Grano messicano scaricato a Bari, allarme per la pasta made in Italy. “Scriverlo in etichetta”

Ora ci auguriamo che venga anche scritta in etichetta l’origine messicana del grano utilizzato per produrre la pasta e dare ai cittadini la possibilità di fare scelte di acquisto consapevoli.” E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento agli ultimi risultati delle analisi del grano, sul quale era stata rintracciata nel campionamento effettuato dal Corpo forestale dello Stato nel porto di Bari ‘un’indicazione di micotossina’, a cui sarebbe seguita, come annunciato, un’analisi più approfondita effettuata in laboratorio che ha dato esito negativo. “Ringraziamo il Corpo Forestale dello Stato della Puglia per la stretta sui controlli che auspichiamo continuino incessanti e tutte le forze dell’ordine per l’attività di presidio che quotidianamente svolgono che – sottolinea la Coldiretti Puglia – ci ha permesso di scoprire i vorticosi traffici di grano che da Paesi lontani giungono in Puglia per produrre pasta Made in Italy. Ormai – precisa la Coldiretti – un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero senza farlo sapere ai cittadini che potrebbero voler sostenere la produzione regionale che invece a causa della concorrenza sleale rischia di scomparire. Come già stiamo facendo con le più grandi industrie del settore siamo pronti – sostiene la Coldiretti – a collaborare con tutti coloro che vogliono valorizzare il grano, il territorio e il lavoro della Puglia a sostegno dell’economia locale. Vanno affrontate una volta per tutte in maniera drastica tre storture fondamentali che condizionano fortemente l’andamento del settore, quali l’assoluta mancanza di norme che regolano il mercato mondiale, come l’etichettatura di origine obbligatoria e la tracciabilità delle produzioni, le importazioni speculative e il divario dei prezzi corrisposti alla produzione rispetto al consumo”.

E’ il presidente Gianni Cantele, a ribadire la posizione di Coldiretti Puglia dopo i controlli effettuati dal Corpo Forestale della Puglia al porto di Bari sui tir carichi di grano su cui gli agenti della Forestale ha effettuato una prima analisi speditiva delle micotossine attraverso un Kit innovativo, a cui sarebbe seguita, come annunciato, un’analisi più approfondita effettuata in laboratorio per accertare la contaminazione di altre micotossine e la presenza di metalli pesanti, perché è in corso un’inchiesta disposta dalle Procure di Bari e Trani. “Anche oggi a Bari sono ferme due navi con 54 mila tonnellate di grano – continua Angelo Corsetti, direttore Coldiretti Puglia – e altre due arriveranno nelle prossime ore. In poche parole è fatto con grano straniero un pacco di pasta su tre e circa la metà del pane in vendita in Italia, ma i consumatori non lo possono sapere perché non è obbligatorio indicare la provenienza del grano in etichetta. In soli 7 mesi è stato scaricato a Bari 1 milione di tonnellate di grano duro straniero e contemporaneamente i prezzi del grano pugliese sono crollati del 35 per cento rispetto allo scorso anno, da 36 a 24 euro al quintale, su valori al di sotto dei costi di produzione che mettono a rischio il futuro del granaio Italia”.

Per Coldiretti Puglia vanno affrontate una volta per tutte in maniera drastica tre storture fondamentali che condizionano fortemente l’andamento del settore, quali l’assoluta mancanza di norme che regolano il mercato mondiale, come l’etichettatura di origine obbligatoria e la tracciabilità delle produzioni, le importazioni speculative e il divario dei prezzi corrisposti alla produzione rispetto al consumo. Intanto, nello stesso periodo non sono state mai apportate riduzioni di prezzi al consumo di pane e pasta che pure potevano essere fisiologiche nel periodo nel quale veniva ridotto il costo della materia prima. Non solo, nel corso del tempo la forbice si è ulteriormente allargata tra prezzi corrisposti alla produzione e quelli fissati al consumo, tant’è che oggi il differenziale tra grano duro e pasta è di circa 400%, grano tenero e pane intorno al 1.000%. Per la Coldiretti Puglia risulta indispensabile ripristinare e mantenere la fiducia dei consumatori, incoraggiando il loro coinvolgimento nella politica di sicurezza alimentare, garantendo il monitoraggio e la trasparenza in tutta la filiera alimentare e il maggior grado possibile di riconoscibilità delle caratteristiche essenziali dei prodotti, al fine di consentire loro di effettuare delle scelte di acquisto pienamente consapevoli basate su una completa informazione in merito alle caratteristiche dei prodotti.



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