Manfredonia sfida il mostro Enichem, uno sportello raccoglie storie. Continua lo studio epidemiologico

Presentato l’infosportello del progetto Ambiente e Salute di Manfredonia. Altro passo importante per fare luce sul disastro del 1976, quando una colonna di lavaggio del petrolchimico Anic esplose danneggiando un’intera comunità. Giorgio Nebbia, noto ambientalista e politico ha parlato di Manfredonia come la “città più provata d’Italia dopo Seveso”. E mentre martedì prossimo nel municipio, la commissione scientifico-sanitaria (guidata dagli epidemiologi Biggeri e Vigotti) mostrerà le linee guida confrontandosi con la cittadinanza, ieri l’altro è stato presentato dall’omonimo Coordinamento cittadino “Ambiente e Salute Manfredonia” lo sportello pubblico aperto all’interno del Centro Diurno Alda Merini di Manfredonia, in via Orto Sdanga, dove i cittadini potranno recarsi ogni martedì e giovedì, dalle 18 alle 20 per raccontare storie, testimonianze, lamentele, relativamente a quanto avvenuto in questi anni dopo l’incidente nel 1976 nell’ex Enichem di Macchia-Monte Sant’Angelo.
Tanto attraverso il sito www.ambientesalutemanfredonia.it quanto recandosi presso lo sportello pubblico nel Centro Diurno, i cittadini potranno porre quesiti ed evidenziare interrogativi utili nell’ambito del percorso del progetto. Un progetto di studio partecipato. Di conseguenza la popolazione riveste un ruolo importantissimo. Lo studio verrà realizzato con la collaborazione del Comune di Manfredonia, l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, sedi di Lecce e di Pisa, la ASL di Foggia, l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR, sedi di Lecce e Bologna, l’Università di Firenze e l’Impresa Sociale no-profit Epidemiologia e Prevenzione.

Lo “Studio epidemiologico Salute e Ambiente Manfredonia”, ricordiamolo, sarà utile per conoscere gli effetti che si sono ripercossi sulla salute dei residenti in seguito all’episodio del 26 settembre 1976.