Giudice “copia e incolla” ordinanza (ancora una volta), il boss Sinesi punta alla scarcerazione

sinesi e tribunale

Semplici episodi di guardiania, anche se abusiva, per vigilare sui tir in attesa che scaricassero la merce presso il conservificio Princes. E quindi, niente racket. Questa la linea difensiva dei legali di Roberto Sinesi, capo storico della “Società Foggiana” e dei suoi sodali: Luigi Biscotti, Luciano Cupo, Cosimo Giardiello e Raffaele La Tegola, tutti arrestati per le estorsioni agli autotrasportatori della Princes, conservificio del pomodoro in zona Asi. Intanto Sinesi si è già da tempo dichiarato estraneo alla vicenda affermando di conoscere soltanto suo nipote, Luigi Biscotti e il suo vicino di casa, Luciano Cupo. Mentre non avrebbe mai sentito parlare degli altri soggetti coinvolti in questa storia, Giardiello e La Tegola.

Secondo la difesa, inoltre, sarebbe da annullare anche la seconda ordinanza cautelare per alcuni difetti formali e perché, anche questa, sarebbe stata ricopiata integralmente nella parte relativa alle esigenze cautelari. Esattamente come quella precedente. Per questi motivi, la difesa ha fatto ricorso alla Cassazione contro la decisione del Tribunale della Libertà di confermare la carcerazione per il boss, da qualche giorno nella Casa Circondariale di Foggia dopo la riabilitazione respiratoria presso il Don Uva dovuta all’attentato del 6 settembre scorso. Dopo la prima ordinanza, Sinesi e soci erano tornati liberi in quanto la difesa riuscì a dimostrare un palese copia e incolla del gip, il quale avrebbe dovuto valutare gli elementi indiziari autonomamente invece di limitarsi a riportare quanto formulato dal pm della DDA, note a piè pagina comprese. I legali di Sinesi puntano nella Cassazione per rimettere il boss in libertà.