Disastro Enichem, arrivano i risultati dello studio: “Manfredonia dovrà riflettere”

Rosa Porcu

Il 16 giugno verranno resi pubblici i risultati della ricerca epidemiologica a Manfredonia. Il coordinamento ci lavora da tempo, ma, alla conoscenza dei fatti, si preferisce la chiacchera.
Molte voci e notizie imprecise sono circolate in questi giorni circa la relazione finale della Commissione di studio in cui sono contenuti i risultati della ricerca epidemiologica iniziata nel febbraio del 2015 e consegnata, al termine della sua prima fase, a gennaio di quest’anno. C’è chi ha parlato addirittura di ‘mistero’, probabilmente ignorando che la relazione è depositata, come si evince da delibera comunale, presso la polizia municipale e ciò significa che è pubblica e dunque consultabile da tutti coloro che volessero farlo.
Allora non si capisce perché tanto rimestare dentro la notizia, a meno che non serva a qualcuno solo a fare notizia. L’attesa dei risultati è sacrosanta perchè sacrosanto è il bisogno di sapere della popolazione. Abbiamo lavorato per questo fin dall’inizio della ricerca.
Quello che non si capisce, però, è il circolare di accuse generiche basate sul niente, anzi, direi, basate sull’ignoranza.
Ebbene sì, sembra proprio ignoranza, nel senso che chi scrive ‘ignora’ come stanno i fatti che richiedono, per essere compresi, uno sforzo di conoscenza all’altezza della complessità della situazione come è quella di Manfredonia e della novità che rappresenta sul territorio la ricerca partecipata.
I fatti sono questi: da fine marzo abbiamo preparato la presentazione dei risultati a cui siamo approdati dopo due anni di lavoro. Siamo tutti, commissione di studio, sindaco e coordinamento, ansiosi di comunicare alla popolazione i dati e lo faremo finalmente il 16 giugno prossimo. I ricercatori abitano in varie parti del mondo e non è stato facile trovare una data che li riunisse tutti qui a Manfredonia. Poi volevamo dare il massimo rilievo a questo evento per cui abbiamo cercato l’attenzione delle autorità politiche e della comunicazione. Penso però che l’ignoranza sia dovuta soprattutto al non avere capito e seguito con cognizione di causa, il lavoro intenso, puntuale, faticoso fatto in questi due anni attraverso la ricerca partecipata. Certamente  la comunicazione dei risultati dell’indagine è fondamentale, il fine ultimo per passare poi alle decisioni politiche. Ma è solo un pezzo. Solo la punta visibile dell’impegno di studio profuso in questi due anni. Se, infatti, il 16 giugno leggerete i risultati dell’indagine come mere cifre derivanti dai rigorosi studi sulle coorti dei lavoratori e dei cittadini di Manfredonia, sappiate che state vedendo solo un pezzo, solo l’ultimo tratto del percorso della ricerca partecipata.
La ricerca partecipata è molto di più di una semplice conta di malati e morti da mettere in fila in quanto è molto di più di una Ricerca epidemiologica tradizionale.
Cerco di dimostrare perché.
La Ricerca partecipata è stata innanzi tutto una porta che si è aperta per incominciare a dire la verità su questo territorio martoriato e dimenticato. La prima porta aperta dopo anni di silenzi. Delle istituzioni sicuramente, ma anche di intellettuali e\o opinion makers distratti o impegnati in altre cause più remunerative.
La ricerca partecipata, ha dovuto assumersi per questa ragione, prima di tutto, il peso della totale mancanza di fiducia da parte della popolazione tradita da coloro che per anni potevano e dovevano intervenire sullo stato di salute, ma non hanno fatto nulla. Popolazione tradita però anche da coloro che sapevano e non hanno fatto informazione.
È stata tracciata una strada nuova per la ricerca scientifica. Nell’interazione tra i ricercatori e noi cittadini e cittadine, infatti, abbiamo messo a punto un modello nuovo di scienza che, come sappiamo, non può essere neutrale. Abbiamo lavorato per orientare il rigore scientifico e metterlo  al  servizio della salute della popolazione e dell’ambiente.
Non valgono, abbiamo sperimentato, solo gli studi specifici e la letteratura relativa, ma è fondamentale anche prendere in considerazione il pensiero dell’esperienza inciso sui corpi, sulla memoria individuale e collettiva delle persone coinvolte in un disastro ambientale.
Abbiamo imparato che il linguaggio della comunicazione scientifica cambia se gli scienziati leggono i dati insieme alle persone vere in carne ed ossa che hanno subito il danno ed hanno elaborato pensiero e teoria. Ma anche  modello della propria esperienza se viene riconosciuto attraverso lo scambio con l’esperienza e gli studi su altre popolazioni inquinate.
Infine la ricerca partecipata è stato un laboratorio politico inedito. Inedito nel senso che ha messo in atto una pratica politica nuova ed ha realizzato un percorso di partecipazione democratica autentica non solo formale. Tutte le decisioni noi cittadini\e le abbiamo prese insieme ai ricercatori e le abbiamo sempre comunicate in assemblee pubbliche a tutta la popolazione. All’inizio abbiamo costruito il protocollo d’intesa sulla Ricerca con i diversi scenari possibili che è stato poi sottoscritto dal sindaco nel corso di un incontro pubblico. Abbiamo analizzato e valutato insieme le evidenze emerse dalla Ricerca per collocarle nel giusto scenario sempre guidati dal bisogno comune di verità. Verità scientifica, per i ricercatori, fedele alla nostra esperienza, per noi.
Abbiamo imparato a scrivere insieme comunicati chiari, semplici e difficilmente manipolabili o strumentalizzabili da chi si ferma alla notizia senza conoscere o peggio utilizza la notizia per altri fini. Tutto questo processo  non è stato semplice. La Democrazia richiede motivazione, impegno e capacità di mediazione dei conflitti. Conflitti che sono emersi tra noi cittadini  e cittadine del Coordinamento a causa delle visioni differenti sul percorso da fare nella ricerca, sul rapporto con le istituzioni. Mai però i conflitti sono stati causati da interessi personali, ma solo da fini impersonali. Abbiamo  partecipato ai conflitti tra i ricercatori sulle visioni diverse della scienza e dell’essere scienziati, sul linguaggio che diventa potere se inteso solo  da pochi addetti ai lavori. Abbiamo battagliato tutti insieme, ricercatori e cittadini, sulle evidenze emerse dallo studio per collocarle nello scenario corretto.
Insomma la ricerca è un cammino complesso, ma anche molto, molto interessante. Sicuramente può essere fecondo per chi ha a cuore le sorti di questa Città ferita, ma anche per coloro che hanno fame di Democrazia e che vorranno porsi  in ascolto per comprendere il senso politico di questa esperienza. Sono convinta infatti che questo percorso può essere, se lo vogliamo e sappiamo costruire, un nuovo inizio. Per riacchiappare il bandolo del passato negativo ed incominciare a tessere una storia nuova per la nostra città. A partire dalla cura necessaria della salute e dell’ambiente! Chi ha il bisogno autentico di sapere e di conoscere la verità dei fatti, allora, non deve parlare senza conoscere, altrimenti si rischia di vanificare tutto il lavoro svolto.
Invito per questo a partecipare ai lavori del Coordinamento Progetto Ambiente e Salute Manfredonia che ha sede presso il Centro Diurno Alda Merini Via Orto Sdanga 97.
Infine vi aspettiamo tutti\tutte il 16 giugno per la comunicazione dei risultati dello studio epidemiologico.
                                   

                                                       Rosa Porcu portavoce del Coordinamento Ricerca Progetto

Ambiente\Salute Manfredonia