Santi, demoni e intellettuali: Paolo Mieli a Foggia senza retorica né celebrazioni. “Conta la memoria”

Paolo Mieli guarda compiaciuto e sorpreso l’auditorium Santa Chiara di Foggia affollato di persone che nel dibattito gli porranno le domande più disparate: l’unità d’Italia e come avvenne, la “rievocazione delle Foibe”, il sud che compare poco nei Tg e soprattutto per fatti di cronaca nera. Il giornalista rilegge quei passaggi storici e ricalca il concetto di “stereotipo” che non solo i media ma anche gli stessi meridionali a volte contribuiscono a formare.

Presenta il libro edito Rizzoli “L’arma della memoria” il cui ricavato sarà devoluto alla Fondazione Butterfly per aiutare i bambini dell’Africa che non sanno né leggere né scrivere. Mieli spiega perché “arma della memoria contro la reinvenzione del passato” come recita il sottotitolo del libro: “A scuola e all’università si insegna una storia mnemonica che invece è disseminata di angoli e trappole che andrebbero esplorati. La mia generazione ha caricato questa storia in modo ideologico”. L’altra faccia della memoria è quella “celebrativa, della retorica, dei tromboni, dei discorsi che chi legge non sa nemmeno chi li ha scritti. Do un premio di mille euro a chi mi sa riassumere un discorso celebrativo sentito per intero”. Esagera, anche sollecitato dalle domande del pubblico. Il giudizio riguarda tutte le date sul filo della rievocazione, anche quelle obliate da una decennale damnatio memoriae: “Dove si celebra è spesso peggio di dove si esaltano. Un uso corretto della memoria si sostituisce alle armi che sparano perché permette di leggere, di conoscere senza forzature, senza una storia a proprio uso e consumo. C’è del bene nella causa del male e viceversa, la verità rivelata non vale per sempre, un lettore può rimettere in discussione tutto, la ruota si rimette in moto per acquisire altri punti di vista”.

Il risultato di questo confronto è capire se almeno ci si è spostati un po’ da quello che si pensava prima, se ci è venuto un dubbio, se siamo stati messi in crisi senza “esibire le certezze perché chi le ostenta non è sicuro dei propri argomenti. L’esperimento è mettersi a leggere qualcosa avendo ben presente il proprio punto di vista e capire cosa è cambiato, anche un pensiero, un’emozione”. Sia che si cominci con un libro o un saggio o un articolo di giornale.

Il mondo arabo e la Fallaci

Un argomento che si ripromette di affrontare in un prossimo incontro riguarda il conflitto nel mondo arabo. “Ormai sono di casa a Foggia” (terza volta nel capoluogo), dice rivolgendosi alla platea, al presidente della fondazione Banca del Monte Saverio Russo, a Giuliano Volpe, presidente di Apulia Felix e a Luca Vigilante, amministratore unico di Sanità più. 

Si rammarica che il mondo arabo a scuola si studi poco, come ha avuto modo di verificare nelle sue lezioni universitarie. In ogni caso di Oriana Fallaci, dei tanti libri venduti e de “La rabbia e l’orgoglio” pensa che “i lettori abbiano capito prima della sua classe dirigente”, non solo il valore di una grande scrittrice ma anche cosa stava capitando nel mondo. Di Renzo De Felice e della sua ricerca storica contestata dalla sinistra ritiene – e vale anche per la Fallaci – che “non bisogna mai mollare la verità di quelli che hanno combattuto battaglie solitarie. Uno trova lettori ma la società dei colti, il sinedrio lo mette ai margini. Bisogna finirla con questi conformismi e mettere in discussione le nostre certezze senza incolpare solo e sempre la politica che in questi anni ha preso botte, è stata inquisita, che ha disamorato i giovani perché si ruba e non c’è chi la valorizza. Ma i politici cambiano e gli intellettuali sono sempre lì”.

I “demoni” del ventennio berlusconiano

Mieli analizza il “ventennio berlusconiano” e ne contesta la denominazione un po’ sommaria: “Ma in 20 anni non è tutto ascrivibile a Berlusconi, Dell’Utri e ad altri. Il problema è che abbiamo sempre bisogno di un demone, mi chiedo se c’è qualcuno che ha fatto una pausa fra Renzi e Berlusconi, se è andato in vacanza. Prima di dire idiozie su questa nuova stagione fermiamoci e riflettiamo”. Cita ad esempio Francesco Cossiga passato da “nuovo Hitler a nuovo Lenin” della sinistra nella carrellata di “santi e demoni” creata negli anni, quelli dalla guerra fredda in poi in cui “siamo entrati in un inferno perché non usiamo bene l’arma della memoria, più facile da insegnare che l’uso di un kalashnikov”.

Carta stampata e web

Si parla di giornalismo, di carta stampata e di web. “Dicono che la rete è un mondo destinato a sommergere la carta stampata? Magari va bene per i film, per la musica, ma finora il web non ha prodotto un nome che si ricordi e che sta solo su internet ed è autorevole. Ditemi un divo di internet”.  Secondo il presidente di Rcs le tv private nate nel 1976 hanno creato fino ad oggi un “universo con personaggi che si ricordano mentre il web non ha messo a registro nessun principio di autorevolezza, non c’è nessuno che faccia il bello o il cattivo tempo”.

In sala gli ascoltatori provengono dalla società civile impegnata, ci sono cittadini semplici ma anche persone che seguono o partecipano attivamente alla vita politica nel centrodestra o nel centrosinistra. Lo confermano le domande successive alla presentazione del libro.