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Home - L’olio tunisino mette in crisi i produttori in Puglia. “Non rispetta requisiti di qualità”

L’olio tunisino mette in crisi i produttori in Puglia. “Non rispetta requisiti di qualità”

Di redazione
21 Novembre 2015
in Agricoltura
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“Non era infondata la nostra preoccupazione circa i piani della Commissione europea di aumentare in maniera significativa i contingenti d’importazione in franchigia doganale per l’olio di oliva tunisino. Oltre all’accesso di quantitativi immessi sul mercato che andranno certamente a procurare un danno sul fronte commercializzazione e prezzi del prodotto pugliese, è assurda la volontà di allargare la proposta a tutti i tipi di olio di oliva tunisino per cui non devono essere rispettati i requisiti ambientali e fitosanitari rigidi cui i prodotti europei devono attenersi, immettendo sul mercato italiano prodotto di discutibile qualità e sicurezza alimentare e creando una evidente quanto sleale concorrenza”. E’ il Presidente della Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, a commentare quanto emerso nel corso del gruppo di lavoro “Olio di oliva” del Copa-Cogeca, il Comitato delle organizzazioni professionali agricole dell’Unione europea, che ha stigmatizzato ‘la proposta della Commissione europea volta ad accordare alla Tunisia un accesso temporaneo supplementare al mercato europeo con un contingente d’importazione in franchigia doganale di 35.000 tonnellate di olio di oliva all’anno per un periodo di due anni, mentre abbiamo un’offerta sufficiente di un prodotto europeo di qualità sul mercato dell’UE”.
“E’ più che mai urgente togliere il segreto sulle importazioni di materie prime alimentari dall’estero – denuncia il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – perché sapere chi sono gli importatori e quali alimenti importano rappresenta un elemento di trasparenza e indubbio vantaggio per i consumatori e per la tutela del ‘made in Italy’ agroalimentare. Il flusso ininterrotto di prodotti agricoli che ogni giorno dall’estero attraversano le frontiere serve a riempiere barattoli, scatole e bottiglie da vendere sul mercato come Made in Italy. Nel corso dell’ultimo decennio le importazioni complessive di oli di oliva in Puglia sono cresciute più rapidamente delle esportazioni, confermando il sostanziale deterioramento della posizione competitiva della filiera pugliese sui mercati esteri. Le importazioni complessive di oli di oliva ammontano in media a circa 87.000 tonnellate, di contro le esportazioni si aggirano sulle 38.000 tonnellate”.
Gli oli stranieri vengono importati principalmente da Spagna, Grecia e Tunisia, acquistati a prezzi più bassi rispetto al prodotto regionale e utilizzati dagli imbottigliatori per l’ottenimento di blend con oli regionali.
In Puglia si stima per la campagna olivicola 2015/2016 una produzione sui 170.000 q.li (- 8% rispetto alla media) e di qualità eccellente, in particolare la produzione olivicola nelle aree di Bari. BAT e Foggia e una produzione del genere va assolutamente tutelata e messa in protezione rispetto al mercato parallelo di oli d’oliva, provenienti magari da migliaia di chilometri di distanza, spesso sofisticati, spacciati per prodotti di qualità, quando di qualità non sono, utilizzando il marchio ‘made in Italy’, a danno dell’imprenditoria agricola pugliese e dei consumatori. La PLV (Produzione Lorda Vendibile) del comparto olivicolo-oleario è pari al 20% della totale PLV del settore agricolo, per un valore di 600 milioni di euro, così come il comparto partecipa alla composizione del Prodotto Interno Lordo dell’intera ricchezza regionale per il 3%.
Anche dal gruppo di lavoro è emersa la necessità che “siano prese misure per lottare contro la Xylella fastidiosa negli oliveti. Si tratta di una malattia estremamente grave e occorre intensificare la ricerca per eradicarla. In aggiunta, gli agricoltori che devono applicare misure di eradicazione devono ottenere un compenso per le perdite di reddito di modo che possano attraversare questo periodo difficile”.

Tags: ColdirettiolioPugliaTunisiaUe
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