Protect, l’amministratore si difende: “Azienda in crescita. Su di noi troppe falsità”

Vincenzo Giandolfi
Vincenzo Giandolfi

Il sottoscritto avv. Vincenzo Giandolfi, nella sua qualità di legale rappresentante pro tempore ed Amministratore Unico della Protect s.r.l., corrente in Foggia alla Via E. Perrone n. 12, in relazione all’articolo pubblicato sul sito web de “l’Immediato” in data 17.09.2016, intitolato “Licenziato per aver preteso lo stipendio, nuovo affondo del sindacato Usb contro Protect”, con la presente si esercita il diritto previsto dall’art. 8 L. n. 47/1948, chiedendo la pubblicazione della seguente rettifica: “La Protect s.r.l. precisa che è del tutto irrispondente a verità la circostanza che un suo dipendente sia stato ‘licenziato per aver preteso lo stipendio’. Ultimamente, è stato effettuato il licenziamento di una guardia particolare giurata per motivazioni che nulla hanno a che vedere con le eventuali rivendicazioni di carattere economico dell’ex dipendente, né con la sua appartenenza sindacale. Parimenti, falsi sono gli scenari delineati nell’articolo in questione, ove si adombrano ipotesi fantasiose: l’avv. Giandolfi puntualizza che l’Istituto di Vigilanza è saldamente nelle sue mani ed è incedibile, malgrado le offerte di acquisto ricevute da un importante concorrente campano. La Protect s.r.l., come, del resto, la stessa USB ha dato atto nel precedente articolo dell’11 agosto u.s., pubblicato su ‘l’Immediato’, ha provveduto e sta provvedendo a corrispondere quanto dovuto ai dipendenti. L’Amministratore Unico della Protect s.r.l., avv. Giandolfi, è fiducioso che il progetto di crescita aziendale, così come illustrato alle organizzazioni sindacali, abbia piena e repentina attuazione. La Protect ha un ottimo rapporto con tutti i sindacati, specialmente con quelli maggiormente rappresentativi nel settore della vigilanza e nell’azienda stessa. Più che ingerirsi nella gestione dell’impresa, dando improvvide pagelle di incapacità, l’USB farebbe bene a chiedersi la ragione per cui nell’azienda, e nello stesso settore della vigilanza, non riesce da tempo ad avere un numero significativo di iscritti. Evidentemente, le falsità diffuse ed i veleni sparsi non si rivelano strumenti utili all’uopo”.