Pistole e minacce social, ecco i ‘guappi’ del clan Libergolis. Tre arresti per porto illegale d’armi

Da sinistra, Miucci e Pettinicchio
Da sinistra, Miucci e Pettinicchio
Libero Lombani
Libero Lombani

Pizzicati con le armi in auto alcuni soggetti di spessore della criminalità di Monte Sant’Angelo. Manette ai polsi per Enzo Miucci, 33enne e Matteo Pettinicchio, 31enne, entrambi nati a San Giovanni Rotondo e vicini al clan Libergolis. Tutti e due con precedenti per reati associativi di stampo mafioso e al centro dell’operazione Rinascimento, rilevante ai fini dello scioglimento per infiltrazioni della criminalità del Consiglio Comunale di Monte. Arrestato, insieme a loro, Libero Lombani, 29 anni, anche lui nato nella città di San Pio. Squadra mobile di Foggia e Guardia di Finanza di Bari li hanno fermati e condotti in carcere per porto illegale di armi comuni da sparo. Sabato scorso, durante un servizio congiunto mirato a prevenire rapine in ambito stradale, all’altezza di San Severo sulla A14, i militari hanno bloccato una Ford Fiesta con a bordo i tre soggetti.

Occultati all’interno del vano airbag, c’erano una pistola semiautomatica Beretta calibro 7,65 completa di caricatore con all’interno 5 cartucce e una semiautomatica Browning calibro 6,35. Quest’arma aveva la canna appositamente modificata con una filettatura alla punta che consente l’applicazione del silenziatore. Rinvenuta, inoltre, un’altra semiautomatica marca Walther calibro 9 mm, completa di caricatore con all’interno 7 cartucce, un silenziatore della lunghezza di 20 centimetri di colore grigio scuro, 22 proiettili calibro 7,65 e due calibro 6,35. I tre sono stati condotti nel carcere di Foggia.

Pettinicchio e le minacce sui social

minacce social pettinicchio 2Nei giorni dello scioglimento del Comune di Monte Sant’Angelo, Matteo Fabiola Pettinicchio, giovane boss locale, pubblicò un post su Facebook piuttosto eloquente. “Chi si fa i fatti suoi campa cento anni (scritto però in dialetto, ndr). Leggete meno che poi vi fa male la testa… poche parole buon intenditore”. E ancora: “La gente di questo paese è ridicola.. commentano dicerie e non sanno nemmeno quello che dicono”. Il post, subito intercettato dalle forze dell’ordine, venne rimosso.

Pettinicchio, figlio dell’ex consigliere comunale Antonio, era presente tra gli “omissis” della relazione del prefetto relativa allo scioglimento del comune di Monte. “Matteo Pettinicchio – si legge – è ritenuto contiguo al contesto criminale del “Clan dei Montanari”, riconducibile alla famiglia Libergolis, come si desume anche dalle sue pregresse frequentazioni, risultanti da diversi controlli di polizia, che vanno dal 2003 al 2008, tra cui elementi di spicco nell’ambito delle consorterie mafiose. Più volte tratto in arresto, Pettinicchio ha diversi pregiudizi per reati gravi come le estorsioni. È stato coinvolto anche nell’operazione “Rinascimento” e sottoposto in tale ambito a fermo di indiziato di delitto emesso dalla DDA di Bari – convalidato dal giudice per le indagini preliminari con contestuale applicazione di misura cautelare – insieme ad altre 17 persone, per reati di estorsione, porto e detenzione abusiva di armi, favoreggiamento della latitanza del boss Giuseppe Pacilli detto “Peppe u’ montanar”, procurata inosservanza di pena ed altri gravi reati”.

Suo cugino Damiano Totaro (con interessi nel Monte Calcio e consigliere direttivo del Parco del Gargano) gestiva la RSSA che, stando alla relazione, è stata oggetto di atti di intimidazione già poche settimane dopo il rilascio dell’autorizzazione al funzionamento. Dagli accertamenti effettuati dall’organo ispettivo emerse che tra i dipendenti della residenza per anziani c’era proprio la compagna di Matteo Pettinicchio oltre a quella di Enzo Miucci, anche quest’ultimo esponente di spicco della criminalità organizzata. Entrambi arrestati nelle ultime ore.