“Macelleria” Don Uva, il “terremoto a Foggia” per coprire debiti e assumere raccomandati. Il sistema del “nano” Azzollini

“Privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite”. La Procura di Trani non ha dubbi sul fine del decreto-legge numero 245 del 2002 (“Interventi urgenti a favore delle popolazioni colpite dalle calamità naturali) portato avanti dal senatore di Molfetta Antonio Azzollini per “scaricare” la massa di debiti sui cittadini contribuenti. Gli oltre 500 milioni di euro (in 10 anni) di buco, per gran parte caratterizzato dall’esposizione verso l’INPS, sono scaturiti da “assunzioni selvagge” gestite perlopiù dal politico di Molfetta e dal suo braccio destro, il biscegliese Angelo Belsito. Il fine era quello di garantirsi un “bacino politico-elettorale inesauribile”, grazie ad un ente con oltre 2000 dipendenti (molti di più se si considerano i fornitori). “Una macelleria”, così come l’ha definita l’ex direttore generale Dario Rizzi, preoccupato per il pericoloso abbassamento della qualità del personale scaturito dalle assunzioni clientelari a scapito della professionalità.

Assunzioni selvagge mentre si licenziava

La sede foggiana
La sede foggiana

Le dichiarazioni di Antonio Nicolino Lo Gatto, ex segretario generale, sono state decisive per ricostruire la “macelleria” Don Uva. “Avevano fatto assunzioni selvagge, ma questo era vero, era assolutamente vero, perché solo dal 2007 al 2010 hanno assunto 260 persone e poi ne hanno messe in mobilità 450. Cioè, voglio dire, non è che si erano limitati alla… a un numero diciamo così, che poteva essere accettabile, no? Tutti quelli che affluivano dal dottor Rizzi, Angelo Belsito e dal senatore Azzollini, venivano subito, come dire, accettati, assunti, venivano ossequiati perché erano imposti dal senatore…”. Ad avere un ruolo decisivo nelle assunzioni, oltre a suor Cesa, Belsito e Azzollini, il management che si è susseguito in quegli anni: da Antonio Albano di Volturino a Giuseppe D’Alessandro di San Marco in Lamis, fino al lucerino Rizzi. Nel dettaglio, sotto la lente degli inquirenti sono finite: 46 assunzioni a Bisceglie durante la direzione di Albano, 23 (6 a Bisceglie, 8 a Foggia e 9 a Potenza) durante D’Alessandro e ben 197 (54 a Bisceglie, 48 a Foggia e 95 a Potenza) durante il “regno” di Rizzi, che assieme a suor Cesa (nel “gruppo di comando” figurava anche l’avvocato Antonio Battianteaveva messo le mani su Foggia e Potenza lasciando libero campo al duo Azzollini-Belsito su Bisceglie. Tra questi figurano i nomi “eccellenti” di Silvia Di Gioia (figlia di Lello), Francesco Coluccino (nipote di suor Marcella), Teresa Belsito (figlia di Angelo) e lo stuolo delle amanti (Vasiljevic legata e Rizzi e Rosalba di Pinto a Belsito). 

“Siffatte assunzioni – viene riferito nei capi d’accusa – in quanto ispirate da logiche clientelari e non rispondenti a reali esigenze occupazionali della CdP – che già nell’anno 2003 aveva proceduto al licenziamento collettivo di 624 dipendenti – contribuivano alla dissipazione delle risorse dell’Ente”. Stessa logica nelle aziende fornitrici: c’è “un elenco di favori che sono stati fatti sempre a Belsito, nella sua rappresentanza al posto di Azzollini. Favori nel senso che lui si presentava, volta per volta, con dei biglietti, oppure con delle proposte tipo, per esempio, l’attività di qualche falegname, di qualche persona che doveva assumere, doveva far assumere presso l’Ambrosia Technologies e quindi voleva l’intermediazione della madre o del direttore generale perché si facessero interpreti della volontà del senatore…”.

“Qua siamo tutti terremotati”

Il "nano" Antonio Azzollini
Il “nano” Antonio Azzollini

La sospensione degli oneri previdenziali (il vero bubbone del Don Uva) all’inizio per legge doveva essere per un anno. Poi le proroghe hanno permesso di reiterare il processo di “decozione” del carrozzone. Tutto grazie ad una norma dello Stato “ad personam” – destinata alle strutture sanitarie con più di 2mila dipendenti, e la CdP era l’unica nel Mezzogiorno – portata avanti dal “nano” (così lo chiama l’avvocato foggiano Antonio Battiante) Azzollini e cucita addosso all’Ente. “La Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza – scrivono gli inquirenti – si è ripetutamente avvalsa di questa normativa, rinviando (e quindi omettendo) i pagamenti ad Equitalia Spa”. Il presupposto è l’evento sismico del 2002 che ha colpito le province di Foggia e Campobasso (San Giuliano), e paradossalmente, dal 2004 in poi, i benefici sono stati “estesi” anziché essere limitati per ragioni oggettive. Per di più, il requisito territoriale avrebbe dovuto premiare i comuni a ridosso del Molise, e non certo la città di Foggia, sede dell’Ente, certamente non toccata dagli eventi sismici.

Persino il vincolo iniziale degli oltre 2mila dipendenti per poter accedere ai benefici, è stato ridotto fino al 2013 (1300 dipendenti) in ragione dei progressivi licenziamenti. L’obiettivo era quello di evitare che il Tribunale potesse avanzare la richiesta di fallimento, “congelando” per 3 anni la massa debitoria, silenziando persino le richieste creditorie dei fornitori: “Le tre ditte più grosse le controlliamo (compresa l’Ambrosia) – dice Belsito in una intercettazione – e non ci fanno la cosa per il fallimento”. Le dichiarazioni rese al Pm danno il senso dell’operazione: “Ci fu il terremoto, non mi ricordo in che anno… che colpì anche Foggia. Per cui ogni qualvolta c’è un terremoto c’è la norma che sospende il pagamento dei contributi. E’ accaduto varie volte. Allora il nostro semplice concetto fu: siccome siamo terremotati per natura, approfittiamo. Anziché limitare questo discorso a Foggia… che poi neanche Foggia aveva avuto tutti questi danni… dice (Azzollini, allora già presidente della Commissione Bilancio, NdR): non lo facciamo solo per Foggia, lo facciamo per tutta la Casa Divina Provvidenza”. In questo modo il “bottino” portato a casa è stato calcolato in 20 milioni di euro ogni anno.