In provincia di Foggia incapaci di gestire i rifiuti, si salvano solo tre città. E la differenziata non basta

cgil rifiuti foggia

La sfida della chiusura del ciclo dei rifiuti in Puglia ruota intorno ad un numero: sessantacinque. La cifra rappresenta la percentuale media attuale di conferimento in discarica che, entro febbraio 2018, dovrà essere “convertita” in percentuale media di differenziata. A presentare il piano (che verrà emendato nei prossimi mesi, dopo il confronto con i sindaci) durante il convegno organizzato a Foggia dalla Cgil, il commissario regionale Gianfranco Grandaliano. L’avvocato barese vicino al governatore Emiliano bacchetta la precedente visione vendoliana del settore: “La raccolta differenziata non risolve tutti i problemi, come previsto da chi ci ha preceduti (Nichi Vendola, NdR) – ha spiegato -, serve invece ragionare sull’integrazione dei servizi e sulla revisione dei compiti e delle autonomie locali. Il sistema degli appalti voluto da Cantone, di per sé innovativo, ha fallito in Puglia. Per questo siamo corsi ai ripari pensando ad un nuovo sistema di governance, che possa snellire i tempi di realizzazione dei nuovi impianti necessari e permetta un sistema di controllo più rigoroso”. Sullo sfondo, c’è l’idea di centralizzare tutta la gestione  – spaiamento-raccolta (la cosiddetta “parte povera”) e trasformazione-conferimento (parte ricca) – nelle mani di Bari. Il sindacato ha spinto su questa ipotesi che ha trovato piena disponibilità nelle parole del commissario. “Solo così possiamo sperare di raggiungere l’obiettivo previsto dalla strategia europea per il 2030, ovvero il 90 per cento di differenziata”.

Foggia: 3,5 milioni per la differenziata che non c’è

“La situazione di Foggia è emblematica – ha dichiarato il segretario territoriale, Maurizio Carmeno -, sono stati investiti 28 milioni di euro senza una ricaduta proporzionale. Per di più, i cittadini continuano a pagare mediamente 4-500 euro l’anno perché l’unico sbocco è il conferimento in discarica: attualmente ci finisce l’85 per cento dei rifiuti. Questo significa che concepiamo il rifiuto come costo-peso, non come una risorsa. Sono stati destinati 3,5 milioni di euro per la differenziata sperimentale in alcuni quartieri, ma ad oggi non è partito nulla, con il risultato che siamo fermi al palo del 16 per cento”. Non va meglio a Cerignola, secondo Carmeno, dove “si registrano percentuali del 4,62 per cento” e a Manfredonia (“12,95 per cento”). Diverso il discorso a San Severo, Lucera e Apricena: “Qui i dati sono positivi e prossimi al 50 per cento – continua il segretario Cgil -, ad Apricena hanno cominciato ad abbassare le tasse mentre a Lucera hanno risparmiato circa 300mila euro”. “Mentre a Foggia – continua – sono stati spesi 2,5 milioni per acquistare la discarica dall’Agecos però i rifiuti vengono portati nell’impianto Marcegaglia con costi aggiuntivi per il conferimento (fino a 170 euro). E ancora – conclude – a causa dei meccanismi dell’ecobonus i foggiani sono costretti a pagare i comuni più virtuosi, subendo un doppio danno”. Grandaliano si è espresso anche su Cerignola: “Non c’è nessuna emergenza, con il sindaco Franco Metta conveniamo sulla necessità di realizzare il sesto lotto della discarica e sul potenziamento della differenziato. A tal proposito, stiamo ragionando sulla possibilità di individuare un nuovo impianto”.

Agenzia unica: Bari “commissaria” tutti

I territori hanno fallito, adesso verranno ripetrimetrate le aree omogenee per l’igiene urbana e, con una nuova legge, verrà disciplinata la governance del ciclo dei rifiuti”. Per il commissario regionale saranno questi i prossimi passi per sanare la “situazione critica”. Giuseppe Ciracì della funzione pubblica Cgil ha sottolineato la necessità di affrontare il tema “con una visione industriale, attraverso la predisposizione di un piano che non può essere quello attuale, ma che va rivisto”. “Bisogna puntare dritto sulla gestione integrata del ciclo – ha spiegato – e servono impianti pubblici, gestiti dal pubblico. Inoltre – conclude – sono maturi i tempi per un’azienda unica regionale”. Il modello Amiu, già sperimentato a Foggia, potrebbe essere replicato altrove. Grandaliano ne è convinto.