Grano, boccata d’ossigeno da 10 milioni per le imprese. Cento euro ad ettaro in Puglia

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Licenziato, in Conferenza Stato Regioni, il decreto che fissa criteri e modalità di ripartizione delle risorse del fondo di 10 milioni di euro, inserito nel decreto legge enti locali, dello scorso luglio, dedicato ad interventi a sostegno del comparto cerealicolo. “Un lavoro di squadra – commenta l’assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia, Leonardo di Gioia, in qualità di coordinatore della Commissione Agricoltura in Conferenza Regioni – portato a termine insieme a tutti i colleghi delle Regioni, delle Province autonome e con la collaborazione dell Ministero delle Politiche Agricole, alimentari e forestali. L’intesa è stata raggiunta in 24 ore: il decreto ci consente l’avvio della nuova campagna produttiva con uno strumento di sostegno importante. Per le imprese e i produttori tutti è una risposta concreta alle criticità più volte manifestate, che avrebbero ridotto al collasso l’intero settore”. L’aiuto concesso, in regime de minimis è pari a 100 euro per ettaro: “Una boccata d’ossigeno – conclude di Gioia – per le imprese che operano nel settore di tutte le Regioni, le quali hanno, ad oggi, anche l’opportunità di incrementare qualità e la produttività delle coltivazioni, contribuendo al rafforzamento di tutta la filiera cerealicola, nel medio-lungo periodo”. 

Sul decreto è intervenuta la Coldiretti Puglia con il presidente Gianni Cantele: “Bene il decreto con cui vengono ripartite le risorse del fondo di 10 milioni di euro per sostenere il comparto cerealicolo, ma resta decisiva l’etichettatura di origine obbligatoria per il grano usato per produrre la pasta, su cui si è impegnato nella nostra manifestazione a Firenze il premier Renzi. E’ necessario un cambio di marcia in un’ottica di trasparenza dell’informazione ai consumatori, quando ancora un pacco di penne e spaghetti su tre contiene prodotto straniero senza che il consumatore lo sappia. In un anno da luglio del 2015 ad oggi nei porti pugliesi sono stati scaricati oltre 2milioni di tonnellate di grano estero per fare pane e pasta ‘made in Italy’. Sono quadruplicate le importazioni (+315%) dall’Ucraina che è diventato nel 2016 il terzo fornitore di grano tenero per la produzione di pane, mentre per il grano duro da pasta il primato spetta al Canada che ha aumentato del 4% le spedizioni. Il ‘grano giramondo’ ha contribuito a far crollare del 42% i prezzi del grano pugliese che continua così ad essere colpito da una speculazione da 145 milioni di euro che sono le perdite subite dagli agricoltori del ‘granaio d’Italia’ per il crollo dei prezzi rispetto allo scorso anno, senza alcun beneficio per i consumatori”. 

Da pochi centesimi al chilo concessi agli agricoltori dipende la sopravvivenza della filiera più rappresentativa del Made in Italy, mentre dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa del 500% e quelli dal grano al pane addirittura del 1400%. Nel giro di un anno le quotazioni del grano duro pugliese destinato alla pasta hanno perso il 43 per cento del valore mentre si registra un calo del 19 per cento del prezzo del grano tenero destinato alla panificazione. Un crack senza precedenti con i compensi degli agricoltori che sono tornati ai livelli di 30 anni fa, a causa delle manovre di chi fa acquisti speculativi sui mercati esteri di grano da “spacciare” come pasta o pane Made in Italy, per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la reale origine del grano impiegato
“Fare pasta con grano 100% italiano si può – ha aggiunto il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – come ampiamente testimoniato dalla rapida proliferazione di marchi che garantiscono l’origine italiana del grano impiegato al 100%. Parliamo di un percorso che è iniziato nei primi anni della crisi sotto la spinta dell’iniziativa del progetto di Filiera Agricola Italiana (FAI) che si è esteso ad alcune etichette della grande distribuzione da Coop Italia a Iper, ai marchi più prestigiosi quali Ghigi, Valle del grano Jolly Sgambaro, Granoro, Armando, fino all’annuncio dello storico marchio napoletano ‘Voiello’, che fa capo al Gruppo Barilla, che ora vende solo pasta fatta da grano italiano al 100% di varietà ‘aureo’. A pesare sono le importazioni in chiave speculativa che si concentrano nel periodo a ridosso della raccolta e che influenzano i prezzi delle materie prime nazionali anche attraverso un mercato non sempre trasparente”.
Attualmente a livello globale la quantità di grano prodotto più quello stoccato (pari complessivamente a 44,1 milioni di tonnellate) supera abbondantemente i consumi (37,4 milioni). Tutto ciò oltre a mantenere il prezzo del grano basso, fa emergere il giustificato dubbio che parte del grano importato arrivi in Italia con alle spalle già tempi lunghi di stoccaggio. Il pericolo di micotossine nel frumento aumenta dopo i 18 mesi di stoccaggio.
L’Italia – ricorda la Coldiretti – è il principale produttore europeo di grano duro, destinato alla pasta con 4,8 milioni di tonnellate su una superficie coltivata, pari a circa 1,3 milioni di ettari ma sono ben 2,3 milioni di tonnellate di grano duro che arrivano dall’estero e di queste oltre la metà per un totale di 1,2 milioni di tonnellate arrivano dal Canada.