Si è chiuso con 21 condanne e una sola assoluzione, come anticipato ieri da l’Immediato, il processo d’appello “Decimabis” alla mafia foggiana. La terza sezione della Corte d’Appello di Bari ha pronunciato la sentenza ieri pomeriggio, infliggendo un totale di 112 anni, 3 mesi e 20 giorni di carcere agli imputati, tutti coinvolti nel blitz del novembre-dicembre 2020 contro il racket del pizzo. In primo grado, con rito abbreviato, erano stati condannati a complessivi 169 anni.
Riduzioni e conferme
I giudici hanno ridotto le pene a 16 imputati e le hanno confermate per altri 5. Unica assoluzione per Ernesto Gatta, prosciolto dall’accusa di tentata estorsione (per lui in primo grado erano stati inflitti 2 anni). Nessuno sconto, invece, per i quattro collaboratori di giustizia imputati – Alfonso Capotosto, Giuseppe Folliero, Carlo Verderosa e Patrizio Villani– che si sono visti confermare le condanne.
Tra le riduzioni più significative quella a carico di Pasquale Moretti, figlio del boss Rocco, al vertice del clan omonimo: condannato a 12 anni (contro i 16 in primo grado). Sconto anche per Rocco Moretti junior (figlio di Pasquale), 5 anni per mafia contro i 10 di primo grado: scarcerato per questa vicenda, resta in cella per il processo “Game Over” che lo vede imputato per traffico di droga aggravato dalla mafiosità.
I condannati dovranno risarcire i danni a Comune di Foggia, Regione Puglia, associazioni e imprenditori costituitisi parte civile.
Il cuore del racket
L’inchiesta “Decimabis” è la prosecuzione dell’operazione “Decimazione” del 2018, che aveva già documentato il giro d’affari dei clan della “Società foggiana”: circa 200mila euro al mese, tra estorsioni e cocaina. A confermare il quadro accusatorio sono state intercettazioni e testimonianze di pentiti, tra cui le recenti rivelazioni dei fratelli Ciro e Giuseppe Francavilla, ex capi del clan omonimo.
Il racket colpiva ogni categoria: costruttori, commercianti, ambulanti, imprenditori, benzinai, locali pubblici, pompe funebri e persino spacciatori indipendenti. Le minacce erano chiare: “Ti sfascio le corna”, “se domani non paghi ti rompo la testa”, “stai scherzando col fuoco”.
Le condanne nel dettaglio
Secondo quanto riportato dall’allegato della sentenza, queste le pene inflitte agli imputati:
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Alessandro Aprile, 38 anni: 7 anni e 4 mesi in continuazione con i 12 anni e 8 mesi già inflitti in “Decimazione”
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Michele Cannone, 52 anni: 1 anno e 4 mesi
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Alfonso Capotosto, 40 anni (pentito): 2 anni per usura ed estorsione aggravata
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Emilio Ivan D’Amato, 49 anni: condanna definitiva a 5 anni e 8 mesi
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Tommaso Alessandro D’Angelo, 37 anni: 5 anni
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Giuseppe Folliero, 38 anni (pentito): 3 anni e 4 mesi
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Antonello Frascolla, 32 anni: 5 anni
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Gioacchino Frascolla, 37 anni: 7 anni e 4 mesi
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Ernesto Gatta, 48 anni: assolto
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Domenico La Gatta, 49 anni: 4 anni
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Pasquale Moretti, 45 anni: 12 anni
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Rocco Moretti junior, 25 anni: 5 anni
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Ivan Narciso, 32 anni: 5 anni e 6 mesi
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Benito Palumbo, 35 anni: 5 anni
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Raffaele Palumbo, 38 anni: 5 anni
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Massimo Perdonò, 45 anni: 1 anno e 8 mesi in continuazione con i 10 anni e 8 mesi già inflitti in “Decimazione”
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Francesco Pesante, 34 anni: 6 anni e 6 mesi in continuazione con 10 anni e 4 mesi in “Decimazione”
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Giovanni Rollo, 35 anni: 9 anni e 4 mesi
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Francesco Tizzano, 50 anni: 6 anni, 10 mesi e 20 giorni in continuazione con 14 anni inflitti in “Decimazione”
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Nicola Valletta, 36 anni: 8 anni e 8 mesi
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Antonio Verderosa, 54 anni: 5 anni
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Carlo Verderosa, 40 anni (pentito): 3 anni e 4 mesi
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Patrizio Villani, 45 anni (pentito): 3 anni e 1 mese









