere adibite a ciò, non essendo assolutamente idonee allo scopo e peraltro immediatamente adiacenti a zone agricole coltivate. Tutte le considerazioni elencate – scrive Scapicchio- portano alla necessità di provvedere in tempi rapidi alla bonifica dei luoghi, onde limitare l’impatto ambientale derivante dallo stazionamento ulteriore dei rifiuti in situazioni assolutamente non idonee”.

Oltre i limiti consentiti per legge gli idrocarburi e tricloroetano. Solo che dal 2014, quando è scoppiata l’inchiesta Black Land, in località Cavallerizza ad Ordona e nella zona Diga Capacciotti a Cerignola, dove sono stati ritrovati i maggiori scarichi illegali, la bonifica non è ancora partita. La prescrizione è di destinare quell’immondizia interrata “a discariche per rifiuti (non) pericolosi o a impianti di trattamento termico” o agli inceneritori. Quando tre anni fa i carabinieri del NOE sono giunti nelle cave di proprietà di Gerio Ciaffa (Ordona) e Antonio Pelullo (Cerignola) hanno trovato rifiuti solidi urbani non differenziati, “freschi, interrati da poco per i quali il processo di decomposizione non è ancora o è appena iniziato”.

Ma non solo, perché nel secondo strato, dai 4 metri di profondità in giù, sono stati scoperti RSU “in avanzato stato di decomposizione” perché interrati da più tempo: “aspetto nerastro ed estremamente maleodoranti”, ma soprattutto “caratterizzati dalla presenza di valori di TOC (Carbonio Organico Totale) elevati”. A coprire i vari strati “terreni e sabbie” che “presentano valori analitici superiori ai limiti delle concentrazioni soglia di contaminazione”. L’inquinamento dei terreni, molti dei quali a contatto con campi regolarmente coltivati, “è stato determinato dallo scarico e dall’interramento delle due tipologie di rifiuto descritte”. Ossia dai nuovi (e che nel frattempo sono andati incontro a processi di decomposizione) e i “vecchi” rifiuti.

Nelle viscere della terra è stato ritrovato di tutto:  oggetti in plastica, tubi di gomma, materiali di scarto edili, pneumatici, ma non sempre è stato possibile andare “a fondo”: oltre i 12 metri, difatti, “per ragioni di sicurezza, nelle condizioni di scavo non è stato possibile scendere a profondità maggiori: elevato sarebbe stato il rischio di eventuali crolli”, scrive Scapicchio nella sua relazione tecnica consegnata ai sostituti procuratori Nitti e Gatti. Le attività di carotaggio sono partite già all’indomani del ritrovamento delle discariche abusive in cui l’organizzazione di Ciaffa & Co. ha  nascosto circa 300 mila tonnellate di immondizia per una estensione pari a oltre 11 campi di calcio. La consulenza di Scapicchio, già impegnato per i rilievi in un altro grave delitto ambientale dauno, quello di Giardinetto, esprime una necessità impellente: bonificare le aree le inquinate.

Cassazione conferma condanne e assoluzioni 

Scoppiata nel marzo del 2014, l’inchiesta Black Land servì a definire il traffico illecito di rifiuti tra Campania e Capitanata. Un’organizzazione piramidale, con il dominus Gerio Ciaffa a governare spostamenti, cave, a raccordarsi con aziende di Avellino e Salerno. Insieme a lui Pasquale Del Grosso, brutalmente assassinato nel gennaio dello stesso anno: a processo non ci è mai arrivato perché il suo corpo è stato ritrovato carbonizzato all’interno della sua auto, nell’agro di Ascoli Satriano.

L’inchiesta giudiziaria ha imboccato due filoni: quello barese, giunto in Cassazione, e che ad oggi ha portato a due assoluzioni e condanne da 2 a 4 anni per gli altri imputati; quello foggiano, invece, sembra essere ancora in alto mare. Nelle 150 pagine di sentenza, il gip Marco Galesi racconta gli intrecci della organizzazione individuando in Gerio Ciaffa e Pasquale Del Grosso le menti dell’attività criminale. A corroborare la tesi anche “la dichiarazione pienamente (seppur sinteticamente) confessoria rilasciata da Gerio Ciaffa” in persona.  I rifiuti speciali, prodotti in diversi comuni delle province di Salerno e Caserta, dopo essere stati trasportati nei siti di stoccaggio della ‘Sele Ambiente’ di Battipaglia (Salerno) e della Ilside di Bellona (Caserta) venivano gestiti secondo uno schema così suddiviso: i rifiuti della frazione umida venivano dapprima conferiti all’impianto di compostaggio della Biocompost Irpino di Bisaccia (Avellino), quindi, senza subire alcun trattamento, accompagnati da falsa documentazione, venivano trasportati e gestiti come se si trattasse di ammendante, per essere definitivamente smaltiti mediante ‘tombamento’ in un enorme cratere ricadente su un area agricola a Ordona, gestita dall’Edil C., dove vi era una autorizzazione al ripristino ambientale. Gli automezzi camminavano “sicuri”, perchè sulle documentazioni (Ddt), scrive Galesi, gli scarti illegali risultavano “trasformati magicamente in compost”. I rifiuti della frazione secca venivano, invece, conferiti alla Spazio Verde Plus di Carapelle, sempre in Capitanata, e, dopo essere stati trasportati in un capannone di stoccaggio in località ‘Santa Cecilietta’ di Foggia, venivano sversati illecitamente in aree diverse in Puglia, Campania, Basilicata e Molise. La base operativa era la Ecoball Bat in Carapelle. Tra i componenti della organizzazione anche una persona segnalata dal pentito Carmine Schiavone nella black list presentata nel 1997 alla commissione parlamentare sulle ecomafie.

A costituirsi parte civile sono stati i comuni interessati dagli sversamenti (Cerignola e Ordona in primis) e la SIA srl, che dal mancato trattamento dell’immondizia avrebbe ottenuto minori introiti. La società partecipata del Consorzio di Igiene Ambientale aveva chiesto un indennizzo di 15 milioni di euro, solo che secondo i giudici della prima sezione penale non sono state ritenute più ammissibili le istanze di parte civile presentate da WWF Foggia, ENPA, Centro Studi Naturalistici CSN e, appunto, del Consorzio di Igiene Ambientale Foggia 4, che per conto dei Reali Siti, Cerignola e i tre paesi della BAT (Margherita di Savoia, Trinitapoli e San Ferdinando di Puglia) organizza il sistema di raccolta e smaltimento di rifiuti solidi urbani. A godere della provvisionale da 20 mila euro stabilita dalla Corte saranno i Comuni di Ordona, Apricena, Trani, Carapelle, Cerignola e la società agricola Castel Pagano srl, con risarcimenti che successivamente saranno valutati in apposito procedimenti civile. Secondo prime stime, per bonificare le aree servirebbero almeno 30 milioni di euro.





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