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Home - Olio Igp dal Gargano al Salento, obiettivo creare un brand. Momento storico per la Puglia

Olio Igp dal Gargano al Salento, obiettivo creare un brand. Momento storico per la Puglia

Di redazione
19 Giugno 2015
in Agricoltura
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Storico momento per la Puglia che sui delicati temi della tutela e della promozione dell’olio extravergine di oliva è riuscita a mettere insieme 5 Unioni nazionali e le associazioni di produttori e trasformatori maggiormente rappresentative per un progetto comune e ambizioso, il marchio comunitario I.G.P PUGLIA, che dovrà divenire il ‘brand’ dell’EVO pugliese.
La filiera olivicolo – olearia della Puglia, territorio vocato all’olivicoltura per eccellenza, grazie alle numerose varietà coltivate da nord a sud su un’estensione di circa 400 km, produce a livello nazionale circa il 50% di olio EVO (fonte Sian – MIPAAF).
Nel corso dell’evento, a cui ha partecipato Vincenzo Carrozzino del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, il Comitato Promotore della Indicazione Geografica Protetta ‘Puglia’ per l’olio extravergine, composta dalle Unioni Nazionali UNAPROL, CNO, UNAPOL, UNASCO e AIPO, dalle OP e associazioni di produttori e frantoiani aderenti Associazione Frantoiani di Puglia, Associazione di Produttori PugliaOlive, Oliveti Terra di Bari, Coopolio Salento, Olivicoltori di Puglia, Ajprol Taranto, AproBioPuglia e C.I.Bi. Consorzio Italiano per il Biologico, ha presentato il disciplinare di produzione.
Dal Gargano al Salento, da secoli, il bacino di produzione della Puglia ha enormi potenzialità, a volte inespresse, soprattutto per una scarsa consapevolezza culturale delle qualità intrinseche del prodotto e degli operatori agricoli che tendono a limitarsi solo alla fase produttiva tralasciando le fasi della filiera a più elevato valore aggiunto.

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“La campagna olivicola appena trascorsa – ha spiegato Pantaleo Piccinno, Coordinatore del Comitato Promotore – considerata a livello nazionale come un ‘annus terribilis’, per la presenza della mosca olearia e di altri parassiti letali che hanno falcidiato la produzione nazionale, ha comunque messo in ulteriore evidenza l’importanza della regione Puglia, unica a presentare quantitativi di prodotto italiano utile per i mercati, evidenziano la strategicità e la centralità di questo comparto per la Puglia e l’assoluta necessità di operare un suo sviluppo di natura sia qualitativa che quantitativa”.
Non sono mancate in Puglia azioni speculative perpetrate da grossi frantoi e aziende olearie del centro nord (Toscana, Umbria, Garda, Abruzzo e Marche) che hanno condizionato il mercato delle olive da olio, evidenziando così l’estrema debolezza del sistema pugliese. La storica carenza di programmazione e di un vero sistema di filiera ha riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica un paradosso tutto pugliese: “forti nella produzione, deboli nel mercato…” quest’assioma, per nulla decifrabile e comprensibile, la dice lunga sulla complessità del sistema produttivo vittima di un mercato sempre più in mano ad avventurieri e speculatori. “E’ doveroso precisare che quando si specula bisogna essere in due: chi compra e chi vende…pertanto i nostri operatori pur di avere un riscontro economico immediato sono costretti a disfarsi di un prodotto d’eccellenza che nessuna altra regione italiana può vantare per quantità e qualità”, hanno chiarito i promotori.
E’ evidente che la politica agricola nazionale deve specificare se quella “olivicola” è una filiera strategica e dare risposte su un sistema di controlli che, oltre ad essere caratterizzato da sanzioni minime e inefficaci, non riesce a coprire nemmeno il 10% circa delle frodi totali. E’ opinione diffusa che estendere i controlli alla tracciabilità significa ledere gli interessi delle lobby e delle multinazionali che grazie alle ormai note operazioni di “chirurgia chimica” riescono a mantenere le loro quote di mercato disattendendo tutte le regole e le norme comunitarie in vigore. Queste situazioni hanno reso l’olio d’oliva uno dei prodotti più coinvolti nell’universo delle frodi alimentari.

RESTA IN PUGLIA IL VALORE AGGIUNTO DELLA FILIERA OLIVICOLO-OLEARIA

L’Indicazione Geografica Protetta “Puglia” è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto da olive prodotte solo da oliveti impiantati nel territorio regionale ed ottenuto da impianti di trasformazione, stoccaggio e confezionamento ricadenti all’interno del territorio della regione Puglia.

PAROLA D’ORDINE: CURA DELLE PIANTE E DELLE OLIVE

La fertilizzazione, l’irrigazione e la difesa fitosanitaria debbono effettuarsi nel rispetto dei disciplinari di produzione integrata approvati della Regione Puglia. E’ d’obbligo la raccolta delle olive direttamente dalla pianta, sia essa realizzata manualmente, per il tramite di ausili meccanici di agevolazione (pettini vibranti, sferzatori, abbacchiatori, brucatori) o con scuotitori, mentre è vietata la raccolta delle olive cadute naturalmente sul terreno e quella sulle reti permanenti. I processi di trasformazione consentiti per la produzione dell’olio extravergine d’oliva di cui all’Art. 1 sono esclusivamente di tipo meccanico, realizzati in impianti con sistema di estrazione in continuo per centrifugazione o pressione, dove non si registra alcun trattamento diverso dal lavaggio, dal condizionamento termico delle paste e gramolatura, dalla decantazione, dalla centrifugazione e dalla filtrazione.

CONSUMATORI GARANTITI

Ogni fase del processo produttivo viene monitorata documentando per ognuna gli input e gli output, tracciabilità e rintracciabilità del prodotto attraverso l’iscrizione delle superfici olivetate, dei produttori, dei frantoiani e dei confezionatori. All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine d’oliva ad Indicazione Geografica Protetta “Puglia” deve rispondere a specifiche caratteristiche organolettiche, di colore, olfatto/gustative e chimico-fisiche.

Tags: Colomba MongielloOlio extravergine d'olivaPantaleo PiccinnoPuglia
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